Gianluca Melillo
ItaliAmo
14 Giugno Giu 2013 0808 14 giugno 2013

Lettera aperta al Premier Enrico Letta

Caro Presidente Letta,

da ex Consigliere Vicario del Forum Nazionale dei Giovani, e fra i fondatori dello stesso, non posso che complimentarmi con Lei per la determinazione con cui sta portando avanti politiche, anche europee, in favore dell'occupazione giovanile ma vorrei condividerLe alcune mie riflessioni e porLe qualche domanda sulle azioni più opportune (a modesto parere di chi scrive) per combattere la crisi e favorire le suddette politiche occupazionali.

Oggi è un giorno importante, quello in cui si incontreranno i Ministri del Lavoro e dell’Economia di Francia, Germania, Spagna e Italia per parlare di giovani ed occupazione. Cioè del futuro del Paese e dell'Europa.

Par chiaro che la parte del leone la giocherà la ‘Youth guarantee’, il piano per l’occupazione giovanile da sei miliardi di euro (con 4-500 milioni italiani) che l’Italia vorrebbe fosse anticipato, rendendo immediatamente disponibile il denaro. E magari anche tentando di recuperare ulteriori fondi riallocando altre voci di bilancio.

Partita difficile, viste le perplessità tedesche, ma non impossibile. Ma è gia una vittoria aver, per la prima volta nella storia, organizzato un summit europeo per parlare di giovani e lavoro. Complimenti.

Come altrettanto intelligenti sono le iniziative (idee) volte a favorire l'inserimento lavorativo dei giovani, come gli sgravi fiscali o le semplificazioni amministrative.

Ma mi chiedo, come sia possibile realizzare occupazione (anche giovanile, ma non solo) aumentando contestualmente la già abnorme pressione fiscale sul sistema produttivo italiano?

Il ventilato aumento dell'IVA sarebbe un'ulteriore mazzata pesantissima nei confronti delle aziende, e dei professionisti, già in grande difficoltà.

Per cui Le chiedo, come realizzare un piano occupazionale se al contempo si penalizzano le attività produttive che si troverebbero costrette a tagliare ulteriormente i costi e per cui licenziando o non assumendo?

Con una pressione fiscale del 44.6%, un numero delle imprese calato di 1% ed il Pil diminuito del 3.4%, non mi pare che proseguire la politica di aumento fiscale possa aiutare il rilancio dell'economia. Men che meno favorire l'occupazione, giovanile e non.

Non sarebbe utile iniziare a lavorare, almeno contestualmente se non prima, alla riduzione del cuneo fiscale?

Ad esempio riducendo le imposte sui consumi: IVA e accise su sigarette, alcol e benzina; oppure le imposte non ricorrenti sugli immobili, come le imposte sui cambi di proprietà (più distorcenti dell’IMU); oppure le imposte sul lavoro: IRPEF, contributi previdenziali, IRAP; o infine quelle sulle aziende e gli investimenti: Conto Titoli, IRES, imposta sui redditi da capitale...

I criteri da adottare possono essere meramente economici: diminuire le tasse che maggiormente danneggiano la crescita, l’occupazione, gli investimenti e la sostenibilità del debito. In base a questi criteri la priorità è l’IRAP, i contributi INPS, l’IRES, le patrimoniali finanziarie, l’addizionale IRES sui produttori di energia.

Altra strada, dal Suo Governo già imboccata, è quella di debellare la tassa occulta sulle imprese: il costo della burocrazia fiscale.

Infatti è sbagliato, a mio modesto parere, che al fine di premiare in modo capillare coloro che hanno particolari esigenze si sia arrivati a generare una selva di regimi non univoci ed agevolazioni fiscali, giunte ormai a 720 diverse agevolazioni che costano al sistema più di 253 mld di euro. Da tener presente inoltre che le prime 25 “tax-expenditures” (agevolazioni) assorbono circa 216 mld.

In altri termini il 3,4% delle "facilitazioni" in numero, assorbe l’85% delle risorse complessivamente impiegate. In modo speculare esistono, pertanto, circa 695 regimi diversi che occupano il 15% delle risorse complessivamente assegnate alla collettività per le agevolazioni, ossia 37 miliardi dei 253 complessivi.

E’ evidente, quindi, che i margini per la semplificazione del sistema ci sono e sono anche ampi. Che garantirebbero un'ulteriore recupero di risorse da impiegare nella riduzione della pressione fiscale e, per cui, nella crescita occupazionale.

Per concludere questa mia breve, e forse disordinata, lettera aperta vorrei ricordare che una delle battaglie fondamentali da vincere in questa guerra contro la crisi, e la disoccupazione, che aumenta giorno dopo giorno è quella contro l'evasione fiscale.

Gli oltre 250 miliardi di sommerso stimato rappresentano un “cancro” per le imprese oneste, che si trovano di fronte uno “svantaggio competitivo” rispetto a coloro che operano nella totale, o quasi, illegalità fiscale. 


Tuttavia, per combattere in modo efficace l'evasione fiscale non bisogna agire esclusivamente inasprendo i controlli fiscali e le relative sanzioni quanto, piuttosto, utilizzare e, se del caso, anche affinare gli strumenti condivisi ovvero migliorare l'efficacia delle misure di "compliance".

A fianco di una lotta efficace ed efficiente all’evasione fiscale, serve un ripensamento complessivo del sistema che tenda a riequilibrare la pressione fiscale tra i diversi comparti di imposizione, in una nuova ottica improntata alla semplificazione.

In altre parole, è necessario un diverso equilibrio tra pressione fiscale, equità del sistema e semplificazione dello stesso. Importante che il sistema fiscale sia utilizzato più come strumento di politica economica che come fonte di maggiori entrate in un bilancio pubblico in cui il fattore spesa appare come la variabile indipendente, a cui l'entrata deve continuamente adeguarsi.

E qui concludo questa mia e, nella speranza di ricevere una Sua risposta, La ringrazio comunque per aver (finalmente) evidenziato la "questione giovanile", inquadrandola nel contesto più giusto: quello del lavoro.

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