Alessandro Paris
Margini
13 Giugno Giu 2013 0507 13 giugno 2013

Nato il 14 Giugno – Francesco Guccini

«Giugno, che sei maturità dell'anno, di te ringrazio Dio:
in un tuo giorno, sotto al sole caldo, ci sono nato io, ci sono nato io... »

Così cantava in una sua famosissima ballata Francesco Guccini, che oggi compie 73 anni. Pochi sono i cantautori che possano vantare la sua profondità «filosofica», le sue canzoni quasi, ne sono contrappuntate. In «Bologna» (1981), egli ricorda la temperie dei primi anni ’60, quando la città non aveva ancora conosciuto l’esplosione della contestazione e nelle sue famose osterie si beveva e parlava, dialogando di Sartre e Baudelaire. Poeta, cronachista e scrittore, Guccini rappresenta forse l’ultimo di quella grande generazione di cantautori capaci di interpretare la condizione umana alle prese con il dramma, la guerra, la violenza e l’amore. «Dio è morto», certo, divenne un inno generazionale della contestazione, ma prima ancora è una meditazione sulla possibile speranza di fronte al disincanto delle grandi narrazioni. «Bisanzio», «Canzone della bambina portoghese», testi che parlano di solitudine e dicono l’angoscia della vita alle prese con il non-senso apparente, nell’impossibilità di corrispondervi, ormai, con le tradizionali «formule vuote». «Quello che non..», stupenda, sembra quasi cedere a pulsioni nichilistiche, con quel «non siamo» tre volte ripetuto. Più che politico, è, direi, esistenziale il basso continuo delle sue canzoni. Il loro carattere anti-retorico e quotidiano, muove sempre a una incessante interrogazione, al limite del nulla che lambisce le nostre vite, proprio come in Shomér, Ma Mi-Llailah?, dove sull’eco del profeta biblico si chiede alla vedetta quanto debba ancora durare la notte. Nell’intervallo di questa finitudine, spunta – necessaria e impossibile – la voce che invita al dovere, il piccolo, disperato ma incessante, appello a rinnovare la domanda …

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