Andrea Tavecchio
Fisco e sviluppo
1 Giugno Giu 2013 1221 01 giugno 2013

Con le policy della CGIL manco nel 2076 cresciamo

"Il Piano del Lavoro proposto dalla CGIL si fonda sull’idea di rispondere alla crisi globale e al declino dell’economia italiana attraverso un forte sostegno alla domanda, che avvenga proprio con un piano straordinario di creazione diretta di nuova occupazione, nuovi investimenti pubblici e privati, verso l’innovazione e i beni comuni. A ciò si affianca un’importante riforma delle entrate e della finanza pubblica per liberare le risorse utili e per una restituzione fiscale a vantaggio dei redditi “fissi” (salari e pensioni) e degli investimenti. In quest’ottica si ricompone la crescita verso la domanda interna, investendo nello sviluppo e in quei settori non esposti alla concorrenza internazionale e non direttamente ascrivibili al mercato. Per questa via è possibile recuperare nel medio periodo anche il potenziale di crescita e di sviluppo del Paese precedente alla crisi:" scrive - tra altre cose - la CGIL in un paper che potete leggere cliccando (qui).

L’Italia è un paese di modaioli, questo si sapeva, ma è incredibile come ad essere soggette alle mode siano per prime le idee di politica economica. Nel dibattito attuale sembra che l’Agenda Monti, con tutti i suoi limiti specie in campo fiscale dove ha commesso alcuni errori importanti spaventando il contribuente anche onesto, sia stata una medicina sbagliata, da medici folli che fanno salassi con le sanguisughe per guarire un anemico.

Follia allo stato puro, per chi crede che l’Italia sia imbrigliata da mille ritardi ed inefficienze e che l’Agenda Monti fosse – solo - un primo necessario passo riformista. Tra l'altro a leggerla l'Agenda si trovano tante cose pro crescita anche di settori protetti come le infrastrutture e la PA (project bonds e l'Agenda Digitale ad esempio). Osservando i Paesi industrializzati che riescono ad esprimere la maggior crescita economica ci si accorge di quanto la modernità del sistema fiscale sia strettamente legata alla capacità di attrarre capitali privati ed a gestire bene il pubblico. Come la Germania post riforme della grossa coalizione.

Dobbiamo diventare più competitivi e stare nel mondo, non chiuderci. Le policy da fare sono pro business e a costo zero nell'ottica di favorire gli investimenti privati e l'impresa. Non pro spesa pubblica pagata con debito e tasse.

Twitter @actavecchio

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