Il maleficio del dubbio
14 Maggio Mag 2013 0728 14 maggio 2013

Ruby-Berlusconi, difendiamo l’indifendibile

Leggendo le argomentazioni con cui gli scherani di Berlusconi provano a difendere il capo perfino dall’evidenza, chiunque abbia un minimo di conoscenza giuridica non può che inorridire. Ragionamenti del tipo “se le vittime affermano di non essere tali, allora come può esserci reato?”, denotano nel migliore dei casi un’ingenua ignoranza, nel peggiore una propensione goebbelsiana a ribadire le bugie fino a trasformarle in verità.

E sì che tanti arzigogoli mentali e arrampicate sugli specchi non sarebbero necessari, se Berlusconi potesse difendersi come un imputato qualunque. Se non rischiasse consenso, popolarità, insomma milioni di voti, l’ex premier potrebbe adottare una difesa nel merito delle accuse e non una tecnica che qualcuno aveva già ribattezzato a suo tempo alla Igor (“Gobba? Quale gobba?”).

Potrebbe Berlusconi ammettere che sì, gli piace fare orge con dozzine di diciottenni, cani, nani, circensi, muli, schiavi rivestiti di lattex su cui sfogare una serie di fantasie erotiche talmente lunga da far sembrare il kamasutra un bigino. E sono tutto sommato solo affari suoi. Potrebbe concentrarsi sul fatto che Ruby si è impegnata parecchio per non fargli sapere della sua minore età e che supporre – come sostiene il Pm Boccassini nell’arringa – che Fede glielo debba avere necessariamente detto sia una forzatura. Potrebbe quindi ammettere che la telefonata in questura era quella di un uomo preoccupato di essere preso in castagna quando va a mignotte, che voleva informarsi, ma che non voleva esercitare chissà che indebite pressioni visto che – non sapendo della minore età della ragazza – non voleva nemmeno nascondere un qualche reato in particolare. E via così.

Certo, una difesa di questo tipo potrebbe gettare nello sconcerto una fetta (chissà quanto consistente?) del suo elettorato, ma sarebbe probabilmente più agevole. Sicuramente meno ridicola.

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