Asia Files
31 Maggio Mag 2013 1433 31 maggio 2013

Cina, la grande spinta all'urbanizzazione (Pt. 1)

"La cosa più inutile che puoi comprare in Cina è una cartina stradale delle città", commentava con ironia un amico vissuto in Cina per diversi anni.

Inutile perché la città cambia a ritmi frenetici. Se non si riesce a trovare un edificio notato qualche giorno prima, è perché molto probabilmente quell'edificio non esiste più. I residenti si ritrovano spesso a commentare la trasformazione dei grandi centri urbani e il ritrovarsi improvvisamente circondati da grattacieli, sopraelevate e strade a sei corsie.

Tutto questo è successo nell'arco di trent'anni. Uno scenario apocalittico e anonimo, che rischia di omologare le città cinesi allontanandole dalla dimensione a misura d'uomo. Insieme al tessuto urbano, si intaccano anche le tradizioni popolari, i sistemi economici e produttivi locali, l'ambiente e l'ecosistema del territorio.

La grande spinta all'urbanizzazione ha avuto inizio dopo la Rivoluzione culturale con l'esperimento di Shenzhen, una città creata sulle spoglie di un villaggio di pescatori. Da allora, sono seguiti gli altri grandi centri urbani e ora il nuovo piano di urbanizzazione è, agli occhi della leadership cinese, il nuovo motore per trainare l'economia cinese verso lo sviluppo globale.

L'obbiettivo del piano di urbanizzazione sostenuto dalla nuova leadership non sono i già enormi centri urbani: quando si parla di urbanizzazione della Cina non ci si riferisce allo sviluppo di megalopoli, ma ad uno sforzo per promuovere lo sviluppo generale di città di grandi, medie e piccole dimensioni, ci spiega l'economista Zhang Ming. Il termine per esprime questo sfumatura è infatti "chengzhenhua", e non più "chengshihua".

Come il paesaggio urbano cambia a ritmi vorticosi, così il lessico che lo definisce si adegua alla nuova realtà. Si può dire che "urbanizzazione" è la parola del momento, all'attenzione non solo del governo che la sostiene a spada tratta, ma anche di economisti e giornalisti che ne analizzano le implicazioni. Perché il governo si sta impegnando a incentivarne lo sviluppo? Ce lo spiega l'economista Zhu Haijiu.

Lo sviluppo sociale della Cina è entrato in una nuova fase, passando dal soddisfare necessità primarie materiali a soddisfare necessità materiali, spirituali, culturali e riguardanti la salute. […] Non è possibile realizzare questo salto senza urbanizzazione. Per questo, circa dieci anni fa, il governo centrale ha promosso la “costruzione della nuova campagna” e ora promuove “l’urbanizzazione”, spostando l’enfasi dalla “campagna” alla “città”, cosa che riflette una esigenza intrinseca dello sviluppo socio-economico.

Il governo, attraverso l’urbanizzazione, cerca di risolvere un grande problema sociale di lunga data: l’integrazione dei contadini che vengono a lavorare come operai nelle città e quella degli stessi giovani, facendo in modo che questi possano trovare un’occupazione e crearsi una famiglia.

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