A urne chiuse
15 Giugno Giu 2013 1657 15 giugno 2013

La liquidazione dei grillini

Saldi in anticipo? A giudicare dalle ultime mosse del leader del Movimento 5 stelle Beppe Grillo, passato improvvisamente da assediante ad assediato dell'agone politico italiano, sembra che il destino del suo partito sia sempre più legato alla questione del dissenso interno, che l'ex comico non dimostra di saper gestire che con una strategia ben definita: la liquidazione totale.

E così, se una volta le epurazioni grilline di Tavolazzi, Favia e Salsi - allontanati dal M5s in seguito a critiche al condottiero di Nervi - erano passate alla cronaca senza creare spaccature profonde nel Movimento, oggi l'affaire Adele Gambaro sembra aver generato due fronti contrapposti: quello dei pretoriani di Beppe, che ha nel capogruppo al Senato Nicola Morra il suo portabandiera, e quello dei dissidenti, favorevoli al reintegro della senatrice grillina colpevole di aver confidato che «il problema è Grillo».

La Rete in un'immagine d'archivio.

Nel frattempo Vito Crimi, dopo aver ritrovato la strada persa qualche giorno fa (le vie di Roma sono tutte uguali, diciamocelo) è intervenuto sulla votazione dei gruppi parlamentari che lunedì potrebbe avviare l'espulsione di Gambaro: «chi vota contro dimostra di volersi sottrarre al giudizio della Rete. E quindi sceglie di non essere portavoce di chi ci ha individuati come candidati, cioè la Rete». Che forza, questa Rete. Io sabato prossimo ci vado in barca a vela insieme: se volete, siete i benvenuti. Tra l'altro è simpaticissima.

Sulla vicenda, ad ogni modo, ha fatto sentire la sua voce anche il vulcanico prof. Paolo Becchi, l'ideologo grillino un tempo ricusato dallo stesso blog di Grillo: sul sito di Claudio Messora, il responsabile della comunicazione del Movimento, l'estroso filosofo scrive:

Una portavoce non può parlare a titolo personale. La differenza sostanziale tra il MoVimento e i partiti politici tradizionali consiste nel fatto che deputati e senatori sono infatti solo i portavoce del MoVimento nel Parlamento [...]

Adele Gambaro, dopo aver detto di voler valutare se andare al Gruppo Misto, aveva dichiarato: «Non ho assolutamente intenzione di passare al Gruppo Misto. Io sono ancora nel M5S e ci rimango finche’ non dovessero decidere di espellermi». Questo muro contro muro non ha alcun senso, se non quello di danneggiare ulteriormente l’immagine del MoVimento. Se un membro del gruppo parlamentare del M5S non condivide più le scelte del suo capo, con cui il MoVimento continua a identificarsi, non si capisce la ragione per la quale non dovrebbe spontaneamente dimettersi.

In sostanza, la colpa è di Adele Gambaro: la prossima volta finisca di esprimere le sue idee sul gruppo di cui fa parte, stringa la mano al cameraman di Sky e lo dica a chiare lettere: «Io non sono una senatrice, sono una portavoce. Mi dimetto spontaneamente».

Sarebbe un mondo più giusto. Anche la Rete, qui accanto a me, annuisce.

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