Gaetano Farina
Leggere il mondo
8 Giugno Giu 2013 2008 08 giugno 2013

Crisi, l'uscita è a sinistra

Il mondo è in bancarotta, di chi è la colpa e come si aggiusta? In Italia come nelle altre nazioni oppositori del capitalismo e scettici della globalizzazione tornano alla carica, puntando il dito contro il pensiero economico unico e, talvolta, prospettando anche possibili soluzioni alternative



Volete avere una risposta sulle ragioni delle crisi economica che attanaglia la nostra quotidianità da una fonte il più possibile libera ed indipendente da ideologismi, interessi privati e corporativi, e non allineata all’europeismo a tutti i costi? Bene, prendete in mano e leggete tutte le illuminanti trecento pagine di Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi che Einaudi ha opportunamente ripubblicato all’inizio del 2013. Il suo autore è un ultraottantenne che ha già dato molto, in termini di contributi scientifici, alle istituzioni accademiche ed alla società in generale, ma che ancora è più lucido e acuto di tanti colleghi decisamente più giovani. Non tutti i vecchi sono da rottamare, alcuni di loro potrebbero rivelarsi grandi saggi, seppur inascoltati. Stiamo parlando del torinese Luciano Gallino, sociologo fra i più lungimiranti in Italia e nel mondo, che ha speso un’intera vita ad analizzare le grandi macchine sociali, culturali ed economiche che, nel tempo, hanno governato la struttura sociale. Si è concentrato soprattutto sui modelli di produzione ed organizzazione del lavoro, inclusi quelli dell’attuale epoca post-fordista basati sulla flessibilità già condannata, senza mediazioni, in tutti i suoi precedenti saggi.

La nuova mega-macchina che Gallino definisce “finanzcapitalismo” ha superato – come spiega in queste pagine - ciascuna delle precedenti, perché in grado di penetrare in tutti i sottosistemi sociali, e in tutti gli strati della società, della natura e della persona, in modo da abbracciare ogni momento della nostra esistenza. Il finanzcapitalismo ha come motore non più la produzione di merci, bensì il sistema finanziario: il denaro viene impiegato, investito, e fatto circolare sui mercati all'unico scopo di produrre immediatamente una maggior quantità di denaro. Un crescendo patologico che ci appare sempre più fuori controllo.

La finanziarizzazione e la globalizzazione sregolata, infatti, costituiscono per Gallino le radici avvelenate della crisi contemporanea. Se è legittimo contare le presunte opportunità che la globalizzazione offre al progresso, Gallino continua a rimarcarne i pericoli, che rischiano di superare di gran lunga gli eventuali benefici quando non si istituiscono delle forme di regolazione sia a livello nazionale che internazionale. Pericoli per la sicurezza umana, nel campo del lavoro e del reddit,o e anche per la coesione sociale, a causa del progressivo divario tra le nuove immense ricchezze e le nuove estreme povertà.

La prospettiva di Gallino è ricollegabile all’altrettanto illuminante Il Ritorno delle Elites di Rita Di Leo, edito da Manifesto Libri. Pubblicato poco prima del 2013, il saggio si focalizza, come si può desumere dal titolo, su quello che definisce il rinnovato primato delle élites economiche, capaci di imporsi, giorno dopo giorno, su quelle politiche e sulla massa dei "governati". Per la Di Leo, infatti, si tratta di un paesaggio cruciale della storia dell’umanità: per la prima volta in assoluto i padroni dell'economia hanno nelle proprie mani il governo della società, lo Stato, il sistema partitocratico e i anche i corpi intermedi. Le elites più forti sono certamente quelle statunitensi che, dalla Guerra Fredda ad oggi, sono riuscite a condizionare anche i modelli culturali europei. Ma l’autrice non può non soffermarsi anche su quelle delle nuove potenze globali quali Cina, India e Brasile. Come quello di Gallino, Il Ritorno delle Elites si rivela un testo irrinunciabile se si vuole tentare di comprendere l’attuale assetto geopolitico ed economico del pianeta.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’anti-liberale Jean-Claude Michea che col suo Il VicoloCieco dell’Economia rafforza la denuncia dei difetti del sistema capitalistico o neo-liberista, identificati come il “peccato originale” da cui derivano l’attuale crisi e tutte le disuguaglianze che minano la base delle strutture sociali di qualsiasi regione mondiale. Non a caso, questo suo ultimo lavoro è pubblicato da Eleuthera, casa editrice di ispirazione anarchica che certamente nutre qualche riserva sull’ordine economico vigente.

Il libro di Michea possiede una chiara matrice politica, poichè condanna senza mezze misure l’assorbimento della Sinistra nel Centro-Sinistra e, quindi, l’adesione (con entusiasmo o come resa) al modello neoliberista. Per l’autore, non possono esistere compromessi: o si sta da una parte o dall’altra. “Il sorpasso del capitalismo, anche da sinistra, è impossibile se se ne condivide l'immaginario essenziale.” Non può esistere un’alternativa reale se anche quella che si definisce ancora “sinistra” si fonda sulla stessa logica e sullo stesso mito dell’accumulazione capitalistica, delle “inflessibili leggi dell'Economia e il miracoloso ruolo della Tecnica”. E, qui in Italia, scatta un riferimento diretto al Partito Democratico che si presta a governare il Paese assieme agli avversari storici e condivide l’accettazione del medesimo “ordine economico” con quelli che dovrebbero essere acerrimi nemici, PDL, Lega e Monti. Michea esorta, allora, ad una rottura radicale con l'immaginario intellettuale della Sinistra che, a partire dal XIX secolo, ha soprattutto funzionato come "religione del Progresso" e si è nutrito di "razionalità" economica.

Molto utile alla discussione sul tema anchela nuova raccolta di saggi proposta da Asterios, una delle case editrici più interessanti del panorama editoriale indipendente. Prospettive della crisi globale, tuttavia, non si limita a narrare e spiegare la crisi del sistema neoliberista, cercando di concepire e promuovere nuove alternative possibili e concrete all'ordine sociale, politico ed economico. Asterios sembra propendere per la fazione degli antieuropeisti, almeno nella proposta dell’interessantissimo La trappola dell'euro. La crisi, le cause, le conseguenze, la via d'uscita”, lanciato sul mercato già nel 2012. I due autori, Marino Badiale e Fabrizio Tringale, indicano la via d'uscita dalla crisi proprio nell'abbandono della moneta unica e dell'Unione Europea, fornendo risposte chiare e puntuali a tutte le principali obiezioni che finora sono emerse nel dibattito pubblico. Non può mancare uno sguardo al sistema politico attuale, visto che Badiale, in una posizione ancora più radicale di Michea, non riconosce forze autenticamente e genuinamente “di sinistra” nello scenario italiano. Per lui, anche la cosiddetta “sinistra estrema” non è “nient'altro che un fattore di confusione, di oscuramento della realtà, di ostacolo alla costruzione di una vera opposizione”. “Si tratta, in sostanza, di piccoli frammenti di ceto politico che devono necessariamente allearsi col centrosinistra per avere posti e cariche, il che è tutto ciò a cui si riduce il loro fare politica” sostiene drasticamente Badiale.

Se il sistema politico (o partitocratrico) appare immobile, la cosiddetta società civile è in grande fermento e numerose spinte “dal basso” stanno cominciando ad attirare l’attenzione anche dei massmedia tradizionali tanto che Andrea Baranes, uno dei principali promotori italiani dell’economia alternativa, è stato ospitato recentemente ad una puntata del programma televisivo di La7 Piazza Pulita. Dal 1999, in particolare, oltre 48 organizzazioni sparse sulla nostra penisola si sono unite nell'iniziativa Sbilanciamoci! per impegnarsi a favore di un’economia di giustizia e di un nuovo modello di sviluppo fondato sui diritti, l’ambiente, la pace. La campagna propone ed organizza ogni anno attività di denuncia, di sensibilizzazione, di pressione, di animazione politica e culturale affinché la politica, l’economia e la società si indirizzino verso la realizzazione dei principi della solidarietà, dell’uguaglianza, della sostenibilità, della pace. Partendo dal presupposto che è necessario cambiare radicalmente la prospettiva delle politiche pubbliche, rovesciando le priorità economiche e sociali, per rimettere al centro i diritti delle persone e la salvaguardia dell’ambiente anziché le esigenze dell’economia di mercato fondata su privilegi, sprechi, diseguaglianze. Sbilanciamo l’Economia, edito da Laterza, tira le somme su quanto realizzato da Sbilanciamoci! e, soprattutto, propone un catalogo delle misure da realizzare per un’economia giusta e “non violenta”. Il volume è curato Mario Pianta e da Giulio Marcon, un altro nome noto, come Baranes, del mondo del non-profit e della finanza etica.

A livello internazionale, invece, paladina di un’economia giusta per il riscatto del terzo equarto mondo, è sicuramente Susan George che ritorna nelle nostre librerie, grazie a Feltrinelli, con Come Vincere la Guerra di Classe. 172 pagine in cui la George snocciola una grande mole di dati sulla crisi economica in atto, con un linguaggio chiaro e divulgativo, che convergono tutti verso una soluzione decisamente inquietante: quella dello smantellamento del welfare e della democrazia stessa…Già l’anno scorso, invece, la stessa autrice - in quel caso grazie a Nuovi Mondi - aveva proposto al pubblico italiano l’ancor più interessante Le loro crisi, le nostre soluzioni. Una carrellata e descrizione di tutti i mali della nostra epoca: povertà, ineguaglianze, un accesso sempre più limitato al cibo e alle risorse idriche, il collasso dei mercati finanziari internazionali e i terribili e inaspettati effetti del cambiamento climatico.

La George – cercando, comunque, di promuovere soluzioni e alternative provenienti dal basso, dai movimenti sociali, dalla società civile, da studiosi ed attivisti indipendenti – spiega qui come e perché ci siamo cacciati in questa situazione, denunciando gli interessi privatistici, di elites ristrette che controllano il mondo. Per lei, gli ostacoli che dobbiamo fronteggiare non sono di natura tecnica, pratica o finanziaria, bensì politica, intellettuale e ideologica.
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