Recentwit (Dimmi come twitti e ti dirò chi sei)
3 Giugno Giu 2013 1550 03 giugno 2013

Sua Vanità @AndreaScanzi e lo schermo del retweet

Prima arriva la vanità della sua immagine del profilo, poi i retweet di complimenti e offese dei suoi followers, poi, solo alla fine, arriva lui. Sua Vanità, @AndreaScanzi, più di 70mila seguaci. Non che sia male, ha stile e linguaggio appropriati, ma Lui su twitter non dialoga, ritwitta

Il ritweet è il suo specchio, il ritweet è il suo schermo. Per sua natura il rt dovrebbe essere il riconoscimento, e perciò la condivisione, di un contenuto espresso dagli altri meglio di come lo faremmo noi. Non nel suo caso, che mai lo ammetterebbe. Lui, mi pare, ritwitta per tre ragioni: a. compiacere; b. compiacersi (specchio), c. fingere di incassare con serenità critiche e offese, anche, anzi soprattutto, quando lo feriscono (schermo). Vuole dare così l’idea di chi ci ride su, non ha tempo e non dà peso. Lo ha fatto di recente anche con alcuni suoi più autorevoli - parlano i curricula - colleghi: @pierluigibattis e @antoniopolito.
Gioca così anche su Facebook.

Ho scritto che non dialoga, non è vero. Infatti dialoga: fa domande, obiezioni, confutazioni. Il problema è che se le fa da solo. E’ il suo stile argomentativo anche per gli articoli, il cui tratto distintivo è l’odiosissima divisione delle argomentazioni in punti numerati: vorrebbe dare l’idea di un certo rigore logico, ma rivela, per il lettore più avvezzo, qualche limite di coesione testuale. Fa sempre così, come quando scrive di Grillo, il suo core business: comincia con una critica, un suo presunto ennesimo autogol (la finta critica dovrebbe dargli, crede lui, la patente di terzietà e onestà intellettuale), poi la perifrasi “ma il punto è questo” o cose del genere, a introdurre la vera verità che solo quelli scomodi come lui, con la schiena diritta, hanno il coraggio di affermare (tanto scomodi e con la schiena dritta da essere ospitati, un giorno sì e l’altro pure, in quella scatola del potere che si chiama tv). Quest'ultimo spunto, per la verità, riguarda i suoi articoli sul Fatto e i suoi post su Facebook costantemente linkati. Infatti su twitter, dove oltre alla logica serve la sintesi, non gli riescono capolavori. O almeno, quando ci prova, i risultati sono di questo tipo:

Da stupidario, insomma. Ma la più stupenda è questa, sparata su Facebook: “L'ultima volta che ho sbagliato, se non ricordo male, andava ancora di moda la Lambada”. Ok, inchiniamoci per la benedizione. Ma il pianto più forte mi viene quando scrive che lui non prende lezioni dai nostri politici ma - preparate la pernacchia - da “Fenoglio e Pasolini” - non fatela più per compassione.

Il twit più bello di sempre, però, lo ha scritto un suo follower: “Andrea Scanzi è il tipico prodotto dei tempi di crisi”. Sì, l’eroe tipico di quei momenti, come oggi, in cui manca lo slancio ideale, il pensiero critico non si innalza, la “logica minor” e la semplificazione (nella loro versione da salotto tv, altro che Pasolini) prevalgono e affascinano sotto il peso del disagio incombente. Prevale ciò che funziona, dà impressione di concretezza, se non addirittura, la cosa è più grave, di cultura. Cosa ha risposto a quel tweet? Niente, ha ritwittato.

VOTO 6: E’ una media tra: foto profilo (9), apertura ai followers (4), linguaggio e grammatica (8), gusto dei twit (3).

CONSIGLIO: Il voto è sufficiente. Pensavate che vi avrei consigliato di non seguirlo? Al contrario. Solo scrutando il suo profilo potrete apprezzare quello, irresistibile, del suo suo geniale fake @andreascanzati, che ieri ha tirato fuori questo tweet immenso.

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