Giovanni Fracasso
Banche, moneta, potere
13 Giugno Giu 2013 1528 13 giugno 2013

La crisi dell'euro ha origini lontane...

"Some day the nations of Europe may be ready to merge their national identities and create a new European Union (…).This will involve the creation of a “full economic and monetary union”. But it is a dangerous error to believe that monetary and economic union can precede a political union or that it will act (in the words of the Werner report) “as a leaven for the evolvement of a political union which in the long run it will in any case be unable to do without”. For if the creation of a monetary union and Community control over national budgets generates pressures which lead to a breakdown of the whole system it will prevent the development of a political union, not promote it".

(Nicholas Kaldor, The Dynamic Effects Of The Common Market )

Grazie ad una segnalazione di Alberto Bagnai sul suo blog, ho letto queste note straordinarie del grande economista Nicholas Kaldor, che ha insegnato a Cambridge negli anni Sessanta e nella prima metà degli anni Settanta. Straordinarie perchè scritte nel lontano 1971. Subito sono andato in Biblioteca di Economia a Parma a prenotare Further Essays On Applied Economics (vol.6) di Nicholas Kaldor, testo in cui è stato re-inserito l'articolo in questione.

Queste pagine (forse troppo presto dimenticate nelle Facoltà di Economia e non solo) stanno avendo una discreta diffusione nella rete.

Copertina dell'Economist - May 26th-June 1st 2012

I problemi della moneta unica hanno riacceso il dibattito - economico e non solo - intorno alle prospettive dell'eurozona. Sulla tenuta della moneta unica.

Ma come non ricordare che anche Augusto Graziani - economista, accademico dei Lincei, maestro di tanti studiosi italiani - aveva già intravisto nella natura e nei problemi del Sistema Monetario Europeo (lo SME) quelli che oggi sono i difetti di costruzione dell’euro. Aveva intravisto l’impasse in cui si trova oggi la BCE e la crisi dell’eurozona. Graziani ha pubblicato notevoli studi di politica monetaria e sono noti i suoi testi e le sue analisi molto profonde sullo squilibrio dello sviluppo italiano, su quella “politica di sostegno all’industria, attraverso la svalutazione e non attraverso l’avanzamento tecnologico”.

E vi sono vari interventi di Graziani con analisi molto interessanti anche sullo Sme e poi sulla moneta unica europea, opinioni coraggiose ma quasi solitarie nel mondo accademico: Emiliano Brancaccio, ad esempio, in un recente articolo per gli ottant’anni di Graziani, ricorda che “l’eventualità di un tracollo dell’euro, evocata da Graziani nei mesi in cui l’entusiasmo verso la moneta comune era alle stelle, suscitava il bonario scetticismo di numerosi colleghi” .

Uno dei testi più interessanti – che è reperibile anche con una registrazione video su Youtube – è quello dell’intervento di Graziani nel convegno Pragmatismi, disciplina e saggezza convenzionale. L’economia italiana dagli anni ’70 agli anni ’90 che si tenne il 9 novembre del 1994 e fu promosso dal Dipartimento di Economia Pubblica della Facoltà di Economia e Commercio dell’Università “La Sapienza”.
Rileggere oggi quelle pagine fa venire i brividi. Sembrano pagine profetiche. Ma incorporano semplicemente la lucida ed acuta analisi di una grande e solido studioso. Che già intravedeva “l’Europa a due velocità”...

“Lo SME era sempre stato, sin dalla sua origine, nel ’79, molto diverso dal sistema che lo aveva preceduto, quello di Bretton Woods, che era un accordo di cambio, aveva l’obiettivo di instaurare cambi stabili, però lasciava liberi i paesi partecipanti di controllare i movimenti di capitali in via amministrativa e, in questo modo, ogni paese poteva gestire la politica monetaria in maniera più o meno autonoma. Era quindi possibile tenere bassi i tassi d’interesse e fare una politica di alta domanda globale di piena occupazione. Un certo influsso keynesiano, anche se gli storici dicono che Keynes era uscito sconfitto dalla Conferenza di Bretton Woods, era travasato nel sistema di Bretton Woods. Lo SME parte, invece, con obiettivi molto più ambiziosi, non solo realizzare un accordo di cambio, ma anche realizzare un mercato finanziario unico, con l’obiettivo della libertà dei movimenti di capitali che, infatti, viene realizzato. Anche l’Italia, che è uno degli ultimi paesi a realizzarlo, nel ’90 ammette la piena libertà dei movimenti di capitali.
È evidente che si crea uno spazio finanziario europeo unico, un tasso d’interesse collegato in tutte le piazze finanziarie al quale ogni paese deve adeguarsi. Non è più possibile condurre una politica monetaria autonoma, non è più possibile mettere in prima linea l’obiettivo del sostegno della domanda globale e della piena occupazione, occorre recepire il tasso d’interesse dai vincoli esterni che vengono dai mercati finanziari maggiori. L’equilibrio finanziario prende il sopravvento come obiettivo primario rispetto al precedente obiettivo della piena occupazione”.

L’intervento di Graziani – riletto oggi - non solo è illuminante dal punto di vista dell'analisi monetaria ma anche da quello geopolitico. Graziani aveva intuito il “progetto” economico-strategico tedesco, progetto che si è ampiamente avverato, basta vedere come sono dislocate le supply chains delle multinazionali tedesche.

“Credo che dal punto di vista dell’economia italiana sia necessario tenere conto soprattutto della linea politica monetaria, ma politica in generale, seguita dal nostro partner maggiore che è la Germania. La Germania sta costruendo una grande area di influsso economico che trae vantaggio soprattutto dalla caduta del Muro di Berlino. Un’area che incorporerà le repubbliche baltiche , la Polonia, la Boemia, la Croazia, l’Austria che entra nell’Unione Europea, andrà dal Baltico all’Adriatico e sposta repentinamente il centro dell’Europa verso est, mettendone la Germania al centro. Questa grande area germanica entra in conflitto, per ragioni molto serie, nei suoi confini orientali che sono ancora indefiniti. Quanto grande sarà quest’area d’influsso germanica verso est? Lì, il problema serio è il problema, ancora ignoto ma molto promettente, dei giacimenti petroliferi del Mar Caspio e, quindi, della condotta delle repubbliche islamiche che facevano parte dell’Unione Sovietica, ora repubbliche indipendenti”.

E' alla Germania - avvertiva Graziani - alle mosse che farà nello scacchiere europeo e glovale, che bisogna guardare.

“La Germania, intanto, altra incognita, dovrà decidere la condotta della sua politica valutaria. Fin ora aveva condotto una politica valutaria molto astuta caratterizzando lo SME con una stabilità dei cambi monetari, ma una continua oscillazione dei cambi reali. Noi siamo abituati a pensare al fatto che il marco in tutti questi anni, e ancora oggi, si sia continuamente rivalutato rispetto alle altre valute. Questo è certamente esatto in termini nominali, perché tutti i riallineamenti dello SME sono stati, in realtà, svalutazioni delle valute deboli e rivalutazioni del marco. Però, se guardiamo alla questione in termini reali, in realtà la cosa è capovolta. Il marco, rispetto alle altre monete europee, si è sempre andando svalutando perché la stabilità dei prezzi in Germania era tale, e viceversa il tasso di inflazione negli altri paesi era talmente alto che, tenendo conto dei rispettivi tassi d’inflazione, erano le altre valute, quelle dei paesi deboli, che si rivalutavano in termini reali rispetto al marco e il marco che si svalutava rispetto alle altre valute.(…)
Non solo rivalutazione reale del marco, ma anche, fin dal 1987, creazione di un’Europa a due velocità. Si crea un nocciolo europeo intorno alla Germania in cui abbiamo stabilità dei cambi, nominali e anche reali. L’Europa a due velocità, quindi, non è un problema che dobbiamo porci per l’avvenire, ma è un fatto che esiste già dal 1987. Intorno, una cintura di paesi deboli – Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia, Grecia – rispetto ai quali, invece, il cambio reale fino al ’92 continua a cadere”.(…)
“Per quel che riguarda la politica valutaria la conclusione dello SME e l’avvio verso un nuovo, ancora incognito, sistema di regolamento dei pagamenti europei è densa di incertezze, sia dal punto di vista della condotta delle grandi potenze europee e sia dal punto di vista di quello che in questo mare, presumibilmente molto agitato, riuscirà a fare l’economia italiana”.


(Augusto Graziani intervento al convegno “Pragmatismi, disciplina e saggezza convenzionale. L’economia italiana dagli anni ’70 agli anni ’90” del 09.11.1994)

Twitter: @Giov_Fracasso

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