Il prossimo ex-precario
11 Giugno Giu 2013 0049 10 giugno 2013

Tax Freedom Day. E io pago...

Accettereste di lavorare 162 giorni senza uno stipendio? Lo state già facendo.

Non è l'ennesima presa per i fondelli ai danni di qualche ingenuo precario (il mio stipendio zero in realtà dura da ben di più!), ma il tempo che ciascun cittadino italiano ha passato in ufficio, in fabbrica o in cantiere dall'inizio dell'anno solo per pagare il fisco. Secondo i dati della CGIA di Mestre, infatti, solamente a partire da mercoledì 12 giugno inizieremo a lavorare per noi stessi, per mettere da parte qualche euro per le vacanze, un po' di shopping o i pannolini dei bambini. Fino ad allora avremo lavorato esclusivamente per metterci in pari con imposte, tasse e contributi.

È il cosiddetto "Tax Freedom Day" e ogni anno arriva un po' più tardi. Complice l'inarrestabile aumento della pressione fiscale nel nostro Paese, che nel 2013 sfiorerà il 44,4% del PIL (dato record), il giorno della liberazione da 730 e affini è passato dal 27 maggio nel 2005 al 5 giugno negli anni 2008-2010 e 2011 ed è poi avanzato fino al 10 giugno l'anno scorso. Era il 1980 quando in Italia nasceva il Sistema Sanitario Nazionale, Umberto Eco pubblicava "Il nome della Rosa" e nei cieli sopra Ustica si consumava una delle pagine più oscure della storia recente. Bene, fa riflettere pensare che allora la pressione fiscale era del 31,4% sul PIL, 13 punti esatti in meno di oggi.

Con un incremento del genere dei quattrini che, a vario titolo, dobbiamo tirar fuori dalle tasche, ci si aspetterebbe un pari miglioramento dei servizi pubblici per i quali detti quattrini dovrebbero essere utilizzati. Così non è per la nostra nazione, agli ultimi posti in Europa nella classifica di efficienza della Pubblica Amministrazione, ma medaglia d'oro del Vecchio Continente per quanto riguarda il "Total Tax Rate", l'indice che somma le imposte sul lavoro, sui redditi d'impresa e sui consumi, arrivato a toccare quota 68,3%.

Tanto per capire la gravità della cosa, basti pensare che la Germania è ferma al 46,8%, la Spagna al 38,7, il Regno Unito al 35,5. Peggio di noi solo l'Uganda come diceva Gaber? No, anzi, laggiù il Total Tax Rate è al 37,1%. Peggio di noi solo 14 stati al mondo, tra cui l'irreprensibile Tajikistan (84,5%), il solidissimo Gambia (283,5%) e l'unanimamente riconosciuta quadrupla A Repubblica del Congo (339,7%).

Ritornando al 12 giugno, in realtà l'Italia non è l'ultimo Paese europeo a far festa. Dopo di noi celebreranno la liberazione dalle tasse l'Olanda, l'Austria, la Germania e la Francia a luglio, mentre Belgio e Ungheria dovranno aspettare fino ad agosto.

A calmare i facile entusiasmi ci pensa però una considerazione. Il risultato è stato ottenuto confrontando la media del Pil giornaliero con il gettito di gabelle e contributi vari da versare nelle casse pubbliche, ma, checché ne dica il sig. Berlusconi, nel Prodotto Interno Lordo italiano è considerata per convenzione internazionale una quota relativa all'economia sommersa. Se quindi volessimo capire quando cade il Tax Freedom Day per tutti i contribuenti onesti al netto degli evasori dovremmo sottrarre quell'importo e preparaci ad una brutta sorpresa: la data slitterebbe tristemente al 16 luglio, addirittura oltre la metà dell'anno solare.

E io pago...

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