Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
12 Giugno Giu 2013 1124 12 giugno 2013

Fantasma Europa

Nella mappa di Peters del mondo (www.petersmap.com), quella che rispecchia le dimensioni dei continenti normalizzate alle reali dimensioni geografiche e non quelle psicoeconomiche, l'Europa e' una piccola appendice del blocco asiatico e la Groenlandia ridimensionata ad essere 'solo' un quarto della Cina e non il suo doppio. Arno Peters, negli anni Settanta, ebbe l'intuizione semplice di rappresentare il mondo non seguendo le curvature della sfera, ma con linee rette. E questa piccola innovazione fu considerato un vero manifesto cartografico dell'ineguaglianza e della visione eurocentrica contro quella di un mondo universale, di pari opportunita'. A guardare la sua mappa, dovremmo parlare di Asieuropa piu' che di Eurasia. Ricordo quando la vidi, a Oxford, appena fuori dall'ufficio nel quale il professore tedesco veniva per periodi di studio, alla Queen Elisabeth House. Allora, giovane laureando, cercavo ispirazione negli studi dell'economia dello sviluppo, in quel momento, quasi venti anni fa, quando c'era una chiara suddivisione fra un mondo sviluppato ad alta democratizzazione, in controllo dei suoi fattori produttivi e una stratificazione di paesi in via di sviluppo, emergenti, sottosviluppati, anarchie caotiche. Come Peters, ma in maniera molto piu' junior, mi chiedevo quali fossero le radici per un'idea di sviluppo sostenibile, equalitario. Lui parti' dalla cartografia, io ancora oggi credo che ci sia una speranza nella politica.

Sono un figlio della cultura europeo/atlantica degli anni Settanta, quando venivamo educati a guardare al resto del mondo come oggi si osservano galassie remote, come se avessimo una forma di pregiudizio per il quale quel mondo ai margini doveva raccontare il nostro passato. Si viaggiava in Europa dell'Est e si tornava a casa dicendo 'e' come l'Italia di venti anni fa'. Ed i nostri missionari si impuntavano di far vestire in camicia e pantaloncini i watussi. Piu' gentrification che sviluppo. Oppure, dall'altro lato, la moda Wiki, la tropicalizzazione dei balli, dei salotti in arte povera birmana. Un mondo incredibilmente post-coloniale.

Da studente, gia' sapevo che quel modello di sviluppo europeo aveva funzionato, anche troppo, nel proporre al mondo un'idea di crescita basata sullo spreco delle risorse, sull'accelerazione di ogni ciclo produttivo, fino al paradosso dell'agricoltura che anticipa ormai le stagioni senza soluzione di continuita'. La cultura della primizia, del gadget, dell'innovazione di plastica, quel senso di soddisfazione che un computer nuovo od un paio di labbra iniettate di collagene, apparentemente, danno. Qualsiasi sia il costo sociale, umano.

Ma quella stessa idea di sviluppo, quella dell'Occidente come faro, ha invece fallito la sua missione, per quanto riguarda la societa' e la connessione con politica e finanza. Abbiamo creato, trenta anni fa, quando Greenspan ancora girava in t-shirt e skateboard per gli uffici della FED, un'esplosione creditizia spinta da quel modello, dalla necessita' di creare un senso di disponibilita' finanziaria che diventava promozione sociale. La politica ha creato un gigantesco schema Ponzi nel quale le aspettative di ritorno economico ognuno erano costruite sulla disponibilita' di altri a farsi abbindolare dallo stesso schema. Siamo cresciuti fino a quando c'era l'ennesimo novizio (per non scrivere grullo) che si faceva convincere a farsi sfruttare.

Non e' una sorpresa che, quindi, la prima grande crisi strutturale del nuovo millennio abbia visto l'Europa come la vittima principale, sia per la sua fragilita' costituenda, di nuova entita' in un mondo di poteri millenari e secolari, sia per l'improvvisa presa di coscienza del proprio potere economico di quelle parti del mondo che, nella mappa di Peters, sembrano, come sono enormi. Alle dimensioni geografiche ora corrispondono ammassi di liquidita' e di potere economico equiparabili. Questo vale anche per il potenziale demografico e l'accesso alle risorse naturali. Negli ultimi dieci anni, l'Europa e' diventata uno spettro, un'immagine tremolante, ancora arroccata ad un'idea di supremazia culturale. Basterebbe visitare un qualsiasi museo della costa ovest degli Stati Uniti e passeggiare nelle sale dedicate all'arte cinese, indiana, giapponese, per sentirsi, come io da giovane studente di fronte alla mappa di Peters, di nuovo ridimensionati.

Crescere e maturare nell'Europa della crisi economica, della Grecia usata come cavia degli esperimenti monetari, della Turchia che ci insegna la differenza fra oligarchia e democrazia, potrebbe allora essere considerato un dramma. Od una gigantesca opportunita'. Perche' due cose in Europa sappiamo ancora farle bene, la democrazia partecipativa e la burocrazia (e non sono ironico). Siamo ancora liberi e capaci di reinventare la mappatura politica del continente, ad una velocita' che non accade da nessun'altra parte di un mondo dominato dalle oligarchie e dalla monolitica presenza di partiti nazionali, come sappiamo ancora come creare controllo e metodi di gestione del potere. L'Unione Europea e' stata e rimane un esperimento unico, perlomeno dai tempi della nascita degli Stati Uniti e della Repubblica Indiana, di costruzione di una identita' comune delle istituzioni. Molto rimane da fare, da cambiare. Siamo un fantasma che forse vuole tornare ad essere corpo, azione, mente e spirito uniti alla carnalita' di un continente da salvare, da ricondurre in un binario di crescita economica e sociale che sia in linea, ahime, con il resto del mondo. La burocrazia in se' non e' un male, quando permette, quando crea le pari opportunita' ed invece di distorcere la realta' del tempo e spazio (per esempio, di quanto ci vuole per lanciare un'attivita' economica), rende il processo di creazione di impresa, di sicurezza, equalitario e coerente. Come fece Arno Peters negli anni Settanta con quelle mappe del mondo come una sfera.

Gli abitanti d'Europa non vogliono uscire dall'Unione, dall'Euro, da Schengen, etc, ma vogliono uscire dalla crisi. Sotto lo scetticismo, c'e' una domanda di ancora piu' Europa, ma non quella dei lacciuoli, dei regolamenti, dei criteri di bilancio adatti a paesi con tassi di crescita del 5% e non alle tendenze recessive attuali. L'Europa dei popoli, si dice spesso, mentre bisogna ripartire da quella degli uffici, delle infrastrutture pubbliche inutili. Semplificare, allineare, rendere diritto quello che e' storto o curvo.

Augh.

SOUNDTRACK

Capitals - A spectre is haunting Europe

www.youtube.com/watch?v=tr0e0IxbgXI‎

Kristin Hersh/Michael Stipe - Your Ghost
www.youtube.com/watch?v=igPvSBDt43I

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