L’accattone
11 Giugno Giu 2013 0553 11 giugno 2013

Con la chiusura di Virgin Megastore finisce un'epoca

Ricordo una gita scolastica nel 2000 a Parigi d’inverno: il Virgin Megastore degli Champs Elysées ci accolse infreddoliti con un concerto imprevisto dei Coldplay. Era un po’ il simbolo del capitalismo, quello riuscito, culturale, innovativo e alla moda. Un tempio della cultura contemporanea con tre piani di musica, film, libri e fumetti. Tempio irremovibile peraltro: come pensare che un luogo simile, così carico d’importanza anche simbolica, possa veramente sparire dalla via dello shopping per eccellenza? Lanciata nel 1988 dal miliardario britannico Richard Bronson, la catena di negozi Virgin era il simbolo dell’anticonformismo fatto merce. Lo store sugli Champs Elysées è stato a lungo il più grande negozio di dischi del mondo. Vederlo chiudere definitivamente, dopo che il tribunale del commercio ha dichiarato nulle le offerte di riacquisto il 10 giugno (vedi qui un riassunto della storia), rimpiazzato forse da un negozio di vestiti cheap, sarà l’ennesima conferma che le cose stanno cambiando davvero. Generava il 20% degli introiti dell’azienda in Francia (gli equivalenti italiani, inglesi e americani avevano già chiuso). Si dirà che le splendide Feltrinelli italiane, in confronto, godono di ottima saluta e Virgin si è lasciata travolgere dalle vendite on-line senza riuscire a controbattere. Amazon e iTunes sono dei concorrenti sleali (che pagano le tasse in Lussemburgo) e non hanno costi di distribuzione. C’entrano anche gli assurdi prezzi degli affitti sugli Champs Elysées che, ormai, una grande azienda in difficoltà non può più permettersi. Eppure questo fallimento non sembra solo una questione interna al mercato musicale ma il segno di un’epoca che finisce.
Virgin è crollata del 25% tra il 2008 e il 2011. Come anche Fnac e Darty, l’insegna è stata messa in vendita senza trovare acquirenti. Il 13 maggio i negozi parigini annunciavano dei saldi del 50% su tutti gli scaffali e una folla di gente impazzita ha atteso ore prima dell’apertura per arraffare l’arraffabile (e poi rivenderlo su Ebay a un altro prezzo). Gli iPad partivano a 350 euro. Un migliaio di dipendenti sono ora in cassa integrazione.


Da certi punti di vista è un po’ un altro mondo quello che ci aspetta. E chissà che non sia anche meglio. Mentre le grandi catene crollano sotto il peso di Internet, a Parigi, nei quartieri semi-periferici (e con qualche aiutino pubblico, certo), fioriscono delle sorprendenti novità. Sono le piccole librerie di quartiere. Chissà che non sia questo, il nuovo che avanza.

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