Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
16 Giugno Giu 2013 2203 16 giugno 2013

Culto Laterale delle Gelaterie. Virginiana Miller & I.

"Finche' staremo ai lati dell'azione, non potremo dichiararci vinti o vincitori, ma solo assorti spettatori. E poi, cosa racconteremo ai nostri nipoti, che non volevamo sporcarci le scarpe nuove di vacchetta?" K.J. Okker 'Del Lateralismo'


Il padre del mio amico, nell’estate del 1997, mi esortava a lanciarmi nello specchio d’acqua fra le cabine appese al cemento dei Pancaldi e una barriera di scogli, oltre la quale si infrangevano le onde tsunamiche generate dai traghetti e dai pochi cargo in movimento attorno al porto di Livorno. Un’altra vacanza stava finendo, diceva il Sole di fine agosto e molto di piu’ il colorito perfettamente di ebano di tutte le persone attorno a me. Io indugiavo, non tanto perche’ mi mancasse la voglia, ma perche’ stavo ascoltando per l’ennesima volta, per farmi coraggio, Altrove dei Virginiana Miller (http://www.youtube.com/watch?v=A5Ft2PMJSnM). Ero seduto con le gambe penzoloni oltre uno dei muretti ed ogni tanto venivo distratto da qualche urlo belluino e fraterno di altri avventori del Bagno piu’ livornese dell’universo. Costruito su un lato del lungomare. Come uno sperone di una costola di un dinosauro toscano, quelle scaglie che escono fuori. Livorno come altri posti a me cari, Punta Ala, l’Argentario e la Lima, sull’Appennino. Quel piacere infinito per le zone liminali, di confine, l’autunno nei posti di mare. E le gelaterie chiuse, la posta che si intravede sul pavimento sporco di sabbia. In attesa che riesploda un’altra estate di culti aruspicini, quando, dalla maniera in cui lei sceglie i gusti per il gelato, si capisce come andra’ a finire la serata. Diffidate, giovani, dalle ragazze che amano la malaga a 18 anni. Ma questa e’ un’altra storia.

Il primo disco dei Virginiana Miller, Gelaterie Sconsacrate, era parte di quella rivoluzione silenziosa e sonica del rock italiano, parte di quella fucina di talento che i CSI, soprattutto Gianni Maroccolo e Giorgio Canali, avevano fatto esplodere. Timoria, Yo Yo Mundi, Marlene Kuntz, Disciplinatha, Divine. Suoni, rumori, chitarre distorte e storie di un’Italia anch’essa laterale, di provincia, minima, di peccati incredibili da commettere quasi per difetto. L’ennuie o la creativita’ pura che nasce da un sustain della chitarra e dalla voce chitarra basso e magari dei fiati, un’armonica, che riprendono il tema e spingono fuori gli artigli del paese ignoto.

Quando lo comprai, era assieme a due altri CD, uno di un’accolita di rumoristi che si chiamava L’upo e l’altro il primo disco de Il Grande Omi, rocker bolognesi: nomi transienti come comete. Ma i Virginiana mi colpirono, per quell’immaginario vicinissimo al mio, di stazioni tirreniche, di partenze e di ritorni, di culture alte e basse intricate e rese musica di nobilissima fattura new wave/indie. In quei giorni stavo partendo per la Sicilia e da li’ sarei andato in Belgio. Per non tornare mai piu’. Come l’Elvis volante della loro Caesar Palace (http://www.youtube.com/watch?v=uVcAiu-01CE ). Quel mondo visto dalle scarpe di cuoio, dalla pensilina del treno. L’Italiamobile del loro secondo disco, avrei scoperto. Ma quell’estate del 1997 era quella di Gelaterie Sconsacrate, sorprendendomi a canticchiarlo, a ripensare al testo di Altrove in ogni parte del mio continuo peregrinare. Una canzone che contiene una promessa di radici, di genetica che, qualsiasi cosa accada, rimane ancorata, anche a piccoli luoghi che non hanno un ruolo nella storia mondiale, ma ce l’hanno in quel percorso salute dell’anima che sono le nostre memorie.

Negli anni che sono seguiti, ho continuato ad ascoltare i Virginiana Miller, ci siamo cominciati a scrivere ed a sentire per telefono con Simone Lenzi, il cantante, ma non ci siamo mai incontrati, neanche in quella relazione palco/platea del concerto. Una specie di relazione epistolare, resa ancora piu’ intensa dall’avvento dei social network. Quando passo tangente dalla costa, avviso Simone, ma per qualche motivo di alluvioni, ritardi aerei, ostacoli mondani, ci siamo sempre persi questo incontro. Che comincio quasi a pensare non accadra’ mai, se non in punto di morte. Come se fossimo un Colombre buzzatiano l’uno per l’altro.

Intanto, la musica dei Virginiana Miller e’ cresciuta con me, dalle loro elucubrazioni su tennis ed autoerotismo (http://www.youtube.com/watch?v=Q0jk9hF0stI), sul paese che loro osservavano dal lato della costa ed io da quello albionico, da turista del Gran Tour (http://www.youtube.com/watch?v=X291R5hydZw), prima che Simone mi rivelasse la sua passione per lunghe vacanze nel Dorset. Le loro impressioni di una societa’ sempre piu’ siliconata, inutilmente autoreferente, di congressi di fede e psicoanalisi (http://www.youtube.com/watch?v=PoLAqiJuky8) davano forza alla mia voglia di raccontare, di dare struttura (Struttura 26!) a quello struggimento di qualcuno che e’ andato altrove, ma che vorrebbe un giorno tornare in un posto migliore, piu’ civile, di quello abbandonato. Non a caso, nel video di Per La Liberta’ raccontano la storia con le fotografie di Tano D’Amico, un’Italia ancora una volta emarginata che voleva farsi sentire. E fini’ come sappiamo.

Un giorno, Simone ha cominciato a pubblicare quello che scriveva, mi immagino, a lato dei tour, delle promozioni, in maniera simile alle cose che scrivo io negli scampoli di tempo. Come se dovessimo lasciare una traccia psichico-indelebile su questo pianeta. Ed il primo romanzo, La Generazione, mi ha convinto ancora di piu’ di questa similarita’, di osservare la realta’ da un suo lato, per giustificarla tutta. Il Culto del Laterale, della vaschetta di gelato che nessuno tocca, delle linee di treno lungo le coste, da cui si intravede dai finestrini sprazzi di luce, onde, ombrelloni, donne e bambini. E quel senso di generazioni di Italiani in cui la fertilita’ demografica rappresenta quella della speranza, come una parrocchia senza battesimi e come una Livorno senza rhum di fantasia per il ponce. Quella Livorno di quattro monumenti e di mille angoli iconici, raccontata con garbo irriverente, attraverso la storia dei suoi traslochi, da Simone Lenzi, in "Sul Lungomai di Livorno", nuova guida psichica, sulla scorta di quelle londinesi di Ian Sinclair, ardisco nel dire. Come se il mio Altrove, fra Firenze e Londra, per Simone fosse un Altrove localissimo ma non meno denso di cambiamento e di iniziazione alla vita.

http://www.youtube.com/watch?v=ZGfGhs4Ti-M

Quando, qualche giorno fa, li ho visti al Davide di Donatello, per la colonna sonora del film di Virzi’, un altro livornese geniale, “Tutti i santi giorni” (http://youtu.be/QwObFfa8W-4), tratto proprio da La Generazione, ho avuto un sussulto di gioia, proprio come qualcuno scriveva su Twitter, come se si fosse laureato un figlio, anzi, una figlia. Come se quel luogo nel quale la musica dei Virginiana Miller si fosse rivelato essere un posto vicinissimo a casa, alla porta di quelle memorie, e non piu’ negli intersizi laterali di questo mobile di ebano che e’ l’Italia.

A questo punto, aspettero’ il loro nuovo disco e questo incontro con Simone e gli altri VM, che spero a questo punto scateni un Big Bang od un evento parossistico che porti alla fine del lateralismo dell’umano nel Bel Paese. E l'inizio di una rivoluzione accidentale.


Due piccole cose:

- Quando usci’ Ultimo Lunedi del mondo, con Simone, sempre per email, nacque una scommessa, di fargli un video della canzone Lunedi’, usando alcuni dei piccoli spezzoni di citta’ che riprendo quando viaggio, per farli vedere alle mie bimbe, delle camminate nei centri di Sydney, New York, Singapore, immagini notturne di Hong Kong, concerti alla Bowery o Parigi. E loro lo misero nella loro pagina YouTube. Un tributo ad Altrove, in realta’, quella prima canzone che mi aveva ipnotizzato. Ecco sotto il link a questa storia minima girata da Lorenzo Guasti, in arte Logu e da me medesimo.

Video – Lunedi – Virginiana Miller
http://www.youtube.com/watch?v=AG1zviV1QIU

- In un’estate di studio e di lavoro a Londra, cominciai a scrivere un piccolo racconto, che e’ una specie di excursus della linea tirrenica del treno, da La Spezia a Tarquinia. Ancora la mia ossessione con Altrove. Qui sotto, il pezzetto su Vada. Un giorno, Simone, te lo mando tutto. Appena avro’ una memoria su Tarquinia, dove non sono mai andato per treno.

Vada
"Ci sono gli squali nelle secche di Vada" dicevo sempre io, il piu' esperto della comitiva, ogni volta che ci avvicinavamo alla stazione. Lo sapevo perche' in quel posto ci andava in vacanza la Silvia, il mio primo amore, completamente non corrisposto e neanche mai dichiarato della mia fanciullezza. Le cotte da panca della chiesa. "Le donne in chiesa…fisse" di Vitellozzo-Monni in "Non ci resta che piangere", Benigni lo ha sicuramente pensato rievocando la sua gioventu'. Dove la chiesa, la parrocchia o l'oratorio sono il campo di caccia prediletto dai mustang locali, in Toscana. Dove i ragazzi e le ragazze per bene si incontrano e si mescolano. E dove incontrai Silvia a dodici anni. La prima cosa di cui parlammo furono i nostri gusti musicali. Io le dissi come amavo i Depeche Mode, di cui avevo avuto il primo disco da un cugino, e Franco Battiato, e di come mi piacessero i New Romantic come Adam Ant e gli ABC. Lei mi guardo' strana e mi disse che amava alla follia un cantante americano che si chiamava qualcosa come David Cassidy. Di cui ancora oggi Amazon.com non offre nessuna traccia, raccolta enciclopedica o riedizione dell'opera omnia. Che si facesse grande ai miei occhi? Forse era un segnale di interesse e io non capii niente. Mi ricordo come costringessi mio fratellino a fare i giri piu' lunghi solo per passare davanti a casa sua, solo per beccarla nell;intento di uscire ed accennare un timido ciao, come va. Ed una di queste volte, mi racconto' di Vada e degli squali. Di come ci fossero queste acque pulite e stupende al largo delle Spiaggie Bianche dove si trovavano tutti I pesci del mondo, anche I tonni, I delfini e perfino gli squali. E lei li aveva visti, o meglio, ne aveva visto uno. Una verdesca, disse una volta. Ed io ripetevo al storia agli amici dove la verdesca diventava una ventresca. E l'erudito del gruppo diceva sempre, Oh Pacciani, la ventresca e' un tonno…il tonno assassino!!! Allora, nelle reiterazioni successive, per facilitare il racconto, la verdesca era diventata uno squalo tigre. Finche' il solito mi aveva rimbrottato che lo squalo tigre vive solo in acque tropicali. Ed aggiungeva che magari era fuggito da qualche pescivendolo locale…Allora, ero passato allo squalo bianco. Stranamente poche settimane prima che un povero disgraziato fosse, sembra, davvero mangiato da uno squalo bianco a Baratti, quindi a poche miglia nautiche da Vada. Ed il mio racconto aveva conquistato un certo fascino, rendendomi un esperto di animali e di fauna ittica mediterranea in tutto il liceo. Grazie a Silvia ed ai suoi pochi racconti che le strappavo. Chissa' che ne sarebbe stato di noi se avessimo parlato di piu'. Probabilmente saremmo diventati come i coniugi Curie. Grandi scienziati. O piu' probabilmente come i miei vicini, I coniugi Meini, che da trent'anni vanno al mare nel solito posto, da quando erano fidanzati, a e raccontano sempre le solite storie, ingigantendole di giorno in giorno. Come quando lei racconta che Elvis Presley una volta si prese una cedrata al bar dello stabilimento balneare Oasi ed il marito la rimbrotta che era Little Tony quello che lei aveva visto, anche perche' Elvis era morto l'anno prima. Roba da prima pagina del National Enquirer, con il titolo "Elvis is Alive. Spotted drinking a kryptonite-green drink at a sea resort in Tuscany" A dire il vero, anche la storia degli squali di Vada non me lo disse mai Silvia direttamente, ma la sua amica Ilaria. Ma tant'e'…A Baratti uno e' morto ucciso da un pescecane…Visto che avevo ragione?

"I need to feel like you will watch my babies be born
we'll sit in the flowers and we'll stay there
until I'm ready to be a man
until the days don't feel so heavy on my back"

Cloud Boat - Bastion

http://youtu.be/2SPtoiGmxYU

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