Sergio Ragone
Pop corn
14 Giugno Giu 2013 0906 14 giugno 2013

Al Pd serve aprire il congresso. Che paura c'è?

E' bastato poco per riaccedere la discussione sul prossimo congresso dei democrats italiani. Dopo l'intervista di D'Alema dalla Gruber, ed il retroscenismo, un po' plastico, sul suo nuovo feeling positivo con il sindaco di Firenze, i bersaniani e le altre componenti sono al lavoro per l'appuntamento autunnale.

Ma quando? E come? Aperto o chiuso?
Sembra essere questo il nuovo interrogativo dei gruppi dirigenti del Pd, che non fanno in tempo a festeggiare una vittoria e a capirne le ragioni, che già subito sono alle prese con nuovi argomenti con cui battagliare. Tra di loro, obviously.

E tra un documento che non chiede correnti, ma che è proposto da un tot numero di persone, l'incrocio di destini personali con le prossime scadenze elettorali e l'esigenza di non farsi "rottamare" dalla nuova generazione politica, il Pd non ha ancora una data per il congresso, delle regole certe ed inclusive, un percorso chiaro da percorrere.

Le elezioni amministrative hanno permesso al partito di Epifani di rifiatare, ma il rapporto con gli elettori di centrosinistra, o più in generale con gli italiani, non ha certo trovato soluzioni migliorative, anzi il divario sembra essere ancora più grande.

E allora che fare?
Chiedere al Pd che si apra, che il congresso sia accessibile non solo ai tesserati e che i candidati si possano confrontare su idee e proposte concretissime e moderne. Che paura c'è?

Ma per fare questo serve che Matteo Renzi decida di scendere in campo e di rendere l'appuntamento congressuale realmete contendibile ed incerto. Non serve più restare nell'indecisione e nemmeno in utlima fila. Perchè il partito degli ottomila comuni c’è già, attende un segretario. E allora fate presto sì, ma fatelo bene.

Come?
Così come ho provato a dire ieri su :

#OpenPd non sia solo una convention di parte, ma sia un metodo, un valore collettivo, un’identità più forte e marcata delle bandiere che sventolano nelle piazze. Se poi sarà Renzi o un altro leader a guidare questo fermento ce lo dirà il congresso. In Italia bisogna ricominciare ad immaginare. Immaginare il futuro del paese, non dall’oggi al domani, ma da qui a dieci, vent’anni. Capire la modernità. Pensare il futuro. Consumare uno strappo se è necessario.

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