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22 Giugno Giu 2013 1437 22 giugno 2013

Anche la Popolare di Milano vara le larghe intese

«Una bella prova di democrazia». È il commento quasi all’unisono di fonti sindacali e interne alla Banca popolare di Milano al termine dell’assemblea che ha approvato l’aumento di capitale da 500 milioni per ripagare i Tremonti Bond presi a prestito nel 2009 e che soprattutto ha eletto il presidente del consiglio di sorveglianza dopo le dimissioni di Filippo Annunziata. Come previsto, l’ormai ex presidente vicario Giuseppe Coppini ha ottenuto il maggior numero di preferenze. Eletto con 945 voti, Coppini ha superato di poco il numero uno dei soci non dipendenti, Piero Lonardi, fermatosi a 903 voti, e l’ex guardasigilli Giovanni Maria Flick, a quota 516. Scelto dalla Investindustrial di Andrea Bonomi, Flick è riuscito comunque ad entrare come consigliere ai piani alti dell’istituto lombardo, si dice con i voti della Uilca, che smentisce di aver fornito ai suoi alcuna indicazione di voto. 

Più che una rivoluzione, una transizione. Chi conosce bene Coppini, appoggiato dalla Fisac Cgil, lo definisce un «ricucitore» che non si è mai schierato. Dal canto suo, Andrea Bonomi è rimasto alla finestra, ammettendo alcuni errori nella tempistica della trasformazione in Spa. Se l’assise odierna sembra aver prodotto un maggiore equilibrio all’interno delle diverse anime dell’istituto di credito, guardando ai numeri, comunque lontani dagli scorsi appuntamenti (2.447 comprese le deleghe rispetto ai 6-7mila soliti), anche stavolta il peso dei dipendenti pensionati – artefici della bocciatura del voto elettronico nei mesi scorsi – si è fatto sentire. 

Chiariti anche i dubbi della Consob, anticipati dal Sole 24 Ore, sulle risorse con cui la banca avrebbe ripagato i Tremonti bond il prossimo 30 giugno, visto che l’aumento di capitale partirà a settembre. A farlo ci ha pensato il vicedirettore generale Roberto Frigerio, dichiarando che la liquidità disponibile non scenderà sotto i 2,5 miliardi al netto di quella stanziata a servizio della loro restituzione. 

Rimane il nodo Bankitalia. Nelle Considerazioni finali di fine maggio, il governatore Visco ha fatto riferimento all’opportunità di trasformare l’istituto in Spa, mentre a fine luglio è atteso dal mercato l’esito del rapporto ispettivo della vigilanza sui cosiddetti addons, ovvero le misure di rafforzamento patrimoniale imposte a Bpm. Sulle quali l’amministratore delegato, Pietro Montani, nei mesi scorsi si è detto fiducioso. E proprio sulla sua posizione, che nei mesi scorsi i rumors avevano messo in dubbio, Bonomi ha usato parole chiare: «Non c’è ragione perché ci siano cambiamenti». Almeno fino alla chiusura dell’operazione straordinaria di ricapitalizzazione. 

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