Gianluca Melillo
ItaliAmo
6 Giugno Giu 2013 1205 06 giugno 2013

Breve riflessione sulla politica: da ieri a Renzi

Queste ultime elezioni, dalle politiche alle ultime amministrative, hanno fatto emergere con chiarezza (e per quanto mi concerne anche con un certo grado di preoccupazione) un dato: sempre meno persone si fidano dei partiti e conseguentemente diminuisce vertiginosamente il (già basso) tasso di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, alla politica.

Eclatante il caso, ad esempio, di Marino che si avvia a vincere la battaglia per salire sullo scranno più alto del Campidoglio, al grido di "non è politica è Roma". Come se, ed è purtroppo vero, si potesse vincere una battaglia "politica" (cos'altro è un'elezione ad una carica amministrativa pubblica?) solo remando proprio contro questa "politica".

E quella dell'anti-politica, che cavalcano a dir la verità praticamente tutti, è una deriva assai pericolosa perchè minore è la partecipazione dei cittadini (intendo tutti non solo i pentastellati) maggiore è il rischio di passare da democrazia ad oligarchia e poi chissà.

Ma come recuperare questa perduta fiducia? Come coinvolgere di nuovo gli italiani nella politica?

Innanzitutto credo sarebbe utile cambiare volti e persone, non per mero ricambio generazionale (fin troppo spesso ci ritroviamo con cloni in miniatura dei capi componente di appartenenza) ma per merito, onestà, passione e capacità. Poi immagino dei partiti fluidi, dove per me "fluido" significa aperti, democratici, non cristallizzati su posizioni preconcette ne tanto meno su rendite di posizione.

Penso a dei partiti che diventino case aperte dove analizzare, discutere, confrontarsi, elaborare e proporre progettualità politica. Dove nessuno si senta ospite (per lo più sgradito) bensì "uno di casa".

Ma soprattutto il coinvolgimento passa per la ricerca della partecipazione, che è un tema centrale per riportare gli italiani sia alle urne che (soprattutto) alla quotidiana vita politica. Ed è qui che arriviamo al PD, partito, decimato anch'esso dal disamore (forse meglio sarebbe dire disgusto) dei cittadini verso i partiti ed i suoi rappresentanti, che può vantare quello che ad oggi è sicuramente l'unico leader in grado di cambiare volto (e contenuti) di una politica vecchia e stantia: Matteo Renzi.

Il Sindaco di Firenze, al netto dei gusti (politici) personali, è indubbiamente una novità assoluta del panorama politico nostrano. E' giovane, simpatico, coraggioso, sfrontato, con la parlantina sciolta ed un'ottima capacità comunicativa. Inoltre, particolare niente affatto trascurabile, ha dei contenuti e delle proposte semplici, chiare e che parlano al cuore (ed al portafoglio) degli italiani.

In più è inclusivo, specie rispetto chi non proviene dalle fila degli ex DS o ex margheritini, e ha costruito tutta la sua fortuna (e fama) politica sul concetto di rottamazione di una vecchia classe dirigente politica fallimentare. Tema sentito da ogni cittadino italiano sia esso schierato a sinistra, che al centro oppure a destra...

Ora Renzi ha completato il cerchio progettuale andando oltre la suddetta rottamazione, parafrasando la sua ultima fatica letteraria, e proponendo un Partito nuovo, fluido, plurale, liberale, democratico (davvero) e riformista.

Operazione, alla quale guardano con interesse, curiosità e timore, non solo gli iscritti al PD, ma anche tutti gli altri attori del panorama partitico italiano, che potrebbe rivoluzionare (sarebbe anche l'ora!) l'intero sistema portandolo più vicino ad uno davvero maggioritario e bipolare. Un modello "americano" con un partito più democratico e progressista ed un'altro invece più conservatore e moderato, diminuendo (forse eliminando) al contempo la pletora di inutili micropartitini, spesso solo monopersonali o quasi, che sono una delle grandi iatture della nostra politica.

Per concludere, la vittoria di Matteo Renzi, nella sua battaglia interna al PD, potrebbe cambiare l'interà struttura su cui si basa il sistema partitico (per cui anche politico) italiano. E sarebbe una rivoluzione copernicana nel nostro Paese. Una rivoluzione di cui si sente impellente il bisogno visto che meno di 1 italiano su 3 ormai si reca a votare, e per cui con poco più del 30% del consenso i partiti decidono anche per il restante 70% dei cittadini. Cosa che (personalmente) trovo profondamente, culturalmente, sociologicamente, politicamente, democraticamente sbagliata.

Per tutto quanto brevemente accennato sopra credo che i prossimi mesi saranno fondamentali per il futuro del Paese, che non può prescindere (in un sistema a democrazia rappresentativa) da quello della nostra politica.

Insomma nel prossimo futuro, per dirla con le parole di chi ha fatto la vecchia: "o si fa una nuova Italia o si muore".

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