Un caffè con me
23 Giugno Giu 2013 1723 23 giugno 2013

Mila e Shiro, Gay-Pride e la Milano del vietato vietare

Sabato sera afoso, anzi un sabato notte di quelli caldi a Milano... di piu una domenica mattina, ore 4.15, finestre aperte, il tentativo di dormire in quelle ore che sono propizie dato l'arrivo di una deliziosa arietta. Sotto casa mia però, nella mia Milano, a quell'ora scatta il torneo di pallavolo, con tanto di tifosi e squadre organizzate. Oddio niente di tecnico, ne' scarpette, ne' pantaloncini professionali, ma abbandono di mocassini e tacchi a spillo. Insomma una via intera che si trova alle finestre, maledicendo giocatori e questo nobile sport. Non sto ad elencare lo scambio di "paroline dolci" tra residenti e i novelli "Mila e Shiro", ma mi chiedo è civiltà questa? Il rispetto e l'educazione dove stanno di casa? Qulacuno chiama la Polizia locale, ma evidentemente ci sono altre cose da fare, saranno impegnati in altri servizi, sicuramente più importanti ma gli insulti si susseguono, qualcuno sussurra, a mezza voce, che domani deve anche lavorare o che ha bambini addormentati, ma zero, la partita continua! La polizia Locale non esce. I minuti passano ma non esce. Solo 10 giorni fa questa era la Milano che ha rischiato di perdere il gelato dopo la mezzanotte per disturbo della quiete pubblica, con minacce di controlli a tappeto. Capisco, è estate e son ragazzi ma i nostri giocatori in notturna di pallavolo disturbano e schiacciano sui tetti delle macchine arrecando danni, questi però rappresentano inconsapevoli la vera cultura di questa nuova Milano, il vietato vietare! Soprattutto quel vietare a chi non deve seguire le regole o non ha la possibilita' di essere perseguito.

Questa Milano non da bere, ne' da mangiare, ne' del Commercio. L'ultima della giunta Pisapia ad esempio, con i colonnelli Maran e Granelli, è che riusciranno a bloccare parte di Corso Buenos Aires, il sabato per permettere la sfilata del Gay Pride. Capitemi non sono omofobo e queste manifestazioni mi lasciano del tutto indifferente, ognuno vive la propria sessualita' come vuole, non sono ne' un prete ne' un giudice, ma in questi momenti di crisi, bloccare parte di una delle vie più commerciali di Milano, mi pare scelta scellerata e pazzesca e, non voglio usare il termine di Fantozziana memoria.

Pur avendo alternative, questa giunta, decide di usare il pugno di ferro con i settori piu deboli in questo periodo, quelli economici, per favorire ed avere evidentemente una convenienza politica, o tempora o mores , direbbero i latini. Che dire, una soluzione condivisa sarebbe servita ad entrambi, il sabato pomeriggio ai commercianti di Buenos Aires, e a coloro che vogliono esternare la loro scelta.

I commercianti invece arrabbiati e delusi, subiranno un danno economico notevole, il comune non li ha ascoltati e calpesta un altra volta la voce dei milanesi per questa nuova Milano del vietato vietare.

Non si tratta di omofobia, ma di rispetto. A mio parere un omosessuale non ha bisogno di carnevalate per ottenere diritti, anzi molti ne prendono le distanze in quanto tale. Una comunità deve mettere sulla bilancia doveri e diritti.

Il dovere del rispetto altrui i diritti che gli spettano.

Sono le 6 la partita è finita, nell'augurarmi una Milano diversa fatta di sicurezza, rispetto e convivenza civile, mi preparo un caffè.

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