Memoriastorica
16 Maggio Mag 2013 1027 16 maggio 2013

Una firma contro gli "stupri correttivi" in Sudafrica

La vicenda della 24enne attivista Lgbt Noxolo Nogwaza, rapita e brutalmente uccisa il 23 aprile di due anni fa, è forse uno dei più noti casi di "stupro correttivo" avvenuti in Sudafrica in tempi recenti. Il "paese arcobaleno" sognato da Nelson Mandela si sta avvicinando al ventesimo anniversario dell'indipendenza e della fine dell'apartheid con una serie di gravi contraddizioni. E' un Paese progressista (i matrimoni omosessuali sono legali e sulla carta esiste una delle Costituzioni più moderne del mondo) ma anche un paese estremamente violento, dove la polizia può sparare su un corteo di minatori facendone strage e dove una spirale di violenza quotidiana attraversa la società, nell’indifferenza generale della stampa e dei governi. Lo stupro “correttivo” come pratica di correzione dell’omosessualità e rieducazione delle lesbiche attraverso rapporti sessuali forzati è una prassi ormai consolidata che sfocia spesso nella distruzione fisica del diverso. Un fenomeno che coinvolge donne sudafricane, non solo povere ed emarginate, ma di colore, spesso ancora adolescenti al di sotto dei 16 anni di età. I dati sono allarmanti, il governo ha promesso, nelle ultime settimane di varare misure concrete per gli autori delle violenze, perché l’assassinio di Nogwaza è solo l’ultimo di una lunga serie, centinaia al giorno negli ultimi dieci anni, spesso con epiloghi tragici.
Amnesty International ha lanciato un appello per chiedere giustizia nel caso di Noxolo e perchiedere pubblicamente la fine della violenza contro le persone Lgbt.

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