Sergio Ragone
Pop corn
24 Giugno Giu 2013 1116 24 giugno 2013

Ma se Prodi chiude, altri rilanciano

"My game is over" dice Romano Prodi al Corriere rispondendo così a Tommaso Labate - e questo è un fatto importante - che precedentemente aveva raccontato del suo rapporto con il Pd.

Prodi quindi ancora una volta si chiama fuori dai giochi, ma questa volta invita anche altri a farlo. Prima di tutti Berlusconi. Si, sempre lui.

Ora non sappiamo se questa lettera chiude definitivamente un pezzo della storia politica italiana, ma è chiaro che, dopo molti anni, se ne parla ancora. Perchè pensavamo che lo scontro tra il Prof. e il Cav. si fosse consumato definitivamente nelle giornate livide del voto per il presidente della Repubblica, ed invece ci eravamo sbagliati.

Della lettera di Romano Prodi c'è anche altro che colpisce:
"Tuttavia in politica, come nello sport e forse in ogni attività, è preferibile scegliere il momento in cui finire il proprio lavoro, prima che questo momento venga deciso da altri o da eventi esterni.Questi sono anche i motivi per cui senza polemiche ho tralasciato di ritirare la tessera del Pd, il cui rinnovamento e rafforzamento sono tuttavia essenziali al futuro della nostra democrazia"

Quale sia l'approdo finale di questa dichiarazione è materia per esegeti e retroscenisti, e comunque il tempo ci dirà. Una cosa però appare chiara, il richiamo al farsi da parte, non è solo per il Cavaliere, ma è anche in casa Pd, ad una classe dirigente che, nonostante la sconfitta, prova ancora a trovare spazio largo e tempo futuro. E la cronaca di questi giorni lo conferma.

Nel 2009 il Pd nacque con l'ambizione di cambiare l'Italia ma da allora, mentre il paese cambiava, solo il partito dei democratici italiani è rimasto sempre lo stesso. E rischia di rimanere ancora immobile se non si libera, adesso, dall'incubo della contaminazione e dell'apertura.

Ma questa è un'altra storia, quella che riguarda il prossimo congresso, le regole, il futuro della politica italiana e non certamente dei destini individuali, delle aree, delle anime e delle correnti. Parole del novecento, direbbero alcuni, inutili e sgonfi strumenti di lotta politica direbbero i più.

Davvero quella che doveva essere la più innovativa esperienza politica europea può ancora permettersi questi balletti e questi continui ed inutili tentennamenti?

Il congresso, se fatto bene, puó essere davvero l'atto di nascita del futuro del Partito democratico, ed il futuro, si sa, ha fretta e non aspetta. Altrimenti il game over arriverà per tutti, nessuno si senta escluso.

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