Diego Corrado
Avenida Brasil
18 Giugno Giu 2013 0848 18 giugno 2013

In Brasile le proteste cercano uno sbocco politico

In Brasile le proteste non si fermano, riescono a contenere ed isolare i violenti e cercano uno sbocco politico. Nell'ennesimo giorno di cortei, a San Paolo i manifestanti erano almeno 50mila, secondo il quotidiano Estado de S. Paulo, e il corteo si è svolto per la prima volta senza incidenti. Solo verso la fine, un gruppetto di violenti ha affrontato la polizia tentando di invadere il Palacio dos Bandeirantes, sede del governatore, venendo respinto con gas lacrimogeni. Negli scontri è stato abbattuto il portone di ingresso del palazzo.

A Rio de Janeiro il corteo ha riunito 100mila persone, nelle vicinanze dell'Assemblea Legislativa (il parlamentino dello stato di Rio), e anche lì solo al termine la sfilata ha registrato violenze di strada, che hanno causato 5 feriti tra la polizia, 7 tra i manifestanti.

Manifestazioni importanti si sono svolte in tutte le regioni del paese, da Porto Alegre e Curitiba, nel sud, a Salvador, nel nordest, e ancora a Belo Horizonte, nel Minas Gerais, e Belém, nello stato settentrionale del Parà.

Nella capitale federale Brasilia, i manifestanti hanno forzato i blocchi della polizia invadendo l'area esterna del Congresso, al grido "il Congresso è nostro", e brandendo cartelloni con slogan contro i discussi presidenti del Senato Renan Calheiros e della Commissione dei Diritti Umani della Camera Marco Feliciano.

Il comune denominatore delle agitazioni continua a essere in tutto il paese la protesta contro i rincari dei trasporti pubblici, ma l'agenda dei manifestanti si arricchisce ogni giorno di nuove rivendicazioni, dalla denuncia della violenza della polizia, alle spese del governo federale per le manifestazioni sportive, a rivendicazioni nel campo delll'istruzione e della sanità pubblica.

La protesta insomma si estende e trova la solidarietà di ampie fasce della popolazione, così come di gruppi di ambientalisti, organizzazioni femministe, di difesa dei diritti umani.

Sotto il profilo politico, la presidente Dilma Rousseff ha difeso il diritto di espressione dei manifestanti, ribadendo il diritto ad esprimere pacificamente le proprie rivendicazioni, mentre l'ex presidente Fernando Henrique Cardoso ha criticato fortemente "i dirigenti pubblici che definiscono teppisti i manifestanti", un riferimento neppure troppo velato al governatore di San Paolo Geraldo Alckmin, dello stesso partito, non nuovo a posture autoritarie, che nei giorni scorsi si era espresso duramente verso i manifestanti. Le parole di Cardoso, che ha proseguito affermando la necessità di comprendere le ragioni della protesta, hanno trovato pronta eco in quelle dell'altro ex presidente, Lula, che - memore del suo passato di sindacalista e leader delle lotte antidittatura - ha dichiarato che le manifestazioni sociali non devono essere affrontate come "fatti di polizia".

Le proteste sembrano insomma poter trovare uno sbocco politico.

@diegocorrado

(nella foto, il corte attraversa il Ponte Otavio Frias de Oliveira, sulla Marginal Pinheiros a San Paolo)

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