Il precario – riflessioni in cerca di editore
20 Giugno Giu 2013 1217 20 giugno 2013

L’illegittimo fraintendimento

La Corte Costituzionale ha respinto il ricorso presentato da Berlusconi e i suoi avvocati. Non esisteva alcun legittimo impedimento, quando nel marzo del 2011 l’allora premier, non si era presentato davanti ai giudici nel corso di una udienza del processo relativo alla maxi-frode fiscale sui diritti tv Mediaset. L’impedimento non sussiste; il cavaliere conosceva perfettamente la data fissata: l’udienza era stata concordata preventivamente dai suoi legali (Longo e Ghedini) per il primo marzo e, soprattutto, il Consiglio dei Ministri straordinario convocato guarda caso d’urgenza proprio per quella data non era risultato essere di vitale importanza per il Paese né tantomeno di necessaria improrogabilità; ammesso che ce ne siano mai stati.
La parola adesso passa alla Cassazione che deve decidere se confermare la condanna a quattro anni di reclusione e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici così come stabilito sia in primo grado che in appello.
In fondo la questione del conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato era tutto un bluff, un goffo tentativo di tenere lontano il cavaliere dal processo.
Berlusconi, i suoi avvocati, il PDL e i suoi elettori dovrebbero capire (o quantomeno sforzarsi di farlo) che non vi è alcuna persecuzione giudiziaria in atto: se il cavaliere ha commesso dei reati (come ormai ampiamente dimostrato) è giusto che ne paghi le conseguenze sia penali che politiche. Basta con questo vittimismo da “piccola fiammiferaia” e basta con questo teatrino da basso impero prussiano. Non è che se ad un macellaio fanno una multa perché non rilascia gli scontrini fiscali, questi se la deve prendere necessariamente con l’alimentari di fronte pensando che la finanza gliel’abbia mandata lui. Insomma siamo alle solite: tutta colpa dei giudici comunisti che vogliono eliminare il cavaliere dalla scena politica italiana poiché il centrosinistra non è in grado di farlo attraverso le elezioni, si grida al complotto, al colpo di Stato, si iperbolizza la questione definendola addirittura “guerra dei vent’anni”.
L’uso criminoso della giustizia di cui tanto si parla non è quello che il cavaliere e i suoi fidi scudieri vogliono far credere. Al contrario, criminoso, sarebbe non condannare B. solo perché votato da milioni di Italiani: è vero che si stravolgerebbe il suffragio ottenuto con democratiche elezioni ma consoliderebbe l’assunto imprescindibile secondo cui la giustizia sia uguale per tutti, a prescindere dallo status sociale o pubblico che si possieda. Un delinquente è tale a prescindere. E’ questo il vero fraintendimento, peraltro illegittimo, su cui bisognerebbe fare maggiore chiarezza.
Altro che “subalternità della politica alla magistratura” come ha dichiarato ieri il redivivo Gasparri, personaggio tenuto in vita “artificialmente” solo grazie al porcellum, che in caso di conferma della condanna, minaccia una dimissione di massa dei parlamentari del PDL. Magari.
Basta anche con i patetici festeggiamenti promossi dai simpatizzanti del PD: tanto se la cassazione dovesse confermare la sentenza d’appello, ci penseranno i parlamentari del centrosinistra a salvargli il culo per l’ennesima volta. Altrimenti a cosa servono gli amici?


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