Capitalismo e salame
5 Giugno Giu 2013 1349 05 giugno 2013

Occupazioni, ecodeliri e canne: i tipici pregiudizi

Qualche settimana fa sul giornale online “L’intraprendente” diretto da Giovanni Sallusti ho letto un articolo, intitolato “Occupazioni, ecodeliri e canne: il ritratto del perfetto manifestante Zam”, che mi ha molto incuriosito. In questo pezzo, Matteo Borghi, con una precisione schematica, descriveva minuziosamente lo stile del tipico manifestante dei centri sociali. Più precisamente in sei brevi e approssimativi punti veniva rappresentata la personalità e l’ideologia dei manifestanti del centro sociale milanese Zam scesi in piazza per rivendicare la possibilità di occupare un luogo abbandonato da molto tempo.

L’analisi antropologica di questi “tipi umani” eseguita durante la manifestazione, mostra le “caratteristiche peculiari” dei manifestanti dei giorni nostri. Leggendo l’articolo ho notato degli errori secondo me dovuti alla superficialità di conoscenza e ad una mancanza di contestualizzazione. Penso che si tratti di superficialità di conoscenza perché ho avuto come l’impressione che il giornalista abbia indagato la realtà dei centri sociali poco approfonditamente basandosi sulle apparenze (pregiudizi) che creano gli stereotipi. Vorrei riaffrontare la descrizione proposta dal giornalista, precisando qualche punto.

Gli stereotipi tipo:

1) Come riconoscere il manifestatnte: “Veste felpe, specie col cappuccio, e giacche larghe come i pantaloni”, se vedete uno in giro vestito così, state attenti. Se invece vedete uno in giacca e cravatta ben vestito, proprio come il signore che è entrato per rapinare la gioielleria di via della spiga a Milano, state tranquilli, lui è una persona rispettabile. Vorrei aggiungere che il tipico manifestante del centro sociale, per la stagione estiva, veste sandali tipo Birkenstock e porta magliette un po’ scolorite con frasi politiche anti capitalistiche. Scegliere come primo punto di descrivere il modo di vestire è un esempio di superficialità. Ricordo al signor Borghi che l’abito non fa il monaco. Povero Marchionne che veste sempre in modo così sobrio, senza parlare poi di quel piccolo uomo, uno straccione (che camminava pure scalzo), che ha porta l’India all’indipendenza.

2) Il manifestante-tipo è contro la cementificazione: esatto!. Tutti dovremmo essere contro la cementificazione perché in Italia ogni giorno viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calci (288 ettari) e oltre 5 milioni di cittadini si trovano in zone esposte al pericolo di frane e alluvioni che riguardano ben il 9,8 per cento dell'intero territorio nazionale. Anche la Coldiretti ha lanciato un allarmante avviso riguardo le condizioni del nostro paese: «negli ultimi venti anni abbiamo perso il 15 per cento della terra coltivata per effetto della cementificazione e dell'abbandono provocato da un modello di sviluppo sbagliato che ha costretto a chiudere 1,2 milioni di aziende agricole nello stesso arco di tempo». Il rischio in questo caso -denuncia la Coldiretti- è quello di un aumento delle importazioni con effetto sull'ambiente per l'impatto climatico dei trasporti ma anche sulla salute dei cittadini con l'arrivo di alimenti di diversa qualità spesso spacciati come Made in Italy. Il cemento sta distruggendo veramente il nostro bel paese: In Italia ogni giorno si cementificano 100 ettari di superficie libera, tanto che dal 1956 al 2012 il suolo cementificato è aumentato del 166%. Inoltre secondo il dossier del Wwf dal titolo “Terra rubata, viaggio nell’Italia che scompare”: «Le lobby del cemento e del mattone fagocitano tesori naturalistici e paesaggistici - denunciano le due associazioni - terreni agricoli e spazi di aggregazione sociale che non saranno più restituiti all’ambiente e alla collettività: un processo irreversibile e in crescita». Il cemento non produce ossigeno gli alberi si.

3) Concordo nel dire che il tipico manifestante è contro l’Expo 2015. È una lotta che i movimenti sociali portano avanti fortemente. Ma perché i manifestanti sono proprio contro l’esposizione universale?. Molti sostengono che i nuovi 70 mila posti lavorativi creati dalla manifestazione saranno di natura precaria, che si creerà occupazione solo per un limitato periodo di tempo. La Governance autoritaria, viene accusata di imporre il ricatto della precarietà e trascinare l'economia lombarda dentro la spirale del debito. Alla casta viene ricordato come molti dei debiti che gravano sulle casse del comune di Milano derivano dalla bonifica dei terreni inquinati di un’altra speculazione edilizia degli anni passati: quella della zona Fiera.

4) il giornalista scrive: «il manifestante fuma sigarette specie Marlboro rosse». Falso assolutamente falso. Questo è un grosso errore. Il tipico sinistroide del centro sociale non fuma le Marlboro che costano 5,20, ma tabacco popolare specie Golden Virginia o Pueblo. Inoltre non è vero che tutti i manifestanti mischiano il tabacco con sostanze leggere. Seguendo questa sentenza allora si potrebbe affermare che invece i manager della grande finanza di solito tendono a fumare sigaro di specie cubana e usufruire di cocaina per rincorrere i mercati durante le loro stressanti e incerte nottate. Così nascono i luoghi comuni. Vorrei aggiungere che il manifestante del centro sociale è ben consapevole che “comprando tabacco e marijuana sovvenzionano, rispettivamente, grosse multinazionali e criminalità organizzata (i loro principali obiettivi polemici)”. Ed è per questi motivi che molti centri sociali sostengono la liberalizzazione delle droghe leggere sostenendo che la liberalizzazione porterebbe ad un guadagno netto per lo stato e una perdita netta per le mafie.

5)Volevo fornire un po’ di dati al giornalista, per chiarirgli il problema dell’occupazione. Secondo il giornalista del New York Times Robert Neuwirth, nel suo libro “Shadow Cities: A Billion Squatters, A New Urban World” nel mondo ci sono circa un miliardo di persone che vivono occupando: circa un individuo ogni sette (il 14% della popolazione globale). Come dimostrano le ricerche scientifiche nel terzo mondo, l’occupazione è correlata negativamente con la creazione di reddito. Nell a ricerca della dottoressa Erica Field, in Perù, viene dimostrato come l’occupazione diminuisce la forza lavoro (perché si passa più tempo per mantenere la sicurezza informale dell’abitazione) e aumenta il lavoro minorile (poiché i genitori sono costretti a stare a casa per evitare ulteriori occupazioni o sfratti). Nelle periferie peruviane si combatte per avere e occupare un tetto, ovviamente però in Italia è diverso. Ma qual'è l’entità del problema in Italia? Quanti sono gli edifici inutilizzati? Nessuno lo sa con precisione ma una stima dell’Agenzia del territorio (dati 2010) indica che gli immobili “a disposizione” sono pari ad una quota del 11,6% del totale di quelli censiti: ovvero 5,9 milioni (di case vuote). Molti degli spazi occupati sono lasciati al degrado ed in molti casi l’occupazione da vita ad un circuito di cultura e assistenza: come il caso del LeonCavallo o del Forte Prenestino a Roma. In Italia ci sono edifici non utilizzati e allo stesso tempo studenti che sono costretti a pagare 450 euro per una camera singola sia da privati sia dai istituzioni cattoliche. Sarebbe stato interessante parlarne direttamente con i manifestanti e capire il perché l’occupare può considerarsi un valore e non limitarsi a leggere il cartello “reclaim the space”.

6) Si è vero, molti manifestanti sono delusi da Pisapia, ma sicuramente la giunta del sindaco milanese ha portato ad una stabilizzazione della situazione giuridica di alcuni degli spazi sociali milanesi. Come scrive anche il Leoncavallo: «Nel 2011 la giunta del nuovo sindaco Pisapia ha aperto un tavolo tra il centro e la proprietà Cabassi affinché la posizione venga regolarizzata, ma il rinvio di sfratto mensile e la possibilità di sgombero è sempre presente». Dire “Giuliano, ricordati che il tuo vero elettorato restiamo noi" è una giudizio un po’ approssimativo. Nel 2011 Pisapia ha vinto le elezioni comunali (al ballottaggio) con il 55% dei voti cioè con 365.657 voti. Penso che di questi 365.657 voti la maggior parte delle persone non appartengono ai centri sociali, si può facilmente dedurre quindi che l’elettorato di Pisapia non sia principalmente costituito dai centri sociali. Avrei voluto leggere per quali motivi e con precisione quali sono stati i punti elettorali e le promesse che secondo i manifestanti Giuliano Pisapia non ha rispettato.

L’articolo mi è sembrato pieno di stereotipi e pregiudizi. Un articolo che si ferma alle apparenze e che non approfondisce gli aspetti più profondi. Invece di descrivere e giudicare il modo di vestire e le ideologie (magari lette approssimativamente su qualche striscione) penso che sarebbe potuto essere più efficace raccogliere i pensieri e poi eventualmente smontarli e contrastarli punto per punto. Raccogliere le opinioni e non fermarsi all’apparenza e all’approssimazione: i manifestanti non sono tutti così e non sono tutti uguali. Comunque penso anch’io che in molte manifestazioni le persone vadano solo per il clima di manifestazione.

PS: come ricorda Umberto Eco: “Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: «Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu»”.
 

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook