Andrea Tavecchio
Fisco e sviluppo
23 Maggio Mag 2013 1627 23 maggio 2013

Sul concordato preventivo ha ragione Micossi, al 100%

Il presidente Squinzi si è scagliato con parole di fuoco, nella sua relazione annuale, contro il nuovo istituto del concordato in continuità – la versione italiana del Chapter 11 americano per la gestione delle crisi d’impresa. La ragione è che il nuovo istituto, entrato in vigore solo l’anno scorso come completamento delle riforma delle procedure fallimentari, consente apparentemente a operatori poco scrupolosi di evitare il pagamento dei debiti dietro lo scudo della procedura, attivata anche quando non se ne verifichino i presupposti.

In realtà, non serve cambiare la legge. Basta richiamare tribunali e professionisti al pieno rispetto della legge, contrastando gli abusi con gli strumenti coercitivi di cui il giudice già dispone. Ricordo che la riforma della legge fallimentare, che ha richiesto quasi un decennio per esser completata, ha allineato il nostro paese alle legislazioni più avanzate in materia. Essa privilegia, nel momento della crisi, la continuità dell’impresa rispetto alla tutela immediata dei creditori; ma anche questi, alla fine, recuperano di più se l’impresa si riprende e ritorna in bonis. Un grande cambiamento culturale, al quale evidentemente gli operatori si stanno aggiustando con qualche difficoltà e anche, siccome siamo in Italia, con una quota di abusi superiore a quel che ci si potrebbe attendere. Ma non gettiamo via il bambino insieme all’acqua sporca, per carità.

Stefano Micossi, presidente Assonime, oggi su Inpiù.net.

Twitter @actavecchio

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook