Vito Kappa
Kahlunnia
21 Maggio Mag 2013 1417 21 maggio 2013

Pronto? Parlo con il morto?

"Salve parlo con il morto? La chiamo per dirle che alle prossime elezioni può votare &%£$ **$£"£. Mi raccomando sulla scheda blu barri il simbolo del &%$ e scriva "&%£$ **$£"£.".

La chiamata con il morto, che si sappia, non ha mai avuto luogo, ma di lettere ai defunti - in campagna elettorale - se ne vedono a bizzeffe. Molti vedovi preferiscono lasciar perdere. Una piccola minoranza, invece, decide di denunciare alla stampa il fattaccio. Lo scorso febbraio, per esempio, la vedova di Gianfranco Buoso (morto nel 2003) ha deciso di parlare con la stampa locale della missiva che aveva raggiunto il defunto marito. Mittente: Silvio Berlusconi. "Caro Gianfranco, oggi il rapporto di fiducia del cittadino verso lo Stato è in grave crisi...". Al caro Gianfranco, però, del rapporto tra politica e cittadini non gliene poteva frega' di meno. Purtroppo era morto dieci anni prima, per malattia.

Le missive ai morti nell'ultima campagna elettorale sono partite da destra e da sinistra. E in questi ultimi giorni prima delle amministrative se ne vedranno ancora tante. Motivo: "le società che per conto di Pd e Pdl si occupano del mailing usano gli elenchi telefonici, il che è chiaramente vietato dalla legge". "Io stesso", ci dice Fabrizio Pilotto, fondatore di EdiPro, "ne ho le prove". "In occasione dell'ultima campagna elettorale mio padre ha ricevuto lettere da PD e PDL. Purtroppo, però, mio padre è morto. E in quanto tale non risulta iscritto in alcuna lista elettorale pubblica. I suoi dati sono stati presi illegalmente dagli elenchi telefonici".

Dietro questa pratica diffusa - soprattutto tra i big del settore - c'è qualcosa che va oltre la buon anima dei defunti: la concorrenza. "Cemit (Mondadori) e Consodata (Seat) hanno gestito le campagne elettorali di PD e PDL senza rispettare le regole" denuncia il fondatore di EdiPro. "Io, che sono un imprenditore, ho dovuto rinunciare a quello stesso lavoro perché non ero disponibile a usare gli elenchi telefonici di cui si sono illegalmente avvalsi i miei competitor. Questa è non è concorrenza: non è giusto che un imprenditore che vuole rispettare la legge debba essere sfavorito rispetto ad un grande che se ne infischia".

La disciplina vigente, infatti, prevede la liceità della propaganda elettorale attraverso mailing, senza previo consenso del destinatario, in casi ben definiti: quando il destinatario sia stato individuato attraverso liste elettorali pubbliche tenute dai comuni; quando il destinatario sia stato individuato attraverso altri elenchi e registri pubblici (non gli elenchi telefonici); elenchi forniti dagli stessi partiti limitatamente agli aderenti che hanno contatti regolari con il partito.

Le multe per chi non rispetta queste regole sono salatissime: da 30mila a 180mila euro. "Se i cittadini vogliono fargliela pagare cara a chi non rispetta la loro privacy", conclude Pilotto, "denuncino i messaggi illeciti all'Autorità Garante per la Privacy oppure mi scrivano su Twitter (@FabrizioPilott). Così facendo i partiti si sentiranno meno onnipotenti; la concorrenza sarà aperta anche ai più piccoli e avremmo un rispetto della privacy che in questo Paese, di fatto, è ancora ridicolo".

Insomma, l'unico modo per fargliela pagare ai partiti che non rispettano le regole è una e solo una: denunciare.

@vitokappa

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