Lele Rozza
Minima Letteraria
16 Giugno Giu 2013 1653 16 giugno 2013

Il caso PRISM e la consapevolezza

Io sono uno di quelli che son diventati grandi mentre finiva la guerra fredda e cominciava l’era dei computer.
Io sono uno di quelli che ha avuto il Vic 20 (che tutti ricordano il commodore 64, il vic 20 era quello prima). Mi ricordo perfettamente il videogioco del tennis che corrispondeva a due stanghette che si rimandavano una pallina con una specie di comando attaccato ad un filo, no, non assomiglia minimamente al joistick che vedo usare ai miei figli. Gli effetti speciali erano stanghette lunghe o corte, pallina lenta o veloce.
Erano altri tempi.
Mi ricordo anche il film che ha inaugurato l’era dell’informatica WarGames, giochi di guerra, Broderick era poco più che un ragazzino, per me era quasi un uomo, ma nell’1983 finivo le medie e tanto fa.
Mi ricordo, perfettamente il mio primo PC (era di mio padre, ma potevo usarlo) c’era Lotus 123, lo schermo era nero e le scritte erano verdi, c’erano dei floppy da 5 e qualcosa e la stampante accettava solo il modulo continuo, facendo rumore di telescrivente.
Capivamo, immaginavamo che sarebbe cambiato tutto, che forse sarebbe successo qualcosa di grosso, ma io non avrei mai pensato che sarebbe stato così grosso.
Quando negli anni ‘90 si è cominciato a parlare di internet io non avevo capito quasi niente, però apprezzavo un sacco le e-mail.
Col passare degli anni ho cominciato a frequentare prima la tecnologia, e poi i luoghi che la tecnologia abilitava, fino a diventarne sostanzialmente dipendente.
Faccio parte, credo, di una minoranza silenziosa di utenti ragionevolmente consapevoli che usa in modo piuttosto intenso la tecnologia, pur non essendo per nulla tecnico.
Da anni frequento persone che di sicurezza si occupano professionalmente, persone che mi raccontano che su internet bisogna stare attenti.
Io a mia volta racconto ai miei studenti che internet sarà il luogo dove vivranno, ben sapendo che dovranno usare molte, moltissime accortezze. Devono sapere che la loro identità in rete è una cosa importante e va coltivata con attenzione.
Poi succede che scoppia il caso PRISM.
Il caso PRISM è una grossa rogna per l’amministrazione Obama e sostanzialmente riguarda il fatto che tutti su internet siamo spiatissimi, cioè:
Se tu hai un account di proprietà di una grande multinazionale, per esempio Google o Yahoo, dice che ti leggono la posta!
Se tu hai un account su un social network supercool (tipo Twitter o Facebook per intenderci), dice che ti curano, sanno cosa fai!
Dice che, in sostanza, come andava di moda negli anni ‘70, «la CIA ti spia».
Io sono uno di quelli che continua a leggersi i «Segretissimo» degli anni ‘70 e ‘80, quelli della guerra fredda per intenderci, e sono, ancora oggi, un fan di SAS Malko Linge (SAS sta per Sua Altezza Serenissima) la spia austriaca al soldo della CIA raccontata dall’immarcescibile Gerard de Villiers. Che sembra una informazione di poco conto, e invece no! Perché «la CIA ci spia» ce lo dicevano già allora, ed è abbastanza ovvio che gli strumenti a disposizione sono cresciuti. Ma non tanto perché la tecnologia ha perfezionato gli occhiali che vedono attraverso i muri, ma perché, tendenzialmente, le persona continuano a dare (troppe) informazioni su di sé, e utilizzano strumenti un po’ poco adatti per le loro comunicazioni.
Quindi, ricapitolando: la faccenda di PRISM non è una notizia:
ogni mail che mandiamo è una cartolina, quindi tutto quel contenuto (se non criptato) è leggibile
ogni nostra azione su internet è facilmente tracciabile, lasciamo una enorme quantità di tracce del nostro passaggio
Non è per niente difficile risalire alla nostra storia, e generalmente ai fatti nostri, grazie ai social network che ci permettono sì di restare in contatto con le persone della nostra vita, ma se non siamo attentini a come e a cosa condividiamo corriamo il rischio di essere perennemente in mutande world wide, che insomma…
Ecco.
Ma tutto questo per dire che? Che ancora una volta l’indignazione gratuita non porta a niente, e consente a chi è oggetto dell’indignazione, di passare oltre ben sapendo che il fuoco di paglia si spegne subito. Conta un sacco invece la consapevolezza, e quindi è opportuno parecchio sapere dove si è e cosa si fa, in modo da non fare brutte esperienze.
E quindi internet non è cattivo (e nemmeno le amministrazioni che si occupano di tracciare i cattivi che usano internet). Internet è uno strumento formidabile che è fortemente opportuno usare per un milione di ottimi motivi, ma come per il sesso, è opportuno farlo bene, bello, e in estrema sicurezza.
E tutto questo cosa c’entra con Minima Letteraria? Beh, se leggi qui trovi una storia che assomiglia un sacco al Segretissimo degli anni’70, e poi se guardi qui ti accorgi di quanta letteratura sia possibile in questi casi.

Per approfondire:

Il Post

Alaska Radiopop

Luca Rinaldi su Blonk.it

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