Francesco Giubilei
Leggere è rock
13 Giugno Giu 2013 1644 13 giugno 2013

Ricordare il fascismo vuol dire essere nostalgici?

Ho visitato con grande interesse la mostra organizzata a Forlì nel complesso museale di San Domenico “Novecento. Arte e vita in Italia tra le due guerre”.
La mostra raccoglie quadri, locandine pubblicitarie, progetti artistici e urbanistici del periodo storico compreso tra la grande guerra e il secondo conflitto mondiale caratterizzato in Italia per la maggior parte degli anni dalla dittatura fascista.
È normale che una mostra che si rivolge a questo periodo storico debba confrontarsi con l'arte e la cultura fascista. Nella stessa presentazione della rassegna forlivese si legge: “La mostra rievoca le principali occasioni in cui gli artisti si prestarono a celebrare l’ideologia e i miti proposti dal Fascismo, basti pensare all’architettura pubblica, alla pittura murale e alla scultura monumentale. Verranno documentate la I (1926) e la II (1929) Mostra del NovecentoItaliano; la grande Mostra della Rivoluzione Fascista, allestita a Roma nel 1932-1933 in occasione del decennale della marcia su Roma; la V Triennale di Milano (che vide la consacrazione della pittura murale intesa come arte nazionalpopolare volta a far rivivere una tradizione illustre); la rassegna dell’ E42 di Roma”.

Eppure il titolo della mostra – davvero ben realizzata – è fuorviante. Con Novecento si indica tutto e niente e il sottotitolo “arte e vita in Italia tra le due guerre” non aiuta a comprendere lo spirito della mostra che è quello di ricordare l'arte, l'architettura, la scultura e più in generale la cultura di un periodo storico che ha caratterizzato il nostro paese per più di vent'anni.


Gli organizzatori – sotto le pressioni dell'opinione pubblica – hanno dovuto denominare la mostra con un nome neutro purtroppo non del tutto coerente con le opere esposte.
Nonostante ciò a fine febbraio a Forlì c'è stato un “presidio antifascista” per protestare contro un'iniziativa che “esalterebbe alcuni aspetti del regime fascista” e in città si sono levate molte voci contro “Novecento”.
Purtroppo dopo oltre settant'anni nel nostro paese ancora si confonde la memoria e il ricordo con l'apologia. Una mostra che in modo oggettivo (come sempre la storia dovrebbe essere) ricorda le opere artistiche di un preciso periodo storico viene etichettata come nostalgica. La storia non si dimentica, si studia, si comprende in modo oggettivo e si condanna ciò che c'è stato di sbagliato.
Boicottare, dimenticare, impedire di ricordare sono comportamenti che rischiano di mettersi sullo stesso piano di ciò contro cui si protesta. Una vera democrazia si vede anche da questo.

Francesco Giubilei
@francescogiub

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