Massimo Famularo
Apologia di Socrate
16 Giugno Giu 2013 1306 16 giugno 2013

Il decreto del fare finta

Non che ci fosse da attendersi qualcosa di diverso dal governo che ha inaugurato il nuovo corso della DC 2.0, tuttavia per chi aveva anche qualche mera speranza, a dispetto del nome roboante, il "decreto del fare" si conferma l'ennesima accozzaglia di piccole misure cosmetiche per nascondere sotto il tappeto la polvere che non si cerca di gettare negli occhi del popolo bue.

La spuntatina alle unghie di Equitalia, se non si può dire che faccia male, finge di affrontare un problema, quello dell'intollerabile asimmetria tra lo stato e i contribuenti, concedendo un po' di respiro ai sudditi, senza tuttavia intervenire sulla radice del problema.

Questo per non dire che, per quanto odiosi, i superpoteri attribuiti all'esattore non costituiscono neanche il problema principale in materia di fisco. Il problema è l'eccessiva pressione fiscale e la scarsa qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione a fronte dell'onere in carico ai contribuenti. Neanche a dire che con il prossimo aumento dell'iva il problema si aggraverà e che i discorsi sull'IMU sono armi di distrazione dei massa utili a chi è in vera malafede o non ha capito nulla dei problemi del paese


Le agevolazioni nell'acquisto dei macchinari, se non polvere, sono fumo negli occhi: in un paese al 73° posto nella classifica mondiale Ease of doing business, 160° su 185 per il rispetto dei contratti, 131° per gravame fiscale e 104° per difficoltà di ottenere credito, questa misura si configura come un incentivo perverso in favore di chi è scaltro e sa muoversi nel fango di un apparato normativo contorto e disfunzionale che finisce per privilegiare gli azzeccagarbugli e i loro clienti a danno di prova in vano, è il caso di dirlo in questi termini, a "darsi da fare"

Vogliamo parlare delle infrastrutture? Per quanto sia comprensibile che questa area piaccia molto ai politici, perché è molto utile per captare benevolenza nei feudi locali e strumento per acquisire consenso, secondo solo alle assunzioni nella pubblica amministrazione, ad un esame obbiettivo è come suggerire a una persona che si è rovinata con il gioco d'azzardo di tentare la fortuna una volta ancora, nella speranza che questa volta sia diverso.

Quanto al milione di processi da smaltire potevano anche moltiplicarlo per due o per tre: non credo che la fatina di Pinocchio.
Resta qualche marginale semplificazione e liberalizzazione: poche briciole di cui staremo a vedere cosa resterà in concreto.

Troppo critico? Cos'altro poteva fare un governo di larghe intese in circostanze come queste?

Beh poteva simbolicamente mettere mano alle retribuzioni dei politici, dei dirigenti pubblici e dei manager delle imprese controllate dallo stato
(qui qualche confronto e anche qui), una misura sicuramente marginale dal punto di vista dell'ordine di grandezza, ma che avrebbe mostrato un po' di riguardo per una popolazione che guarda alla propria classe dirigente sempre più come ai "Li Soprani der Monno Vecchio" che nei versi del Belli puntualizzavano:

Io so io, e vvoi nun zete un cazzo,

Simboli a parte, per fare qualcosa di concreto, invece di fare finta di farlo, il governo avrebbe potuto ridurre le tasse sui disgraziati che le pagano, soprattutto per i redditi più bassi e spezzare quel legame perverso tra le fondazioni e le banche che soffoca la nostra economia per mantenere il controllo del credito nelle mani di pochi oligarchi. Per non incidere sul processo di consolidamento del bilancio pubblico, la riduzione andrebbe finanziata riducendo voci di spese improduttiva, o anzi dannose, quali i trasferimenti alle imprese (partita di giro per sostentare i bogliardi di stato travestiti da privati) o talune retribuzioni indebite e decisamente inique.

Per tirare le somme, far finta di fare è più facile che fare qualcosa, così come è più semplice tirare a campare piuttosto che provare a risolvere i problemi del paese.

Difficile sarà per i sudditi arrabattarsi per pagare il conto dovuto alla disonestà e incapacità dei governi passati a cui si aggiunge l'ignavia di quello odierno.

@massimofamularo

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