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14 Giugno Giu 2013 2043 14 giugno 2013

Marco Zanetti, quando il biliardo diventa arte

Marco Zanetti ha vinto l’edizione 2013 dei campionati Italiani di carambola a 3 sponde. Per chi conosce il biliardo, non è una gran notizia: Zanetti ha compiuto l’impresa per la 16ª volta in carriera, avendo cominciato nel 1977 quando aveva appena 15 anni.
Ma è il modo in cui ha vinto lo scorso 24 maggio a Battipaglia, ad aver impressionato. In finale ha sconfitto 40-3 Andrea Bitetti in sole 11 riprese, ovvero a una media di 3,64 carambole ogni volta che ha avuto la biglia da tirare. Il che costituisce un record mondiale, peraltro già ottenuto da Zanetti qualche ora prima nel quarto di finale con Sebastiano Ruocco. Nei tornei maggiori, se i giocatori superano i 2 punti di media a ripresa hanno la quasi certezza di arrivare a podio se non di vincere.
In sintesi, Zanetti ha mostrato come si può fare arte – facendo quasi finta che si trattasse di sport.

Una sintesi su come sono andati i campionati di Battipaglia si può trarre dal sito web della Fibis, la Federazione italiana di biliardo (qui il link) e in questi giorni Rai Sport sta mandando in onda le repliche dell’evento. Qualche dato più preciso sulla carriera di Zanetti e sui suoi record (tra cui quello, gigantesco, di una serie di 28 carambole in una partita) si può trovare sulla Wikipedia. Sul sito dell’Umb, l’Unione mondiale del biliardo, c’è invece il ranking (qui il link) che vede Zanetti al 4° posto mondiale, ma in salita grazie ai risultati ottenuti negli ultimi tornei.
Perché quest’uomo, a 51 anni e dopo aver già vinto 2 titoli Mondiali, nel 2002 (anno in cui fu nominato miglior giocatore di biliardo del pianeta) e nel 2008, sta ancora alzando il suo livello.

La sua ricetta per migliorarsi è semplice: acquisire precisione e armonia. Lo dice nelle interviste, come quella rilasciata a Paola Luzzi per il sito BiliardoWeb (qui). Poi scegliere la stecca giusta, di legno meglio che in sintetico, e allenarsi quelle 2-3 ore al giorno sul biliardo di casa. Se si sente in forma. Se invece si sente un po’ a disagio, le ore di allenamento diventano 7-8 al giorno per arrivare a trovare il ritmo giusto.
Poi, in generale, se poi si dispone di talento viene tutto più facile. Anche perché, nell’opinione di Zanetti, quasi tutto si può insegnare e quindi imparare, ma «il talento naturale è una specifica intelligenza che difficilmente si può trasmettere a qualcun altro e che aiuta nello sviluppo dinamico del giocatore». Lui ha avuto un insegnante già in età precoce, cioè suo padre Erwin, a sua volta campione italiano in varie discipline biliardistiche. I gradini successivi, quelli per diventare artista, li ha saliti da solo. E li sta salendo ancora.

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