La lezione di vita di Giovanni Floris

8 Giugno Giu 2013 1820 08 giugno 2013 8 Giugno 2013 - 18:20

Giovanni Floris viene intervistato da un canale web molto vicino al Movimento Cinque Stelle. Quella che all’inizio può sembrare una delle tante interviste che si fanno quotidianamente, si trasforma gradualmente in una vera e propria lezione di vita e, se volete, anche una lezione di giornalismo.

 


Dario Pattacini, l’inviato della Web Tv penta stellata, vuole mostrarsi da subito come il cronista d’assalto che non ha paura di nulla. Brandendo il microfono come una clava, Pattacini incalza subito il collega di Ballarò. Non c’è spazio per formalismi e convenevoli, si parte con la Rai politicizzata, per poi chiedere a Floris quanto prende di stipendio. Di fronte ad una domanda imbarazzante per chiunque, Floris non si scompone e con un sorrisetto sardonico fa capire tranquillamente quanto guadagna, ricordando però a Pattacini che la sua trasmissione porta entrate enormi nelle casse della tv di Stato.

 

L’intervistatore sembra soddisfatto ed attacca di nuovo. Chiede a Floris come sia entrato in Rai. Floris tranquillamente risponde: “Per concorso”. Pattacini sfodera di nuovo le armi del cronista-d’assalto e torna alla carica: Floris avrebbe mentito perché Wikipedia (Wikipedia!) parla di un corso di giornalismo e non di un concorso. Floris, con pazienza zen, spiega all’intervistatore che si, è entrato in Rai dopo la scuola di giornalismo ma spiega anche che si poteva accedere a quella scuola solo tramite concorso. È interessante notare la strategia di Floris: ridacchiando sotto i baffi, lascia che Pattacini inveisca moralisticamente sui giornalisti meritevoli rimasti fuori dalla tv per far spazio ai raccomandati, e solo dopo cala l’asso ricondando le modalità con cui si accede alla scuola della RAI di Perugia (la quale alla fine del corso di due anni dava diritto ad entrare automaticamente nella televisione di Stato) e completa lo schiaffo morale dando ragione al cronista: “Si sono d’accordo: in Rai si dovrebbe entrare tramite concorso”. 

E’ la prima figuraccia collezionata da Pattacini: prima regola di una buona intervista è sempre informarsi sull’intervistato, soprattutto riguardo quegli aspetti su cui si vuol mettere in difficoltà l’altro.

Pattacini incassa, forse convinto che sta umiliando Floris, e critica Ballarò per i sondaggi sfavorevoli al M5S e sui temi affrontati dalla stampa quando si parla di grillini: ovvero scontrini e diarie. Se Pattacini vuole far passare l’idea che la stampa sia manovrata in funzione anti-grillina, Floris con astuzia capovolge il gioco e fa presente all’altro che anche Forza Italia all’inizio si comportava seguendo le medesime modalità del Movimento, attaccando prima tutti gli altri partiti e poi tutti i giornalisti. Pattacini non sembra accorgersi che Floris lo sta sostanzialmente paragonando a Libero e al Giornale, ribadendo la sua costituzionale libertà di scegliere i temi che vuole affrontare e viene interrotto accusato di parlare dell’"inesistente sconfitta" del M5S alle amministrative.

Floris, con un sorriso malefico, ricorda che per fortuna esistono le tv di partito che portano avanti le tematiche dei partiti. Come dire, sono un giornalista non faccio la propaganda al vostro partito. Ma Pattacini non intuisce la seconda sberla morale che gli è appena arrivata e si offende perché Floris parla di partito. Floris si corregge e con uno stratagemma parla di “televisione dei militanti” che poi alla fine è la stessa cosa ma questa parola non scandalizza il cronista d’assalto.

Pattacini deve però dimostrare ad ogni costo che Floris è fazioso e gli cita un sondaggio del blog di Beppe Grillo (come se poi questo volesse dire qualcosa) e Floris risponde citando analoghe iniziative fatte da Berlusconi. Allora Pattacini torna ad accusarlo, muovendo freneticamente il microfono: “Lei si sente molto vicino al PD?”

Floris che si sta palesemente divertendo come un pazzo, ridacchiando gli chiede: “Quale PD?” e poi infilza la geniale stoccata che chiude l’intervista: “Ho le mie idee politiche ma questo non mi impedisce di fare il mestiere di giornalista in maniera obiettiva come lei sta facendo”.

Anche qui Pattacini non si accorge dell’ironia e del sarcasmo del collega che gli sta dando un’altra lezione di come si intervista: captare le reazioni e i comportamenti, creare una sorta di empatia fra giornalista e intervistato, prestare attenzione a ciò che dice e a come lo dice perché magari l’intervistato può farsi sfuggire qualcosa che era meglio non dire. Ma Pattacini perso nel suo furore ideologico neanche guarda in faccia Floris, muove nevroticamente il microfono e il corpo, in certi punti neanche ascolta ciò che l’altro dice. Floris invece studia bene l’altro, ne intuisce l’indole e rifila con astuzia frecciatine diaboliche lungo tutti i nove minuti del filmato.

Ma oltre alla lezione di giornalismo, Floris dà anche una bella lezione di vita. Molti  di fronte ad un’intervista così aggressiva, quasi da assumere i toni del processo di piazza, davanti ad accuse costruite sul nulla al limite della diffamazione (come ad esempio il passaggio sulla scuola di giornalismo), avrebbero legittimamente perso la pazienza, si sarebbero innervositi, si sarebbero rifiutati di andare avanti. Forse qualcuno avrebbe anche preso a schiaffi il giornalista. Ma Floris, sa che così facendo passerebbe dalla parte del torto. E invece resta, si presta al gioco, mantiene i nervi saldi e un autocontrollo da cyborg. Incassa le provocazioni sorridendo e con abilità, astuzia e un sorrisetto andreottiano sulle labbra capovolge il duello a suo vantaggio fino alla vittoria finale.