Alessandro Da Rold
Portineria Milano
30 Maggio Mag 2013 1506 30 maggio 2013

"I carabinieri ci dissero: stuprate Franca Rame"

Dopo la morte dell'attrice Franca Rame si è ritornato a parlare di uno degli aspetti più terribili della vita di questa grande attrice che ha fatto la storia di Milano. E cioè lo stupro che la moglie del nobel Dario Fo dovette subire il 9 marzo del 1973. Ebbene, quella violenza che è stata raccontata dall'attrice in uno spettacolo teatrale fu fatta da un gruppo di neofascisti ma le menti dell'azione furono i Carabinieri della stazione di via Moscova a Milano: lo «Stato» quindi. A confermarlo ci sono le testimonianze dell'ex neofascista Angelo Izzo, ma soprattutto una sentenza di rinvio a giudizio sull'eversione nera su quegli anni, firmata dal giudice Guido Salvini. 

A ricordarlo è stato questa mattina su twitter un veterano della cronaca giudiziaria, Frank Cimini.

Qui di seguito due articoli che raccontano di questa storia di cui nessuno in questi giorni sta parlando.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/02/10/c...

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/12/01/a...

10 febbraio 1998

di GIOVANNI MARIA BELLU

I carabinieri ci dissero: stuprate Franca Rame

ROMA - Furono alcuni ufficiali dei carabinieri a ordinare lo stupro di Franca Rame. L' aveva detto dieci anni fa l'ex neofascista Angelo Izzo, l' ha confermato al giudice istruttore Guido Salvini un esponente di spicco della destra milanese, Biagio Pitarresi. Il suo racconto occupa due delle 450 pagine della sentenza di rinvio a giudizio sull' eversione nera degli Anni 70. La sentenza è stata depositata pochi giorni fa, il 3 di questo mese. Lo stupro avvenne il 9 marzo del 1973, venticinque anni orsono. Un tempo che fa scattare la prescrizione e che garantisce l' impunità alle persone chiamate in causa. Pitarresi ha fatto il nome dei camerati stupratori: Angelo Angeli e, con lui, «un certo Muller» e «un certo Patrizio». Neofascisti coinvolti in traffici d' armi, doppiogiochisti che agivano come agenti provocatori negli ambienti di sinistra e informavano i carabinieri, balordi in contatto con la mala. Fu proprio in quella terra di nessuno dove negli Anni 70 s'incontravano apparati dello Stato e terroristi che nacque la decisione di colpire la compagna di Dario Fo.

Ha detto Pitarresi: «L' azione contro Franca Rame fu ispirata da alcuni carabinieri della Divisione Pastrengo. Angeli ed io eravamo da tempo in contatto col comando dell'Arma». Commenta il giudice Guido Salvini nella sua sentenza di rinvio a giudizio: «Il probabile coinvolgimento come suggeritori di alcuni ufficiali della divisione Pastrengo non deve stupire... il comando della Pastrengo era stato pesantemente coinvolto, negli Anni 70, in attività di collusione con strutture eversive e di depistaggio delle indagini in corso, quali la copertura di traffici d' armi, la soppressione di fonti informative che avrebbero potuto portare a scoprire le responsabilità nelle stragi dei neofascisti Freda e Ventura". Quando, nel 1987, Angelo Izzo parlò per la prima volta di un coinvolgimento dei carabinieri nell' aggressione a Franca Rame, molti non ci credettero: la storia sembrava assurda, e Izzo era considerato, in generale, un personaggio poco attendibile, uno psicopatico sadico: era in carcere per lo stupro-omicidio del Circeo, una delle vicende più atroci della cronaca nera degli Anni 70. Poi i sospetti si erano rafforzati, ma senza determinare l' avvio di una apposita indagine, durante l' inchiesta sulla strage di Bologna quando era stato trovato un appunto dell' ex dirigente dei Servizi Gianadelio Maletti. Raccontava di un violento alterco tra due generali: Giovanni Battista Palumbo (un iscritto alla loggia P2 che poi sarebbe andato a comandare proprio la "Pastrengo") e Vito Miceli (futuro capo del servizio segreto). Il primo, si leggeva nella nota di Maletti, durante la lite aveva rinfacciato al secondo "l' azione contro Franca Rame". Era stata una delle più spregevoli, tra le tante ignobili, commesse dai neofascisti negli Anni 70. La sera del 9 marzo del 1973, nella via Nirone, a Milano, Franca Rame era stata affiancata da un furgone. C' erano cinque uomini che l' avevano obbligata a salire. La violentarono a turno. Gridavano: "Muoviti puttana, devi farmi godere". Le spegnevano sigarette sui seni, le tagliavano la pelle con delle lamette. Una sequenza allucinante, che la Rame avrebbe inserito in un suo spettacolo, "Tutta casa, letto e chiesa". Fu subito chiaro che la violenza contro la compagna di Dario Fo veniva dagli ambienti neofascisti. E infatti, come in quasi tutti i crimini compiuti in quegli anni dai neofascisti, i responsabili non furono scoperti".

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