Il picchio parlante
26 Maggio Mag 2013 1127 26 maggio 2013

Egregio prof Eco, io non ci sto!

Ho letto con stupore quanto dichiarato da Umberto Eco in quel di Burgos e voglio dedicarvi in questa sede, due parole di dissenso. Il celebre professore, che ho imparato ad apprezzare leggendo alcuni suoi scritti e ascoltando i suoi pensieri diverse volte, mentre riceveva una (delle tante) laurea honoris causa in terra spagnola, ha chiosato così:

"L'università torni ad essere solo per le élite. Com'era una volta. Internet ha modificato il rapporto professori-studenti: quest'ultimi reperiscono sulla Rete molte informazioni di cui hanno bisogno."

Per ciò che concerne Internet, ricordo che anche in precedenti interviste, Eco sosteneva la sua importanza ma al tempo stesso ammoniva sulla sua superficialità: spesso infatti (capita anche al sottoscritto, faccio subito outing) Internet ci permette si di arrivare a delle informazioni ma commettiamo l'errore di non andare oltre, ovvero di non approfondire quella tematica. Ciò costituisce senza dubbio un limite, ma facilmente superabile per chi ha "sete (o fame) di sapere". Basta poi aprire un bel libro, andarsi a fare un giro in biblioteca. Non è una pecca difficile da rattoppare.

Sull'accesso alle informazioni, si apre la prima mega critica al professore piemontese. Per fortuna (!) che, oggi come oggi, abbiamo il world wide web, in modo che una grandissima quantità di professori hanno perso una parte della loro importanza/influenza/arroganza. Non voglio generalizzare, ma sul mio cammino universitario ne ho incontrati tantissimi di professori che si credevano gli unici depositari del sapere.

Con la crescente reperibilità delle informazioni in Rete, anche senza andare all'Università, molte persone si sono dotate di una certa cultura in un determinato settore. Il che, non credo costituisca una regressione della società, ma al contrario, un vero e proprio progresso. La conoscenza non si conquista solo a scuola, o se preferiamo, all'Università. Bisogna anche apprendere dalla vita di tutti i giorni, interessarsi a ciò che ci circonda, mettere passione in ciò che si crede. A volte, le informazioni si acquisiscono anche in maniera passiva!

L'università solo per le élite? Perchè no. Mettiamoci poi anche l'assolutismo monarchico, le guerre con i cavalli, le signorie e ci rituffiamo nel Medioevo. Certamente capisco che alcuni corsi di laurea andrebbero rimodulati con il più classico dei numeri chiusi, ma non per questo gli atenei dovrebbero essere ad esclusivo appannaggio di una ristretta (o meglio, ristrettissima) cerchia di individui.

E l'uguaglianza dei diritti, come il diritto allo studio? La mobilità sociale? La possibilità di scegliermi, autonomamente e senza alcun tipo di vincolo, cosa voglio fare "da grande"? Chi dovrebbe decidere su queste situazioni? Capisco che il merito, com'è giusto che sia (o dovrebbe essere) deve essere privilegiato e adeguatamente tutelato, ma chi ci dice che un laureato in giurisprudenza con 80/110 un giorno sarà il miglior avvocato della sua città?

A tutte queste domande non si può chiosare con un (banale) "il sapere alle élite". Per il mio modesto parere, quest'ipotesi rappresenta una regressione dell'intera società. Da secoli vanno avanti battaglie per avere sempre maggiore conoscenza; ora che ne abbiamo a quantità veramente considerevoli, e che l'accesso alla stessa, si sta man mano aprendo a tutto il globo, io, non me la sento proprio di tornare indietro.

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