L’Ossservatore carioca
27 Maggio Mag 2013 1338 27 maggio 2013

Perché scendi in piazza se a me piacciono le melanzane?

Francia, matrimoni gay, proteste. C'è sempre una parte della notte dedicata ai pensieri, è una specie di abbonamento. Si chiama insonnia, lo so. Ma preferisco considerarla come una scelta mia; fa più bello. Comunque sia, la solita parentesi notturna stavolta l'ho dedicata a quei migliaia di francesi che sono scesi in piazza contro la legge che legalizza il matrimonio tra persone dello stesso sesso, una legge sacrosanta, che arriva in Francia dopo che Paesi come Uruguay, Brasile e molti altri l'hanno già introdotta da tempo. Ma vabbé, in Europa siamo sapientoni, la sappiamo lunga, guardiamo al resto del mondo con la puzza sotto il naso e dunque ci complichiamo la vita.

C'è una roba facile da fare e no! Non la facciamo! Cavolo, sarebbe troppo facile, che gusto ci sarebbe? Tipo in Italia: perché uno per divorziare deve aspettare vari anni quando, come succede in Brasile per esempio, se sei d'accordo con tua moglie, in una mattinata risolvi e sei più felice. E no: qui, anche se sei d'accordo con tua moglie, cioè significa che invece di litigare inutilmente vai già a mangiar fuori assieme, ti mandi mail simpatiche, ti scambi ancora i libri, ti tieni il cane nel weekend se per caso lei deve andare a Riccione con il suo nuovo fidanzato, etc. Qui no: qui vogliono che litighi! Ci vogliono anni e molti soldi agli avvocati, per divorziare. Si vede che il matrimonio, invece che una libera scelta tra due persone libere, è visto come una pena scontata all'Ucciardone, e dunque devi penare, cosa credi, anche quando vuoi che finisca non te la fanno finire.

Torniamo alla Francia. Mi sono chiesto chi sono questi che vanno a protestare contro una libera scelta di qualcun altro. Perché la questione è un po' questa, no?



Cioè questi scendono in piazza per affermare che io non posso mangiarmi la parmigiana di melanzane quando mi gira e anche di sera tardi, e anche due volte al giorno! Sarebbe come se io scendessi in piazza per dire che loro non possono comprarsi una Vespa gialla. Oppure come se mia mamma scendesse in piazza per dire che mia moglie non può farsi i riccioli. O come se mia moglie scendesse in piazza per dire che mio padre non può farsi i colpi di sole. Ma se mio padre, a 83 anni, ha voglia di darsi una rinfrescata al parrucchino, cosa gliele frega a questi qui? Cioè se io mi sposo con il mio restauratore di mobili, perché mai un agricoltore o un oculista di Tolosa se ne dovrebbe avere a male? Cosa gli cambia, a lui, a Tolosa, se io mi sposo con il restauratore?

Mi rigiravo nel piumone (si, siamo a giugno ma si va a letto vestiti come Pippo con la tuta di flanella) e mi domandavo: chi li manda?
Perché, ora, ragioniamoci su: non è possibile che qualcuno davvero possa aver voglia di protestare contro una scelta che riguarda la vita intima, privata, direi quasi metafisica, di altri individui!

Analizziamo le proteste: si scende in piazza contro il carovita che ci azzoppa lo spuntino, contro il lavoro che ci hanno tolto, contro i tagli alla scuola che riducono l'educazione di mio figlio; contro una specifica legge che, faccio per dire, colpisce i produttori di caciotte, e allora i produttori di caciotte si mettono in marcia (di solito portandosi dietro delle caciotte a mo' di esempio) e protestano, per forza, ne va della loro vita! Ma questi qui, questi conservatori, questi moderati (moderati? Bisognerà un giorno parlare di questa parola perché è ben fantasiosa, soprattutto come è usata in Italia), questi qui chi sono?
I giornali liquidano il tutto con la parola destra. Sono gente di destra. Alcuni poi si spingono a dire, parlo dei giornali, che questi rappresentano una gran fetta della società francese. Io mi permetto di avere dei grossi dubbi in merito.

Io qui ci vedo invece la solita malafede di forze politiche che ormai si vedono sempre più tagliate fuori dalla Storia e, come mosche in un bicchiere, boccheggiano contro il vetro, cercando di fomentare la pancia di una parte della società, questa sì, sempre più prigioniera di un racconto semplificato della realtà (affidato cioè a mass-media disperati, alla ricerca del santo graal, l'ultimo click perduto).

In tutti i casi, siamo di fronte una nuova frontiera dell'egoismo contemporaneo: protestare contro i diritti altrui. Aiuto!


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