Simone Paoli
Actarus
25 Maggio Mag 2013 1753 25 maggio 2013

I giornalisti hanno l'omologhite acuta?

Ma cosa succede ai giornalisti italiani, televisivi in particolare? Sembrano vittime di una malattia terribile, la omologhite acuta. Da sempre seguo i talk show (non in maniera maniacale, invero), e mai come nell’ultimo periodo risultano tutti uguali.

Ho già avuto modo in due post di lamentarmi del giornalismo italiano (qui e
qui), ora vorrei puntare il dito sul fatto che ultimamente pare di vedere ovunque la stessa trasmissione.

Lo schema che si ripete imperterrito è sempre lo stesso. Berlusconi ed i suoi guai, Grillo e le sue contraddizioni, e il PD e le sue guerre. Non se ne esce. Gli ospiti (anche quelli senza troppi sforzi di fantasia), sono interpellati su questi argomenti, come se all’ennesima replica potesse uscire finalmente una verità sconvolgente. Ovviamente finiscono sempre e solo con il ripetere le stesse identiche frasi nella migliore delle ipotesi, con il solito litigio o colossali bischerate nella peggiore.

E quando ci sono argomenti/ospiti che meriterebbero più attenzione o spazio, sono relegati immancabilmente dopo aver affrontato i temi base, quando molti spettatori sono già crollati in divano o hanno abbandonato la trasmissione per qualche altro intrattenimento, televisivo o meno.

Chiedo, perché? Possibile che ci sia qualcuno che consiglia che sia meglio affrontare questi argomenti? Eppure la gente vuole sentire parlare di altro, di come si affrontano i problemi dell’economia, del lavoro, delle riforme. E il rapporto con l’Europa? Ci sono tantissimi argomenti che meriterebbero attenzione, con volti, voci ed idee nuove.

Qualcuno dirà che la casta vuole così, in maniera tale che non ci sia attenzione sui problemi veri. O che in questo modo si controllino gli elettori. Io non credo sia così. Non so se sia semplicemente la scelta andare sul sicuro, sia per chi “gestisce” la trasmissione, sia per chi vi partecipa. In fondo così ognuno conosce bene il suo ruolo in commedia e recita a soggetto. Non so se sia per pigrizia, per non dover studiare argomenti e personaggi nuovi. Fatto sta che così non va.

E sulla carta stampata l’andazzo è simile. Tolto qualche editoriale, e a parte i giornali di “opposizione” (che però si ripetono al contrario), anche i quotidiani bazzicano sempre intorno agli stessi argomenti, ognuno col proprio stile, ci mancherebbe.

Sul web va meglio, nel senso che si trovano molte più alternative, volendo cercarle. Ma proprio il fatto che ci sia il metodo per arrivare a così tanti spunti, fa capire quanto omologati siano i canali tradizionali. E quanto poco invece ci vorrebbe per creare trasmissioni diverse per argomenti ed interpreti.

Cari giornalisti, stupiteci. Dimostrate che non siete tutti uguali. Che guardare in serie Piazzapulita, Ballarò, Porta a porta, Servizio Pubblico, In Onda può non essere la stessa cosa. Anche perché, alla lunga, tanto vale guardarne uno solo. Mica punterete a quello, vero?

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