Il prossimo ex-precario
24 Giugno Giu 2013 1119 24 giugno 2013

Hai un cellulare? Sei stupido

È difficile immaginare la nostra vita senza uno smartphone. Al pari di un machete su un’isola deserta, il telefonino di ultima o penultima generazione è ormai diventato l’oggetto fondamentale per la vita nella giungla cittadina. I pregi che la rivoluzione tecnologica del settore ha portato nella quotidianità di tutti noi sono innegabili: connessione 24/7 con tutto il mondo, estrema facilità nel trovare luoghi e persone, imbarazzante velocità con la quale le notizie ci raggiungono.


Ma davvero questo nuovo modo di vivere il cellulare ha solo pregi? Non è che forse a stare curvi sul display ci stiamo perdendo qualcosa?


La risposta è sì. Tanto per iniziare, a causa del cellulare ci stiamo lasciando le penne. È di pochi giorni fa la pubblicazione di un’analisi della National Electronic Injury Surveillance System che dimostra come dal 2004 al 2010 il numero di pedoni morti per uso del cellulare sia quasi triplicato, passando da 559 casi a 1506. La maggior parte delle vittime sono giovani tra i 16 ed i 25 anni coinvolti in incidenti mortali mentre erano impegnati in una conversazione telefonica.


La nostra distrazione può risultare fatale anche alle persone che ci stanno intorno in almeno due occasioni: l’uso del cellulare mentre si è alla guida e il completo estraniamento dalla realtà che porta a dimenticare i figli in auto. Se nel primo caso si è detto e scritto molto e il legislatore è già intervenuto più o meno severamente (ma chi di noi non scrive sms mentre è al volante?), la seconda circostanza evidenzia una sindrome sempre più comune all’uomo (e alla donna) moderno. Guardare Facebook, chattare su Whatsapp, scorrere le news di giornata, sono tutte cose che fino a qualche anno fa erano inimmaginabili se associate ad un dispositivo mobile, ma il lato oscuro della luna è però quel senso di totale immersione nei soffici schermi touch che ci fa dimenticare la cosa più preziosa del mondo sul sedile posteriore dell’auto. E piangere, dopo, serve a poco.


Per concludere due aspetti all’apparenza meno gravi dei precedenti, ma che riflettono un abbassamento delle nostre capacità intellettive che nemmeno la riforma Gelmini potrebbe eguagliare.


I ragazzi di oggi non sanno più orientarsi. Con l’introduzione sugli smartphone dei navigatori satellitari nessuno conosce più le strade della propria città, si gira in macchina guidati dalla voce impertinente e arrogante del melafonino che ti indica il percorso migliore per andare da casa tua al verduriere all’angolo. L’espressione massima di questo rincoglionimento tecnologico è l’uso del navigatore per itinerari pedonali di poche centinaia di metri: non sai dov’è quel negozio consigliato da tua mamma? Ti hanno detto che è vicino al tuo ufficio, ma non sei sicuro dell’indirizzo? Sfodera il telefonino, accendi il gps e tac, ecco servito uno zombie che cammina tenendo davanti a sé un agglomerato di chip e plastica da 500€, estraneo a quel sottile piacere (e a volte imbarazzo) del chiedere indicazioni ad un passante, al vecchietto seduto al bar o al barista di turno. Google maps batte contatto umano 6 a 0, cappotto.


L’ultimo esempio di come la telefonia pret à porter ci ha imbruttiti arriva dalla Cina dove un delfino ferito e arenatosi a pochi metri da una spiaggia è morto a causa dell’eccessiva perdita di sangue. Quel delfino poteva essere salvato, ma i bagnanti che lo hanno avvistato hanno preferito trascinarlo a riva e scattare foto ricordo da postare su Twitter invece di allertare i soccorsi (foto da ilmessaggero.it).


Quando l’imbecillità prende il sopravvento, è giusto mettere in mano alle persone strumenti che ne amplificano gli effetti?

http://ilprossimoexprecario.wordpress.com/2013/06/24/hai-un-cellulare-sei-stupido/

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