San Lorenzo in Lucina
12 Giugno Giu 2013 1218 12 giugno 2013

Quando la falsa libertà uccide tutti i doveri

Libertà è una delle parole più belle del vocabolario: ci sono uomini diventati eroi perché morti in nome della libertà, ci sono strade intitolate alla libertà, ci sono partiti che si riconoscono in questo valore e che hanno voluto la parola libertà nel loro nome.
Sennonché talvolta, e purtroppo sempre più spesso, la parola libertà viene confusa con un’altra dal significato completamente diverso: potere. Libertà e potere vengono considerati facce di una stessa medaglia. Come se il potere determinasse automaticamente un bonus extralarge di libertà, come se essere nella possibilità di fare qualcosa legittimasse qualsiasi cosa si decida di fare.

Penso a quanto avviene nella pubblica amministrazione: il funzionario che agevola la pratica di un conoscente, l’impiegato allo sportello che svolge il lavoro per il quale viene retribuito come se fosse una gentile concessione al pubblico. Penso al vigile che strappa la multa quando si accorge di averla fatta a un amico: l’ha fatta perché aveva il potere di farla, dunque è come se fosse sua, e se vuole può anche strapparla.

Ancora, penso a quei fenomeni andati sotto il nome di “scandali sui rimborsi elettorali”: non mi riferisco tanto a chi ha usato il denaro pubblico per ostriche private che palesemente ha rubato, quanto a chi ha potuto esibire regolari rimborsi di cene elettorali ma più che cene ha organizzato dei banchetti, gestendo il denaro diversamente da come avrebbe fatto se fosse stato suo. A volte si sconfina nell’illecito e a volte no, ma c’è un comun denominatore: il fraintendimento del concetto stesso di potere, assimilato a quello di libertà. E così la parola libertà anziché definire un concetto lo deforma, intorbidisce quello che dovrebbe essere limpido.

Bisogna intendersi, sul concetto di libertà. La libertà non è una prateria sconfinata, né un elastico che possa essere teso e tirato a piacimento di qua e di là. Qualcuno tenta di usarla come un abito buono per tutte le stagioni, e invece non esiste libertà senza limiti, confini, divieti. 

In assenza di regole, la libertà diventa arbitrio, abuso. Smette di essere libertà. Mi piacerebbe lanciare una campagna che sa di antico: la riscoperta delle regole, dei divieti, della misura. Vorrei che si ricominciasse a parlare di dovere. Una parola che sembra preistorica, superata, nella migliore delle ipotesi fuori moda, e comunque noiosa, senza attrattiva. Eppure, è proprio il dovere l’altra faccia della libertà. E anche del potere. 

La necessità di riscoprire i doveri vale per tutti, anche per chi è titolare della forma di potere più delicata e nobile: giudicare. Mentre parlo di libertà, potere e divieti non posso non soffermarmi sulla magistratura. Chi ritiene che esistendo la libertà di manifestazione del pensiero anche i magistrati hanno diritto di rilasciare interviste sulle “proprie” indagini, o di cercare il consenso dell’opinione pubblica invocando la necessità di tenere alta la tensione, sbaglia. Innanzitutto perché non esistono indagini “proprie”, e poi perché il potere di indagare, intercettare, negare o concedere la libertà ha come contrappeso il dovere della riservatezza. La facoltà di decidere sulla libertà di un uomo dev’essere esercitata nel chiuso di una stanza, non sotto i riflettori. Chi viene giudicato da un altro uomo non deve vederlo sui giornali o in televisione: di lui non deve ricordare il volto ma l’onestà e la trasparenza dell’operato.

E’ noto quanto abbia difeso apertamente la magistratura nella scorsa legislatura e non intendo certo limitare la libertà dei magistrati, ma ritengo che – proprio perché detengono un grandissimo potere – abbiano il dovere di esprimere la propria autorevolezza soltanto attraverso i provvedimenti che prendono.
Concludo sottolineando che la libertà è continuamente invocata ma continuamente fraintesa: per capirne il reale significato bisogna riflettere con molta attenzione. Il giurista Vezio Crisafulli ha ricordato che “di libertà si può morire”. 

E io credo la falsa libertà abbia già ucciso troppi doveri. 

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