Saro Capozzoli
Bussola cinese
12 Giugno Giu 2013 1718 12 giugno 2013

Datagate... in versione cinese

Era la fine degli anni ’90 e vivevo a Pechino prima di trasferirmi a Shanghai dove ancora risiedo. Nel mio ufficio di Pechino spesso capitavano testi da tradurre dal cinese all’Italiano o Inglese e viceversa, e sperare di avere una traduzione corretta, affidabile e a costi ragionevoli, era sempre un’impresa.

Un giorno, una mia amica mi offre l’aiuto di un suo conoscente che lavorava fuori città che, a suo dire, era molto bravo a tradurre e velocemente. Dovevo semplicemente mandargli i testi via email o via corriere e ci avrebbe pensato lui. La cosa mi interessò molto. Lo incontro, mi piace e gli do fiducia, gli posso fare il mio materiale da tradurre. Mi sembrava sveglio e molto serio e gli affido un documento di un bando di gara cinese di 50 pagine da tradurre in Inglese urgentemente. Il giorno dopo, verso sera, mi arriva il documento via email tradotto, finito e perfetto !!! Resto a bocca aperta. Mi chiedovo: come sia stato possibile in così poco tempo? Gli faccio i complimenti, lui neanche mi risponde. Pago e mi rendo conto che il costo fosse solo un terzo di quello che avrei dovuto pagare tramite un’agenzia specializzata.

Da quel giorno, tutte le traduzioni voluminose di ogni tipo le spedivo via mail al mio volenteroso traduttore “remoto” e restavo sempre più sorpreso per l’estrema velocità nel farle e per la qualità del lavoro ricevuto…
Da notare che in quegli anni, mi riferisco al periodo 1997-1999, non esistevano i traduttori on line, eravamo agli albori del web come lo conosciamo noi. Eravamo ancora nell’era del fax e del corriere espresso per i documenti.

Prima del mio trasferimento a Shanghai, e dopo tante e tante traduzioni fatte anche in lingue particolari come il tedesco, il greco e altre ancora, a fatica (dato che era sempre riluttante a venire in città) riesco a rivedere il mio corrispondente “linguistico” e cerco di carpirne il segreto. Dal principio lui si mostra non interessato ad approfondire l’argomento, ma poi, dato che ero partenza, si apre e mi racconta tutto.

Lui faceva parte di un gruppo speciale di militari cinesi che venivano istruiti per essere mandati nelle ambasciate e consolati attorno al mondo con varie funzioni, in particolare per garantirne la sicurezza e altro, ma anche per capire meglio che cosa accade nei vari paesi. Molti di questi militari erano poliglotti per vari motivi: per formazione ma anche per essere cresciuti all’estero.

Il “traduttore” mi racconta quindi del suo attuale ufficio, una struttura enorme a 70 km da Pechino con alcune centinaia di militari, quasi tutti rientrate dall’estero come lui, occupati giorno e notte ad una attività particolare: ascoltare le telefonate degli stranieri….. Resto di sasso. E trovo quindi la conferma che esisteva effettivamente una struttura atta a monitorare le telefonate a random, e in più di 47 lingue, dalle più comuni alle più esotiche.

In gran parte si monitoravano i telefoni fissi e i fax delle utenze straniere. I cellulari avevano solo da poco fatto capolino in Cina e non erano forse ancora oggetto di attenzione. Ecco che alla fine mi rivela il segreto delal velocità delle traduzioni: mentre i militari aspettavano annoiati di ascoltare con le cuffie le conversazioni, questi, tra una telefonata e l’altra, passavano il loro tempo a tradurre per agenzie e privati, cercando di arrotondare. Il lavoro veniva suddiviso in capitoli, pagine o altro tra più persone per farlo più velocemente, e poi uno di loro assemblava il materiale e mandava il lavoro fatto fuori.

Ai giorni nostri, sentendo quello che sta accadendo negli USA con il DATAGATE, questa storia del mio passato mi fa sorridere e mi fa persino tenerezza se penso che il tutto fosse allora affidato a persone che si annoiavano tra una telefonata e l’altra e quindi si impegnavano a fare altri lavoretti per arrotondare.

Proprio in quegli anni avveniva la rivoluzione del web e faccio fatica a credere che esista ancora una struttura di quel tipo in Cina. L’evoluzione dei sistemi informativi e di controllo è arrivata anche qui in Cina e sono certo che i miliardi di messaggi internet che corrono sul web, sono ora vagliati da sistemi più sofisticati e automatici. Persino le migliaia di telecamere in giro per le città sono collegate ad un server centrale permettendo di rintracciare chiunque in pochi minuti con il riconoscimento facciale, utilizzando persino le telecamere dentro gli ascensori o nelle lobby degli alberghi.

Ci troviamo spesso a criticare paesi come la Cina e poi scopriamo che anche negli USA si sono calpestati molto diritti in nome della sicurezza nazionale. L’incremento esponenziale della massa di informazione e dati, milioni di viaggiatori che si muovono per il mondo, tutto avviene in tempo reale, impone l’uso di strumenti eccezionali e sinceramente non so se sia meglio scoprire un attentato prima che questo venga realizzato o dopo....

Solo 20 anni fa eravamo alle cuffiette e ai registratori a nastro e i viaggiatori sospetti venivano al massimo seguiti come nei vecchi film di 007, ora siamo ci dobbiamo confrontare con tecnologie avanzate e non solo degli stati, anche quelle dei terroristi che hanno sempre più risorse.

Che cosa c’è di nuovo? È che finalmente esiste la prova che quanto si sospettava, mentre si parlava di complotti, è reale e che siamo tutti ascoltati. Ma se non abbiamo nulla da nascondere, di cosa dobbiamo aver paura e che cosa cambia nella nostra vita? Esiste un prezzo a pagare per la sicurezza e si dovrà decidere se per la privacy possiamo accettare un altro 9.11 o far finta di nulla...


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