Marco Sarti
Camera con vista
3 Giugno Giu 2013 1541 03 giugno 2013

L’Esercito di Silvio? Chi si arruola rischia la galera

L’Esercito di Silvio? Un’iniziativa pericolosa, tanto da rischiare il carcere. Ne sono convinti due deputati di Sinistra Ecologia e Libertà che tre giorni fa hanno presentato un’interrogazione alla Camera.

Sergio Boccadutri e Arturo Scotto non hanno preso bene la trovata dell’albergatore veneto Simone Furlan, ideatore dell’Esercito delle Libertà. La chiamata alle armi dei berlusconiani più incalliti, per difendere il Cavaliere dalla “Guerra dei Vent’anni” a cui la magistratura italiana lo avrebbe costretto, è sembrata un richiamo un po’ esagerato. E così i due parlamentari hanno richiamato l’attenzione del governo sulla vicenda. Citando una legge - ma anche la stessa Costituzione italiana - che potrebbe punire questo tipo di iniziative. Persino con la reclusione.

Il documento ripercorre alcuni passaggi dell’appello, pubblicato sul sito esercitodellaliberta.it. «Ora più che mai occorre non lasciare solo il Presidente Berlusconi. Dobbiamo difendere colui che rappresenta un patrimonio per i moderati italiani, batterci affinché la persecuzione che lo sta colpendo non possa ripetersi nei confronti di nessuno».

Tra il sorpreso e il preoccupato, i due parlamentari di Sel citano il modulo di “arruolamento” proposto dal sito internet. «Dichiaro di volermi arruolare nell’esercito di Silvio per difendere il presidente Berlusconi e combattere al suo fianco la Guerra dei Vent’anni. Di riconoscermi in lui, nel suo pensiero, nei suoi ideali e nel suo operato. Di volermi battere per la libertà, per una Italia libera e democratica».

È solo un’iniziativa goliardica? «L’Esercito della libertà - denunciano Boccadutri e Scotto - è organizzato in reggimenti, diretti da comandanti con una competenza territoriale». Eppure, come ricordano i due, l’articolo 18 della Costituzione italiana proibisce, tra le altre cose, le associazioni che «perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare».

Il decreto legislativo 43 del 14 febbraio 1948, all’articolo 1, è ancora più specifico. «Chiunque promuove - riporta l’interrogazione - costituisce, organizza o dirige associazioni di carattere militare, le quali perseguono, anche indirettamente, scopi politici, è punito con la reclusione da uno a dieci anni».

A rischiare sarebbero anche gli aderenti all’Esercito di Silvio. «Chiunque vi partecipa è punito con la reclusione fino a diciotto mesi. La pena è da uno a cinque anni se è trovato in possesso di armi».

Nessun invito alle forze dell’ordine, certo. L’Esercito di Silvio non è una organizzazione sovversiva. Ma secondo i due parlamentari è meglio tenere d’occhio la faccenda. Tanto da chiedere all’esecutivo «quali eventuali iniziative di competenza intenda assumere al riguardo». Curiosità, il ministro chiamato a verificare la correttezza dell’iniziativa, è il titolare del Viminale. Un certo Angelino Alfano. 

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