Massimo Famularo
Apologia di Socrate
9 Giugno Giu 2013 0853 09 giugno 2013

Favole e Numeri, il nuovo libro di Alberto Bisin

L'ultimo libro di Alberto Bisin, Favole e numeri (Egea,2013), costituisce una valida medicina contro le perniciose illusioni italiche (felice definizione coniata da Luca Ricolfi)che dilagano sulla stampa, in televisione e soprattutto vengono generosamente dispensate dai cosiddetti o almeno sedicenti "intellettuali". Posto che l'autore dice cose che in massima parte cose condivido, potrei allegramente abbandonarmi ad una serie di lodi sperticate e di raccomandazioni di acquisto per un testo che obbiettivamente, non solo vale la pena leggere, ma andrebbe acquistato e regalato (qui trovate un aperitivo).


Voglio resistere però a questa tentazione, perché una recensione troppo positiva e acriticamente entusiasta mortificherebbe lo spirito del libro. L'esercizio che effettua Bisin è infatti quello di assoggettare a verifica logica e quantitativa, una serie di tesi tanto largamente proposte da diventare quasi di senso comune, ma mai debitamente argomentate. Dunque, per non commettere un sacrilegio nei confronti nei confronti del dio della logica cercherò brevemente di spiegare perché è estremamente utile, oltre che piacevole, leggere questo libro e non mancherò di evidenziarne alcuni limiti, almeno per quel che mi riguarda.

Il primo motivo, banale, è che alcune cose che si sentono in giro e alle quali purtroppo troppa gente crede sono appunto favole, come dice il titolo; senza scomodare complicate dimostrazioni o tirare in ballo concetti difficili l'autore spiega in modo chiaro ed efficace che alcune tesi non reggono alla prova banale del buonsenso. A titolo di esempio, si può menzionare il "fallimento" dell'economia come scienza perché incapace di prevedere le crisi finanziarie oppure il danno causato dalla globalizzazione ai paesi più poveri. Se facciamo un paragone con la geologia o la medicina, nessuno si sogna di parlare di fallimento di queste scienze, perché non siamo capaci di prevedere con esattezza i terremoti così come nessuno si rivolge a sciamani o stregoni per il fatto che i medici possono proporre diagnosi e terapie diverse di fronte allo stesso caso: l'economia non è una scienza esatta (l'autore traduce letteralmente come "dura") e nel libro vengono chiaramente delineati i limiti di questa disciplina. Quando alla globalizzazione ne ha scritto qualche giorno fa anche l'Economist e il resto lo trovate nel libro.

Il secondo motivo è che il libro ci fornisce un approccio, un metodo, una lente correttiva su come guardare alla realtà e su come e perché scartare quei modelli che provano a rappresentarla in modo logicamente incoerente. Insomma sulla necessità di dubitare, di verificare quanto viene detto. Visto il nome di questo blog potete immaginare perché la raccomandazione su un libro del genere non possa che essere uno strong buy

Il terzo motivo è puramente edonistico: il libro è scritto bene, scorrevole, gradevole alla lettura segue un filo logico ben preciso e mette ordine ricomponendo il mosaico costituito dai numerosi e puntuali interventi scritti dall'autore nel passato.

Tre buoni motivi per leggerlo e realarlo, dunque, ma nessuna critica?

No, il libro ha anche dei limiti e a mio avviso risiedono principalmente nel l'essere talvolta troppo sintetico e nel finire in qualche caso per lasciare perplesso il lettore che non è troppo addentro ad alcune tematiche ad esempio scrive:

La giustificazione dell’obbligo del casco per guidare una moto, invece, dipende da... nulla – non c’è giustificazione solida – quantomeno se l’obbligo si esten- de agli adulti (nessuno sembra aver problemi a esser pa- ternalista coi bambini e i ragazzi).

Io capisco a cosa si riferisce l'autore e ricordo una discussione sul blog noisefromamerika da lui fondato insieme ad altri economisti sulla questione, tuttavia ipotizzo che non sia auto-evidente per tutti che l'obbligo del casco non ha giustificazione, quanto meno non lo è per quelli che detto obbligo hanno introdotto.
Dunque mi sentirei di invitare l'autore a tornare su alcuni passaggi ed esporli in modo più dettagliato e meglio comprensibile per il pubblico più vasto.

Con questo non intendo dire che si tratta di un testo per tecnici, ma solo che talvolta l'autore da per scontato alcuni passagi e che, se da un lato questo potrebbe essere uno spunto per nuovi scritti futuri; dall'altra costituisce anche uno stimolo per il lettore ad approfondire, cercare, porsi delle domande.
Anche la dove andrebbe integrato, dunque, un libro che si basa sul ragionamento critico, sulla messa in discussione di luoghi comuni, risulta stimolante coinvolgente e di sprono per ricercare grazie a i numeri la realtà oltre le favole.

@massimofamularo

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