Fabio Brinchi Giusti
Parlare con i limoni
17 Giugno Giu 2013 0930 17 giugno 2013

Addio (in ritardo) a Messenger

Windows Live Messenger non c’è più. Se ne è andato silenziosamente l’8 aprile scorso ma chi scrive se n’è accorto solo di recente, quando per curiosità ha provata ad aprire l’account MSN, in disuso da tempo, e scoprire solo uno scarno messaggio che informava che, ora, per parlare con gli amici si dovrà passare a Skype.

La maggioranza dei miei venticinque lettori di manzoniana memoria scrollerà le spalle: “E quindi?”. Ma a chi era adolescente negli anni Duemila, come me, scenderà una lacrimuccia. Messenger è stato il nostro ingresso nella multimedialità, nel social quando ancora i social non esistevano.

Messenger è forse la prima cosa nostra che chiude e se ne va, passando dalla realtà alla nostalgia. La prima cosa di cui potremmo dire sospirando ai giovanotti: “Eh ai tempi nostri…”

Messenger è stata la prima mail, il primo spazio Internet completamente nostro, più privato di MIRC perché consentiva di selezionare i contatti, (MIRC era il suo predecessore, storico pioniere dei contatti virtuali oramai ridotto ad una fine ingloriosa: chat squallida per cercare sesso occasionale). Messenger era account con nomi bimbominkieschi (tipo fragolinapucciosa o superKikKo91) normali a quindici anni, di cui vergognarsi nel profondo a vent’anni.

Messenger era le emotions animate, (insopportabili per chi doveva leggere ma facevano tanto figo) la valanga di k, gli stati d’animo, le frasi a fianco al nome che anticipavano Facebook e Twitter e ci permettevano di annunciare qualcosa al nostro piccolo mondo virtuale.

Messenger era le soluzioni ai compiti passate di casa in casa, i confronti, le amicizie, l’organizzazione del sabato sera. Messenger era i primi amori che nascevano, i corteggiamenti alle ragazze alle quali non si chiedeva più il numero di telefono ma il contatto su MSN. La foto profilo da scegliere con cura perché era la nostra vetrina sul mondo (tendenza anche questa anticipatrice di Facebook e Twitter).

Messenger spesso era anche il primo incontro con i mali della virtualità: i contatti anonimi permettevano, talvolta, a qualche malintenzionato di infiltrarsi fra le amicizie dei sedicenni. C’erano tizi che rintracciavano i contatti dei teenager e poi proponevano a chiunque rapporti orali o incontri in luoghi bui e solitari. In molti hanno scoperto il sesso passando anche per Messenger.

Poi sono arrivati i social network, più vasti, più intensi, più completi. MSN ha provato a resistere, ad adeguarsi, ma la sfida con Facebook era impari. E lentamente ha iniziato a declinare, scivolando nel disinteresse comune, usato sempre di meno perché gli stessi servizi gli offriva (e meglio) già qualcun altro. Il progresso avanza e miete le sue vittime. I social sono un altro livello, non è una semplice comunicazione ma un mezzo che smuove le coscienze, crea aggregazione (la comunicazione non è più solo riservata ma anche pubblica) fa circolare informazioni a livello globale.

Messenger chiude e con lui si chiude un ricordo dell’adolescenza. Nessuna nostalgia o retorica sul tempo che passa perché francamente è meglio adesso. Ma una lacrimuccia per un fedele compagno di ore e pomeriggi, almeno quella lasciate pure che scorra sul mio viso.

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