Andrea Guarise
ABC. A-Always, B-Be, C-Closing
11 Giugno Giu 2013 0732 11 giugno 2013

Il futuro della progettazione per un giovane geometra

Che il mercato immobiliare, in Italia, e nella maggior parte dei Paesi dell’Europa occidentale sia in uno stato di grossa crisi è ormai ampiamente certificato; e questa crisi colpisce tutta la filiera, dall’edilizia alla progettazione. Ed è proprio su quest’ultimo ambito che vorrei incentrare lo sguardo oggi, non sentendo l’opinione della più celebre archistar, ma quella di un giovane geometra.

Difatti all’interno della mia struttura aziendale, collabora da qualche mese un giovane geometra, Serse Stevan, 21 anni, con cui, di tanto in tanto parliamo della situazione del mercato immobiliare, e soprattutto del futuro. Si fa tanto parlare di giovani, e di futuro: vediamo cosa ne pensano.

Quali sono le difficoltà, soprattutto per chi sta iniziando ora il proprio percorso lavorativo?

Come giovane geometra sono solo da qualche anno all’interno dei meccanismi legati al mercato dell’immobiliare e dell’edilizia, e appena entrato in questo mondo vasto ho iniziato a guardarmi intorno anch’io molto attentamente. Le difficoltà ci sono e con serietà e lavoro duro si possono tutte oltrepassare ma per ora ciò che ho potuto constatare dalla mia breve ma intensa esperienza è che per noi giovani che cerchiamo di immetterci in un mondo così vasto, la sola determinazione e l’impegno non bastano.

In che senso?

Abbiamo bisogno di figure più esperte e competenti che ci permettano di avanzare i nostri primi passi, aiutandoci nell’immediato per poi lasciarci correre con le nostre gambe. Sotto questo punto di vista mi ritengo altamente fortunato avendo al mio fianco persone che mi seguono e mi indirizzano ma penso che sia uno dei pochi casi isolati. Avere punti di riferimento è fondamentale per poter iniziare, poi tocca a noi guadagnarci il rispetto dei professionisti del settore per poter essere competitivi in futuro.

Altri aspetti di difficoltà?

Un altro problema che ritengo sia il caso di migliorare è la poca chiarezza con gli organi amministrativi che sono a contatto con i professionisti che operano nel settore immobiliare, quali enti pubblici, banche etc. che nel corso degli anni hanno organizzato un sistema di modulistica e uffici interni che impediscono a chi dovrebbe usufruire dei loro servizi una chiarezza d’esecuzione, ponendo così dei muri a volte invalicabili, per età, per incompetenza o per disordine e per pareri contrastanti degli uffici stessi.

Come vedi il mercato immobiliare? Dove sta andando?

Il forte problema del mercato immobiliare e di conseguenza della crisi generale che ha colpito il settore e non solo, penso sia imputabile al fatto che nel corso degli anni si è costruito troppo quando non ce n’era bisogno, facendo sì che i danni arrecati negli anni scorsi non si siano riscontrati all’epoca ma si stiano riscontrando ora, danni quantificabili da un punto di vista economico per l’impossibilità di poter usufruire di immobili ormai fatiscenti e lasciati al loro destino e ai danni paesaggistici, sempre più una problematica di livello mondiale e che ci deve porre in una posizione di allerta. A mio avviso il mercato immobiliare deve prevedere un cambiamento radicale per poter rinascere e per poterlo fare deve rinascere dalle proprie ceneri, ovvero riqualificando i vecchi immobili inutilizzati e volgere lo sguardo sui problemi paesaggistici, costruendo sempre più in maniera ecologica ed ecocompatibile.

C’è ancora il “sogno casa” per i giovani?

I giovani d’oggi secondo me sognano una casa di proprietà che gli permetta di raggiungere quell’indipendenza che con l’avanzare dell’età tutti cercano, ma le problematiche maggiori a mio parere risultano che più che gli immobili, manchino le risorse economiche per potersi permettere una casa e ciò in ultima battuta deriva dalla mancanza di lavoro, a causa della crisi o quant’altro. Vedo più tutto questo come un circolo vizioso che stenta a fermarsi. Se mancano le risorse economiche, non si possono comprare case o immobili, se non si comprano immobili il mercato stesso non può proseguire e il meccanismo si inceppa. Forse è proprio tutto il modello che deve essere ripensato: una volta si cercava lavoro vicino a casa, ora, con la crisi economica, prima si cerca un lavoro, dovunque sia, in Italia e nel mondo, e la casa passa in secondo piano.

Veniamo all’argomento scuola: è davvero così lontana dal mondo del lavoro?

Ci sono scuole e scuole. Per quanto riguarda la mia singola esperienza posso dire che ci sono scuole (come gli istituti professionali) che permettono a chi esce da questi istituti con un diploma di saper portare avanti un lavoro senza particolari accorgimenti, se non quelli legati ovviamente all’esperienza che si acquisisce con gli anni; mentre altri istituti (quali quelli tecnici) che prevedono un’istruzione molto meno pratica (lasciando così magari la possibilità ai giovani di poter pensare anche alla strada universitaria) che però risulta lontana dal mondo del lavoro. In poche parole, per impieghi più manuali la scuola forma personale capace, una volta inserito nel mondo del lavoro, di potersi muovere abbastanza autonomamente, mentre per le altre professioni più “intellettuali”, l’inserimento al lavoro con le nozioni scolastiche ti permette solo un approccio che non sia estremamente traumatico ma che ti metta nella condizione di doverti ricavare, attraverso la propria esperienza, i fondamentali per potersi muovere in futuro, rendendo magari più difficoltoso l’inserimento in tempi brevi del giovane e alzando i muri di cui sopra, muri che se non valicati in tempi giusti possono portare all’abbandono della propria strada.

Il futuro della professione, secondo te?

In questo periodo di crisi globale per far sì che la professione prenda nuovo slancio e nuova linfa bisogna fare in modo che noi tutti riusciamo a reinventare il lavoro e la figura del geometra così come viene concepita da persone esterne a questo mondo. Il lavoro se ci si guarda intorno c’è ma dobbiamo saperlo cogliere al volo, riuscendo però a non proporre le solite cose come le classiche case tradizionali in muratura, utilizzando metodi di costruzione ormai superati dalle nuove tecnologie di cui possiamo usufruire sempre di più in grande scala, facendoci cadere in uno stato di monotonia che non può portare niente di buono ma bensì reinventarsi ogni giorno cercando nuove strade e nuovi metodi di lavoro, partendo dalle cose più basilari del nostro sostentamento a quelle più complesse, ri-modernizzando anche il settore dell’edilizia da poter offrire così un’opportunità di lavoro e di vita migliore anche alle future generazioni. Io ci credo.

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