Alessia Di Consiglio-Levi
Chutznikit
27 Maggio Mag 2013 0854 27 maggio 2013

Better Place addio, muore il sogno dell'auto elettrica

Il sogno di Better Place, la start-up israeliana che voleva rivoluzionare il mondo delle auto elettriche con una rete di stazioni di ricarica e il cambio della batteria in meno di 60 secondi, si è infranto. La società sta per dichiarare bancarotta. Nel round iniziale di investimenti il fondatore e primo AD Shai Agassi era riuscito a raccogliere ben $800 milioni, ma nei quasi 6 anni di vita dell’azienda i debiti hanno superato questa cifra. Trovare nuovi investitori è stato impossibile considerando anche gli obblighi con la Renault, casa produttrice delle auto elettriche modello Fluence. Secondo l’accordo, Better Place avrebbe dovuto vendere 115.000 veicoli entro la fine del 2016, ma dall’anno scorso, quando la vendita è cominciata, solo 2000 vetture sono state acquistate (900 in Israele e il resto in Danimarca). Per risanare l’azienda bisognerebbe raccogliere almeno $500 milioni.

Stazione di ricarica Better Place


Ora oltre al licenziamento di centinaia di lavoratori dislocati in diversi paesi, chi ha già comprato l’auto si chiede cosa farne. Alcuni dei proprietari hanno manifestato vicino Haifa, ma dall’azienda ancora nessuna risposta. Dal 2007 Better Place era riuscita a creare in Israele una rete di stazioni di ricarica e di sostituzione della batteria su scala nazionale. Persino nel parcheggio della mia università c’è una colonnina di ricarica e di auto elettriche se ne vedono in giro abbastanza spesso, almeno nell'area di Tel Aviv.
L’accusa che viene rivolta alla società è di non aver investito abbastanza in pubblicità. Benchè molto attiva sui social network, Better Place non ha saputo presentare la sua idea rivoluzionaria in modo chiaro e su larga scala, in tv o sulla carta stampata. Il modello di business è infatti piuttosto oscuro. A grandi linee si compra l’auto e si prende in leasing la batteria e tutte le ricariche per 4 anni (come comprare insieme all’auto tutto il carburante che consumerete) per un totale di minimo 20,000Km all’anno, una quantità in realtà ragionevole considerando che l’Israeliano medio copre in 365 giorni circa 24,000 Km... ma evidentemente troppo alta per prendere il rischio. Il tutto per un costo di circa €32.000 (se considerate che in Israele le auto costano il doppio che in Italia il prezzo non è poi così alto).
E’ dunque il fallimento dell’auto elettrica in generale o di questa azienda in particolare? Forse iniziare da un paese piccolo come Israele è stato uno sbaglio. O forse il mondo è ancora troppo scettico, impreparato ad accogliere questa rivoluzione e a liberarsi dal petrolio una volta per tutte?

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