Belfagor
8 Giugno Giu 2013 1016 08 giugno 2013

La non madre specchio di un fallimento

Oh certo, una donna può scegliere di non avere figli perché vuole realizzarsi diversamente, perché ha altro nella testa, perché no. Ma quando, in una certa area anche vasta, una donna su due non ha figli, forse il ragionamento deve cambiare registro. Ci aiuta in questo la sociologa Elena Rosci che in materia ha già scritto due libri, Madri acrobate (2007) e, ora, La maternità può attendere. Intanto si scopre che parlare di "scelta" non è proprio giusto. Sarebbe difficile stabilire quando la decisione è stata presa. La scelta è una non scelta che si prolunga, una scelta rimandata e poi in modo quasi inavvertito abbandonata: "Le donne che non fanno figli spesso si lasciano portare da un giorno per giorno di mancate decisioni. Che conduce all'ineluttabile: la non maternità, appunto". E' quanto spiega Elena Rosci a Rita Querzé del Corriere.

Insomma, nella società che abbiamo costruito e che è stata poi investita dall'uragano della crisi economica, per una maternità felice non c'è tanto posto. Quelle che nonostante tutto si sono cimentate nell'impresa di mettere uno o più figli al mondo si sono ritrovate a incarnare la figura dell'acrobata. Non hanno rinunciato al lavoro in molti casi e hanno dovuto comportarsi come le madri tradizionali di un tempo, tra corredini, dedizione e sacrificio. Altri modelli non sono emersi con chiarezza, mentre ci sono parecchi modi per evitare la prova della maternità:

Le donne con problemi di fertilità o che non hanno mai considerato l'idea di generare sono una minoranza. Più ampia la categoria delle narcisiste, troppo concentrate su se stesse per fare il salto dal ruolo di figlia a quello di madre. Mentre la gran parte delle italiane che non arriva in sala parto, appartiene alle categorie delle «ondivaghe» o delle «ritardatarie». (Rita Querzé)

E se la società che genera le non madri fosse una non società? Un aggregato umano che non si apre al futuro mostra di avere scarsa fiducia nelle proprie possibilità e nel valore dell'esperienza compiuta. Trasmettere una eredità di valori e di conoscenze sarebbe una aspirazione giusta. Restare in rapporto con un mondo che cambia attraverso i figli sarebbe un modo più equilibrato di completare un percorso di vita. Bisognerebbe ripensare i ruoli. E anche rivedere l'organizzazione sociale. Quello dei figli non è solo un problema femminile. Viviamo in un mondo che non è più un luogo possibile di fioritura umana. Non si tratta neppure di scegliere una via rivoluzionaria. Si tratta di tener fede al destino biologico dell'uomo. Anche a costo di cambiare gran parte delle nostre abitudini mentali e pratiche.

Testo di riferimento

L'impossibilità di essere madri: la crisi riporta indietro le donne
Elena Rosci: ci sono aree del Nord in cui il 50% non fa figli
di Rita Querzé, Corriere della Sera 8 giugno 2013

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