Nazionalista e ribelle
13 Maggio Mag 2013 2112 13 maggio 2013

Berlusconi: dopo Brescia un clima infame come per Craxi

È di queste ore la richiesta di condanna a 6 anni per l'ex Presidente del Consiglio e leader del Pdl Silvio Berlusconi, compresa l'interdizione a vita dai pubblici uffici.

A Brescia c'è mancato un niente che si ripetesse la scena delle famose monetine scagliate nel 1993 contro Bettino Craxi all'uscita dall'hotel Raphael. Nei giorni successivi al suicidio del deputato bresciano Sergio Moroni, siamo nel settembre del 1992, il leader socialista dichiarò: «hanno creato un clima infame».

Puntualmente il 30 aprile del 1993 Bettino Craxi, che si rifiutò di uscire da una porta di servizio dell'hotel, affrontò la folla, piena di odio nei suoi confronti, sommerso da una pioggia di monetine.

Berlusconi oggi si richiama alla vicenda di Enzo Tortora, ma la situazione non è molto diversa da quella vissuta dal suo amico Bettino venti anni fa.

Il clima che è stato creato intorno alla vicenda Ruby ha il sapore di una grande strumentalizzazione mediatica a tal punto che un uomo di equilibrio come l'economista francese Jean Paul Fitoussi interviene per segnalare che un conto è la battaglia democratica contro un avversario politico, un conto è l'odio che si riversa su di esso , per quanto sia discutibile nel condurre la sua vita privata, subendo una vera e propria gogna di piazza pur di sconfiggerlo, pur di annientarlo approfittando di una situazione sociale ormai esplosiva quasi a renderlo l'unico responsabile.

È altrettanto chiaro che di fronte, prima al forte recupero elettorale, poi, grazie alla debolezza della sinistra, al ritorno ai vertici dei consensi che ha ri-portato il centro-destra a veleggiare sul 35% con spinte fin verso il 40%, scateni, contro il suo leader, una vera e propria guerra senza esclusione di colpi.

Se poi si aggiunge che alla luce della recente ri-conferma di Napolitano e la generale consapevolezza di essere entrati, ancor prima della riforma costituzionale, in una Repubblica di tipo presidenziale, ecco che colui il quale, dopo averlo inocato per anni, potrebbe assurgere a quel ruolo grazie a un consenso che oggi sfiora ancora il 40% della volontà degli italiani, rischia di finire addirittura nelle patrie galere.

Che dire...forse l'opinione di Fitoussi fa riflettere, in un paese civile l'avversario politico si dovrebbe combattere sui programmi e non con l'utilizzo di sponde che mirano a delegittimare e a demonizzare, costi quel che costi, il leader di una parte sempre più consistente dell'elettorato che si identifica in lui.

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