Alessandro Paris
Margini
25 Maggio Mag 2013 2116 25 maggio 2013

Interviste filosofiche-Francesca Romana Recchia Luciani

Continuano le mie interviste a filosofi, in questo caso si tratta della prima filosofa. La conosco solo virtualmente, gestiamo insieme un gruppo su FB, ma molti interessi e problemi mi accomunano alla sua ricerca. Ricordo in particolare un suo libro su Simone Weil: “Simone Weil tra filosofia ed esistenza”- Pensa Multimedia editore, Bari 2012.

Cara Francesca, ti ringrazio per la disponibilità per questa intervista. Puoi presentarti brevemente?


Mi chiamo FRRL, insegno Storia delle filosofie contemporanee all'Università di Bari "Aldo Moro", in realtà da quest'anno il mio corso ha un'altra denominazione che ho preferito: Filosofie contemporanee e saperi di genere. Il mio primo libro era dedicato alla teoria della razionalizzazione di Max Weber, poi nella mia tesi di dottorato mi sono occupata dell'antropologia culturale di derivazione wittgensteiniana e, avendo studiato col filosofo inglese Peter Winch negli States, ho dedicato a lui e al Rationality-debate una monografia. Al mio rientro dagli Stati Uniti avevo tradotto e introdotto un suo volume su Simone Weil e così Simone ha cominciato ad accompagnarmi costantemente nel mio percorso filosofico. Poi ho tradotto e curato il libro di Cornel West sul pragmatismo americano proprio in coincidenza con il mio ingresso come docente di ruolo di Storia e filosofia nella scuola secondaria di secondo grado, lavoro che ho fatto per nove anni, continuando a studiare e a scrivere saggi filosofici anche dopo la nascita delle mie due figlie, Ilaria e Silvia, che ora hanno rispettivamente quasi 14 anni e 12 anni e mezzo. Nel 2004 ho vinto il concorso per ricercatore a tempo indeterminato e così sono passata ad insegnare all'Università, occupandomi di filosofia dei diritti umani, dell'ermeneutica del totalitarismo di Hannah Arendt e della produzione artistica in condizioni estreme (traducendo, curando e introducendo nel 2011 il volume di J. Karas, "La musica a Terezin 1941-45"). 
Ho scritto però anche due saggi pop-filosofici sull'interpretazione di Sex and the City, anche perché ho tenuto per quattro anni un corso di Filosofia nelle arti e nei media, attività, quella dell'insegnamento, che per me si è sempre affiancata, oltre che alla ricerca, all'organizzazione culturale che è consistita nel curare la direzione editoriale di una rivista che si intitola "Post-filosofie", di organizzare convegni e incontri col Seminario Permanente di Filosofia di UniBa e, da ultimo, il Festival dei saperi e delle pratiche delle donne (col Centro di documentazione e cultura delle donne di Bari e con Centro Interdipartimentale di studi sulla Cultura di Genere di UniBa), che quest'anno ha avuto la sua seconda edizione.



Cosa è la filosofia per te?


La mia passione, il primo di molti miei interessi, la mia bussola per orientarmi nel mondo, l'insieme delle mie categorie per interpretarlo, una pratica esistenziale, il mio lavoro, il mio "Beruf", ciò che per Weber è insieme vocazione e professione. Insomma, sono molto fortunata in questo senso, faccio un lavoro che mi piace moltissimo e quello che mi piace di più coincide con la mia professione. È un privilegio di pochi, credo.

Quale credi sia il rapporto tra autobiografia e pratica filosofica?


Per quanto mi riguarda è un rapporto strettissimo. Il mio ultimo libro, uscito nel 2012, s'intitola "Simone Weil. Tra filosofia ed esistenza", e la scelta del titolo risponde alla mia convinzione che la principale caratteristica della riflessione weiliana (che è poi anche la ragione per la quale è una mia filosofa di riferimento) sta nel suo incarnarsi costantemente in pratiche di vita, in una prassi esistenziale che rifugge da ogni astrazione e che risponde ad un impegno costante a far coincidere il pensiero con quel che si fa e con quel che si è. Naturalmente, non è facile, la nostra vita ci mette continuamente dinanzi a scelte e decisioni che ci espongono alla contraddizione, ma questo non significa che si debba smettere di cercare e di trovare, ogni volta che ciò si renda possibile, il punto di tangenza tra il proprio pensiero, i propri valori di riferimento e la vita quotidiana.
E poi fare filosofia è in parte anche un'esperienza di narrazione del sé, nel senso che, se non si limita ad essere puro esercizio accademico o predica moralistica, essa racconta come il pensiero trasforma l'essere umano che fa di essa la sua laica "professione di fede", la sua scelta esistenziale di fondo.

Quale pensi sia la caratteristica principale della pratica filosofica nell'Università italiana?


Penso che sia poco "pratica" e sia fin troppo teorica! Vale a dire, che ci sono dei filosofi e delle filosofe intelligenti e preparate, ma la loro modalità di insegnamento non include generalmente l'allenamento al pensiero, a pensare in proprio, ad elaborare concetti, interpretazioni della realtà, insomma ad esercitare un'attività teoretica in quanto tale. Si privilegia lo studio storico-filologico rispetto a quello di una vera filosofia militante, prassica e trasformativa, in grado di cambiare le soggettività e i mondi che esse abitano.

Stai preparando qualche altro testo?


Sì, sto studiando e scrivendo molto, i miei due filoni di ricerca saranno ancora le pratiche genocidarie dei totalitarismi novecenteschi, con particolare riferimento alle interpretazioni di Hannah Arendt e Primo Levi circa le metamorfosi antropologiche che si realizzano in condizioni estreme, e le filosofie delle donne, in particolare di una grande filosofa rimossa della nostra cultura, Carla Lonzi. In realtà, sono due ambiti euristici che si saldano nel mio impegno politico e culturale, poiché ritengo che la battaglia contro tutte le subalternità e le discriminazioni vada combattuta strada per strada, ogni giorno, con le proprie idee e con i mezzi disponibili. Il mio è la filosofia, come elaborazione teorica e come pratica civile.

Quale libri consigli di leggere, essenziali, per una persona che si interessi di filosofia?


Si tratterebbe senza dubbio di un elenco troppo lungo per farlo qui. E solo per non deluderti ti rispondo che prima di ogni altra cosa occorrerebbe leggere i dialoghi "socratici" di Platone, dal momento che considero Socrate un filosofo gigantesco che traccia una linea di sviluppo del pensiero occidentale irrinunciabile. Ritengo tuttavia che occorra soprattutto avvicinarsi agli studi filosofici non con delle domande preconfezionate, ma con la mente aperta a suggestioni e sorprese, con un pensiero flessibile e poroso che sia disposto a lasciarsi attraversare. Nella maggior parte dei casi, infatti, le tue domande non riceveranno risposte, se non provvisorie, dal momento che la filosofia serve fondamentalmente a formulare correttamente le domande giuste e a seminare dubbi dove campeggiano pseudocertezze, non ad ottenere risposte. 
Accostarsi alla filosofia senza aspettative particolari, ma con il desiderio di imparare continuamente tutto daccapo, di rimettere sempre ogni acquisizione in discussione, anche perché è piuttosto probabile che, come ha detto Wittgenstein, una volta che anche tutti i problemi filosofici fossero risolti (e qui egli si riferisce alle questioni della metafisica), quelli della vita non sarebbero ancora neppure stati sfiorati. La filosofia deve valere come metodo, strumento di riflessione e comprensione, mezzo di apprendimento e di formazione continua, non mitica panacea di tutti i mali. Per quello ci sono le religioni. La filosofia è una modalità laica e razionale di relazione col mondo e con gli altri esseri umani.

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