Andrea Tavecchio
Fisco e sviluppo
9 Giugno Giu 2013 1726 09 giugno 2013

Cassa Depositi e Prestiti vs Agenda Monti? *

L’Italia è un paese di modaioli, questo si sapeva, ma è incredibile come ad essere soggette alle mode siano per prime le idee di politica economica. A leggere i paper di molti uffici studi e think tank sembra che l’unica speranza per tornare a crescere nel nostro Paese sia utilizzare in modo intelligente le risorse finanziarie di Cassa Depositi e Prestiti (CDP), che dovrebbero essere messe in campo – tra altre cose - per gestire gli scaduti della PA, per il rilancio del settore immobiliare ed ovviamente a supporto delle banche. Le risorse di CDP (viste in partita doppia dei debiti) combinate ad un’Europa diventata meno “cattiva” con l’Italia sul lato fiscale come la nostra salvezza. Nel dibattito attuale sembra che l’Agenda Monti, con tutti i suoi limiti, sia stata una medicina sbagliata, da medici folli che fanno i salassi con le sanguisughe per guarire un anemico. Follia allo stato puro, per chi crede che l’Italia sia imbrigliata da mille ritardi ed inefficienze e che l’Agenda Monti fosse – solo - un primo passo.

E’ fuori dubbio che entrambe le leve (Europa e CDP) se usate in modo intelligente (e prudente) possano essere una tessera utile per ridare fiducia a consumatori ed imprenditori ma sono i privati a cui bisogna far tornare la voglia di spendere ed investire in Italia. Non siamo più negli anni trenta del secolo scorso. Oggi i soldi "veri" li hanno i privati, intesi sia come famiglie che come investitori istituzionali, che possono far tornate a crescere il nostro paese, molto più delle risorse (debiti) della CDP. Per questo sarebbe un cambiamento epocale per il nostro Paese fare delle serie politiche pro attrazione di capitali esteri per una crescita sana e di lungo periodo.

Osservando i Paesi industrializzati che riescono ad esprimere la maggior crescita economica, infatti, ci si accorge di quanto la modernità del sistema fiscale sia strettamente legata alla capacità di attrarre capitali e soggetti non residenti. Alessandro Manzoni ne “I Promessi Sposi” racconta che Renzo, dopo le note avventure, si trasferì a Bergamo perché “Arrivò da Venezia un altro editto, un po’ più ragionevole: esenzione, per dieci anni, da ogni carico reale e personale ai forestieri che venissero a abitare in quello stato. Per i nostri fu vera cuccagna”. Questa dell’attrazione dei capitali e dei cervelli è la strada da percorre anche in Italia.

Come? Un primo passo potrebbe essere fatto emulando la Gran Bretagna dove una persona fisica, per esempio italiana, che decida di trasferire nel Regno Unito solo la residenza, ma non anche il “domicilio” (concetto fiscale che coincide con quello di “dimora permanente”), potrà beneficiare – per 18 anni - dell’esenzione dalle imposte sui redditi e dalle imposte sul capital gain, relativamente ai proventi di fonte estera, e non sarà soggetta ad imposta di donazione e di successione per i beni che si trovano al di fuori del Regno Unito. Una cuccagna, come direbbe il Manzoni, ed infatti questo è il principale motivo per cui nel Regno Unito, o meglio a Londra, vanno a vivere così tanti ricchi da tutte le parti del mondo. Per capire la portata potenziale per il nostro Paese si può immaginare quanti stranieri già abituati a frequentare l’Italia, potrebbero essere interessati ad una legislazione fiscalmente favorevole ed alla fine per il Fisco sarebbe un vantaggio. Più consumi ed investimenti e quindi più gettito.

Un secondo passo per attrarre capitali e ridare fiato al mercato immobiliare sarebbe consentire - come fanno ad esempio in Canada - a chi compra casa - per un importo superiore ad un certo minimo - di accedere ad un percorso facilitato per ottenere il passaporto italiano. Questo fast track per l’ottenimento del passaporto potrebbe essere a vantaggio sia di chi volesse stabilirsi in Italia sia, con alcune clausole di garanzia, di chi già lavora nel nostro Paese.

Per tornare a crescere velocemente e senza fare nuovi debiti bisogna tornare ad attrarre soldi ed idee come la Repubblica di Venezia nel 1600 o come ha fatto il Regno Unito negli ultimi 30 anni, ma in Italia non è più più molto chic citare le policy in voga nella perfida Albione …

twitter @actavecchio

* articolo uscito sul Il Foglio venerdì 7 giugno 2013

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