Gianluca Melillo
ItaliAmo
24 Giugno Giu 2013 0930 24 giugno 2013

Meglio politici "di professione" che "improvvisati"

Che i nostri politici fossero pagati troppo, rispetto quanto producono, lo sospettavamo un po tutti, ma ora ne abbiamo la certezza. O almeno è quanto affermano Alessandro Fedele dell'Università di Bolzano e Pierpaolo Giannoccolo dell'Università di Bologna in una loro ricerca.

Dal 1948 al 2006 il reddito medio reale lordo dei parlamentari italiani è cresciuto del 10% all'anno. Nel 1985 guadagnavano l'equivalente di 80 mila euro all'anno. Nel 2004 superavano i 140 mila. I nostri rappresentanti politici alla Camera e al Senato sono i più pagati d'Europa. Ma sono anche i più bravi, capaci e produttivi?

I due docenti asseriscono che «pagare molto non dà migliori politici». Al contrario, salari così alti inducono alla candidatura persone con alte capacità, ma con un approccio «poco pubblico» alla politica, un modo di fare tipico di chi ha maturato esperienze nel settore privato.

Fedele e Giannoccolo desumono due categorie di Parlamentari: il public fit e, appunto, il market fit. La prima è costituita da coloro che raggiungono il Parlamento dopo un cursus politico o di partito. La seconda è invece composta da chi proviene dalle professioni, dall'impresa, dal lavoro.

E, per farla breve, i politici "di professione" sono mediamente più capaci, e meno assenteisti, dei colleghi che provengono dal "mercato".

Infatti diversi altri studi, economici e non, hanno sottolineato l’importanza di elementi che influenzano la decisione di candidarsi e l’impegno dei politici una volta eletti. Tra questi, la motivazione per il pubblico servizio (public service motivation) gioca un ruolo importante».

Gli autori la definiscono «predisposizione» per il settore pubblico, «una marcia in più che si attiva se il candidato, motivato per la politica, viene eletto».

Se c'è "public fit" i valori e i compiti tipici dell’attività politica sono assorbiti naturalmente e «aumentano la gratificazione facendo conseguentemente diminuire lo sforzo, il peso del compito assegnato».

Per concludere emergono chiaramente da questi studi due elementi: il primo è che i nostri politici sono pagati troppo e che l'alta remunerazione non è proporzionale al rendimento; e la seconda è che, come in ogni professione, anche in politica conta la preparazione, gli studi, la gavetta, la passione e l'esperienza.

Insomma se per fare il medico, l'avvocato o il docente è necessario un percorso scolastico e professionale, stesso discorso vale in politica. Che è una professione, a mio parere forse la più nobile, come tutte le altre.

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