Federico Iarlori
From Paris with blog
22 Maggio Mag 2013 0832 22 maggio 2013

Si suicida a Notre-Dame e Marine Le Pen ne approfitta

Questa volta la crisi non c'entra niente. Ci ho fatto talmente tanto l'abitudine - agli operai, ai piccoli imprenditori, alle persone comuni che si tolgono la vita perché non arrivano a fine mese, - da pensare che anche il suicida di Notre-Dame fosse uno di loro. E invece no. Quello di Dominique Venner, 78 anni, storico e saggista francese che ieri si è sparato un colpo di pistola all'interno della cattedrale più famosa di Parigi, è stato un messaggio politico. E il Front National, il partito di estrema destra alle cui idee Venner era molto vicino, si è precipitato a raccoglierne i frutti, facendone un martire della nazione.

Non si è dovuto attendere molto. Arriva infatti puntuale come un orologio il tweet di Marine Le Pen, leader del FN, che parla di un «gesto notevolmente politico» destinato a «risvegliare il popolo di Francia». Ancora più aulico il commento del padre di Marine e fondatore del partito Jean-Marie Le Pen, che lo paragona addirittura a Pierre Drieu La Rochelle, l'intellettuale collaborazionista che si suicidò nel 1945.

Se è vero che non ci sono dubbi sul valore politico dell'atto di Venner, visto che in un testo pubblicato sul suo blog il giorno stesso del suicidio si augurava «gesti nuovi, spettacolari e simbolici per vincere le sonnolenze, scuotere le coscienze anestetizzate e risvegliare la memoria delle nostre origini», ciò che mi preme sottolineare è come il Front National non perda una sola occasione per portare avanti la sua peculiare strategia della "vittimizzazione". Pensiamo alle ultime presidenziali, quando Marine Le Pen dichiarava in ogni dibattito di non sapere se sarebbe riuscita a raccogliere le 500 firme di sindaci eletti, necessarie per presentarsi alle elezioni, giusto per poter dire che «la Francia non è un Paese democratico». Chissà perché tutti sapevano che ce l'avrebbe fatta all'ultimo secondo, un attimo prima della conclusione della campagna elettorale.

Come se non bastasse, pochi giorni fa Jean-Marie Le Pen ha diffuso la notizia che Marine era caduta in una piscina vuota. Un assist perfetto per fare la vittima in diretta, durante una trasmissione televisiva, e affermare con dignità: «sono dolorante, fa tanto male, ma sono qui a fare il mio dovere». Ed ora ecco un'altra vittima, l'ennesimo combattente morto per la patria, per una Francia che dopo l'approvazione del matrimonio omosessuale, definita dallo stesso Venner sul suo blog «infame», è diventata irriconoscibile.

Mi chiedo come quel centinaio di giovani manifestanti nazionalisti che ieri sera si sono riuniti sul sagrato di Notre-Dame, davanti alla statua di Carlo Magno, intonando fieramente dei canti militari in onore del caduto, non percepiscano il paradosso: il suicidio di un intellettuale settantenne e benestante non è un gesto eroico, ma l'atto disperato di chi non riesce a cambiare le cose con la forza delle idee.

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