Marco Sarti
Camera con vista
21 Maggio Mag 2013 1647 21 maggio 2013

Tutti querelano il Cav. La giunta fa gli straordinari

Querelare Silvio Berlusconi va di moda. Non si spiega altrimenti. E così la Giunta per le autorizzazioni della Camera è costretta a fare gli straordinari. L’appuntamento è per domani, alle 13. All’esame della commissione presieduta da Ignazio La Russa ci sono ben quattro domande di deliberazione in materia di insindacabilità per il Cavaliere, relative ad altrettanti procedimenti ai danni del leader Pdl (i fatti risalgono tutti a quando era ancora deputato).

L’ordine del giorno della Giunta è una carrellata delle vicende giudiziarie di Berlusconi. Soprattutto quelle meno conosciute. Ben due procedimenti riguardano la lunga querelle con l’ex governatore sardo Renato Soru. Un procedimento penale pendente presso il giudice di pace de La Maddalena e uno civile presso il tribunale di Cagliari. Entrambi risalgono al 2009, alla trasferta elettorale del Cavaliere sull’isola. Tutti e due fanno riferimento a una serie di comizi che Soru non avrebbe troppo apprezzato.

Un procedimento civile pende presso il tribunale di Brescia. Stavolta è il pm Alfredo Robledo ad aver citato Berlusconi per diffamazione. Al Cavaliere sono stati chiesti 500mila euro di danni per alcune dichiarazioni sul processo Mills. Nell’occasione il leader pidiellino aveva accusato la procura di Milano e «l’ennesimo gravissimo episodio di incontestabile uso politico della giustizia». 

Chiude il quartetto un procedimento civile pendente presso il tribunale di Milano. A querelare il Cavaliere è il magistrato fiorentino Alessandro Nencini, che si è sentito diffamato per alcune frasi pronunciate da Berlusconi nel 2009. Durante l’inaugurazione del treno alta velocità Roma-Milano il leader Pdl si era complimentato con i dirigenti di Impregilo, che aveva realizzato il tratto ferroviario. Sottolineando poi la condanna penale riportata da alcuni di loro per illeciti connessi all’opera. E parlando dell’uso politico di certa magistratura - così riportano i giornali dell’epoca, come «qualcosa di patologico, di una metastasi del nostro Paese».

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