THE BLAIR MUM PROJECT: blog di una mamma (e figlia) a Londra
17 Maggio Mag 2013 0756 17 maggio 2013

Fragilità

Questo post e' stato scritto in aereo, sulla tratta Londra-Beeeeeeep, Martedi' 14 Maggio.

In volo. Sopra le nuvole. Quant'è che non scrivevo da quassù. Il posto dove nessuno può raggiungermi, dove raduno i miei pensieri e cerco un po' di spazio per accoglierne altri. Forse anche io dopo aver attraversato cumuli di bianche nubi, troverò il sole e questo splendido cielo azzurro. Quello che pensavo fino a poco fa, sembra non avere più importanza. Mi sentivo sola e fragile, in uno stato di ansia che non mi appartiene. Dispiaciuta di lasciare la mia Viola, l'unica figlia che mi è rimasta, e che ultimamente è così cresciuta tanto da comprendere la profondità del nostro rapporto unico e speciale, assolutamente imprevedibile per la sua tenera età. Riesce ad immedesimarsi e questo mi sorprende molto, mi coglie impreparata e mi fa pensare che la sua vita sarà tanto interessante quanto difficile. La sua curiosità e bontà, il suo saper comprendere i bisogni altrui ed il suo essere saggia, sono qualità rare persino negli adulti e che mai ti aspetteresti da una bambina di 5 anni.
Sento il peso della mia felicità. Il peso di una città che ho scelto e che ho imposto alla mia famiglia, senza riscontrare la medesima gioia che provo io ogni giorno quando mi sveglio e so che qualsiasi cosa io pensi, potrà accadere. Il peso della soddisfazione di poter lavorare bene, in un ambiente stimolante, unico, in lingue diverse, con persone diverse. Il peso di esser felice dei miei progetti professionali, e di quelli personali. Sento il peso di esser felice da sola. E per quanto ancora potrò tirare avanti con gioia e forza, tutti quelli che intorno a me non son contenti? E soprattutto, è giusto che io lo faccia?
Il mio essere profondamente razionale mi dice che si, è giusto continuare a lottare perché un paese che non può offrirti un lavoro, giustizia e democrazia, non è un paese degno di esser vissuto. Perché abbiamo quasi quarant'anni e non siamo più giovani per poterci accontentare del nulla. Lamentandoci. Perché se il mio treno è in ritardo, io perdo ore di lavoro e quindi, soldi, che nessuno mi rimborserà mai. Perché mia figlia sa già leggere e scrivere. Perché forse l'estate dura solo 1 settimana, ma appena esce il sole è gran festa. Perché i parchi sono puliti e si convive con volpi e scoiattoli, papere e cigni. Perché c'è una risposta a tutto, una legge per tutto e nessuna eccezione.
Il mio essere emotiva lo lascio a quando ero più giovane, quando avevo bisogno del sole, degli amici vicini e dei week ends al mare. Il sole è piacevole, ma non necessario. Gli amici sono sempre con me, e non sarà certo la distanza fisica a tenerli lontani. I week end li faccio volentieri alla scoperta di un paese nuovo, ogni angolo della città inesplorato, è un potenziale pezzo di storia da imparare.
Cresco sfamandomi della cultura del cambiamento. Della transizione da un modello culturale e sociale all'altro. Cresco vivendo, cercando. E vorrò cambiare ancora se mi sarà concesso, per esplorare nuovi orizzonti, nuove sfide, nuove persone, nuovi insegnamenti. Accanto a me, la mia famiglia. Una specie di selezione che viene naturale ad un certo punto della nostra vita, quella selezione per cui non hai tempo da perdere in storie e storielle, paure, litigi e battibecchi classici del genere femminile. Non mi appartengono invidia e gelosia, traumi, chiacchiere da bar e umori uterini. Sono diversa. Non migliore. Diversa.

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