Sergio Ragone
Pop corn
18 Giugno Giu 2013 0954 18 giugno 2013

Cari M5S la rete vi rende liberi. Spargete il verbo!

Forse sta andando alla deriva quella che doveva essere l'esperienza più innovativa e rivoluzionaria della politica, di cui i cittadini eletti nel M5S ne dovevano - volevano- essere portavoce.

A conti fatti sappiamo poco del loro lavoro parlametare e sappiamo molto delle epurazioni, delle discussioni, infinite, sulla diaria e altre cose così. E certamente non è colpa dei giornalisti, chiariamoci.

E' dal voto a Grasso fino a quel famosissimo Ro-do-tà, passando poi per lo streaming -letale- dell'incontro con il Premier Letta, che le cose non vanno più bene in casa Grillo-Casaleggio, per dirla alla Pinuccio.



"Ho ho votato i 5 stelle ma ora sono deluso.grazie." "Il Movimento 5 stelle è morto. Avete deluso le speranze di milioni di italiani e buttato nel cesso un'occasione che non si ripeterà più" "Passate + tempo a espellere la gente che a tentere di capire e affrontare il sistema." "Avete rotto i coglioni. State perdendo voti (compreso il mio) per tutte queste cazzate dietro cui state perdendo tempo invece di fare qualcosa per il paese. Siete come gli altri: pensate solo al vostro ombelico poveri sfigati." "vergognatevi!!! grillo è peggio degli altri.l' ho votato e me ne pento!!!il tempo giudicherà il vs operato, quindi per ora mi astengo da commenti.peccato! potevate veramente essere una svolta per quest italia delusa e depressa.".

Commenti come questi sono apparsi sotto il post in cui Grillo, con il suo stile, su Facebook informava della decisione presa dalla sua truppa nel palazzo sull'affaire Gambaro. Qualcosa si è rotto, la fiducia inizia a venir meno e, al netto dei sondaggi, gli stessi parlamentari del movimento se ne rendono conto con estrema lucidità cercando di ritrovare lo spirito originario della discesa in campo, o salita al Palazzo, con tanto di apriscatole e inni alla libertà.

In un post sul suo blog il giornalista Tommaso Labate pone l'accento su un episodio, che forse ci può aiutare a capire il clima che si respira nei gruppi parlamentari di Grillo:

Dei mille dettagli (si fa per dire) del processo riservato dal Movimento Cinquestelle all’imputata Adele Gambaro, ce n’è uno che davvero lascia senza fiato. A un certo punto della discussione (si fa per dire), la senatrice colpevole di aver criticato Beppe Grillo guarda negli occhi Vito Crimi e glielo dice in faccia: “Il rapporto di fiducia non c’è più. Tu hai messo sul blog un mio sms…”.

Sono otto parole. “Tu hai messo sul blog un mio sms”. Praticamente, Gambaro manda un sms a Crimi, Crimi se lo conserva ben bene e, quando serve, lo spiattella a mezzo mondo, alimentando quelle che Gambaro, denunciandole, chiama “violenze nei miei confronti”.

Un'immagine plastica, chiara, netta e caustica che ci riporta in dietro, e non ai tempi della prima Repubblica, ma nel nostro passato, quello scolastico ed adolescenziale.

Ma il dato politico vero è che l'apriscatole si sta rompendo per mancato utilizzo, usurato dalle tante parole di vendetta e di guerra che ormai non entusiasmano e spaventano più nessuno. Ed è davvero talmente noiosa questa storia delle espulsioni che sta facendo diventare noiosa anche la cronaca parlamentare dei grillini.

Chiariamo poi un altro aspetto: la rete.
Perchè nell'uso e l'abuso del termine appare evidente una debolezza di fondo: il confronto.

Confronto che non avviene tra Grillo e i suoi follower o fan di Twitter e Facebook, usati come lanci di agenzie e veicoli di marketing come un qualsiasi altro prodotto editoriale (Ah! la Kasta che non dirà mai la verità!).

Insomma "la rete" non decide, "la rete" , o meglio quel piccolo pezzo di rete che gravita intorno al blog di Grillo, risponde solo a domande, ad impulsi, all'impeto e all'assalto dell'ego grillino e di alcuni suoi parlamentari.

Certo, se "la rete" dovesse decidere per l'espulsione della Gambaro, così come ha già fatto per altri, allora si che potremmo dire, prendendo in prestito il titolo dell'ultimo libro di Gianni Riotta, che "il web ci rende liberi", cioè vi rende liberi.

E forse non è poi così male questa libertà imposta.
Spargete il verbo

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